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Il 1994 è stato, per il nostro
piccolo e giovane Gruppo, un anno
molto fortunato: ad agosto abbiamo
trovato e subito esplorato l’Abisso
Nessuno, che per ora è fermo a circa
-230 m, e a dicembre, sempre sui
monti di casa nostra (il Massiccio
dei Monti Simbruini), ci è stato
indicato dall’allevatore Silvio
Gizzi, che tiene le sue bestie ai
Piani del Livata, un buco da lui
stesso ostruito per precauzione.
Il 18 dello stesso mese riapriamo
l’ingresso ma troviamo,subito, una
prima strettoia. La frenesia è tanta
che ritorniamo subito il 22, ma la
grotta presenta subito le proprie
credenziali: forzata la prima
strettoia, una seconda pochi metri
più in basso si fa beffe di noi.
L’anno termina ma non la mania di
conquista; il 7 gennaio 1995,
superiamo la seconda strettoia,
scendiamo un pozzo di 15 m e,
finalmente, si sente che l’aria
entra ma, (è forse una sorpresa?)
l’acqua che già ci accompagna
generosamente sgattaiola in un terza
strozzatura. Basta, questa volta
sembra finita. E’ proprio finita? Il
19 marzo torniamo per fare il
rilievo di quanto già visto ma il
flusso d’aria è tanto che si decide
di provare a scavare la via verso il
basso; ed è così che si apre il
"passaggio K", ed un pestifero
pozzetto di qualche metro ci porta
su un salto di circa 5 m: ...
continua! Nel frattempo muore un
nostro caro amico: decidiamo di
ricordarlo dando il suo nome alla
nuova cavità; il 25 marzo si recinta
l’imbocco e vi si appone una lapide
"Abisso Peppino Petrini". Non
aspettatevi una lapide di marmo o di
travertino; no, è ... solo! ... una
bellissima "schiazza" di roccia
locale.
Il 29 marzo scendiamo il P5
ed il successivo pozzo che si rivela
un P22; il 1° aprile
(fortunatamente la grotta non ci
rifila alcun pesce) conquistiamo
altri 30 m, ma la fessura
comincia ad essere altamente
selettiva e solo il 7 maggio
raggiungiamo il "quasi" fondo:
l’acqua, che non vuole cedere il
passo agli speleologi, e la
strettezza tolgono ogni velleità
almeno per quell’anno.
Ritorniamo solo nel marzo 1997 e
finalmente riusciamo a stendere il
rilievo: ora la profondità è
ufficiale -115 metri.
Tuttavia continua: bisognerebbe solo
avere la fortuna di trovare poca
acqua ed escogitare qualche metodo
per poter allargare il passaggio che
scende ancora, quasi verticale,
senza l’infernale fastidio di una
doccia che non cessa nemmeno
d’estate (le gocce che cadono da
quell’altezza fanno veramente male).
Note di geomorfologia: la
cavità si apre a quota 1350 m slm,
sui bordi di una vallecola
(probabilmente legata ad un disturbo
tettonico) che, subito sotto,
precipita verso la valle dell’Aniene;
la prima parte si trova nel
Cretacico superiore (Monte
Acquaviva equiv.), subito sotto
passa al Cretacico inferiore
(Dogger, Morrone di Pacentro).
Circa alla quota del cambio di
formazione, all’esterno e poche
decine di metri più in là sbocca una
sorgentella che alimenta un
abbeveratoio. All’interno il cambio
sembra coincidere con la variazione
strutturale: sopra si nota una
sequenza di piccoli salti alternati
a chine franose, in cui a salette
anche abbastanza spaziose si
alternano micidiali strettoie. Poco
sotto il "passaggio K", cioè verso i
-50 m, la cavità prende un andamento
decisamente verticale: è impostata
su una frattura che è dislocata di
qualche metro, a -75 m, da una prima
faglia inclinata a 65°; più in
basso, all’attuale fondo di -115 m,
ne incontra probabilmente una
seconda, parallela alla prima. Pure
la direzione di sviluppo della
grotta cambia: verso Nord nel primo
tratto, orientata a SE nel secondo.
Anche come posizione la cavità
presenta un certo interesse: infatti
è l’unica verticale, finora
scoperta, che non si apre nel cuore
del massiccio ma sull’orlo della
grande scarpata tettonica che dai
Piani del Livata precipita fino all’Aniene
con un salto di quasi 1000 metri.
Concludendo:l’abisso è certamente
connesso ad un sistema di cavità più
complesso e dotato di qualche sbocco
a quota più elevata: infatti la
circolazione d’aria, che si è resa
particolarmente intensa dopo
l’apertura della seconda strettoia e
del "passaggio K", è in inverno
entrante e rivolta verso il basso;
il suo ingresso agisce dunque come
bocca fredda del sistema. |