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Cunicoli e captazioni sotterranee
antiche sopra Subiaco (Roma)
Elia Mariano, Luigi Pomponi, Angelo
Procaccianti e Emanuele Cappa (*)
(*) Shaka Zulu Club Subiaco (FSL) -
SSI
Riassunto
Vengono descritti due sistemi
cunicolari trovati nei pressi della
frazione Vignola di Subiaco, tuttora
funzionanti, e si esprimono ipotesi
circa l'epoca della loro creazione.
Abstract
Two cunicular systems found near
Vignola village (Subiaco) are
described, which are still bringing
water, and some hypotheses on their
origin are taken into consideration.
Premessa
L'abitato di Subiaco (Roma) è posto
in prossimità del corso del fiume
Aniene, dove si è sviluppato a
partire dai tempi dell'Impero Romano
grazie alla disponibilità di una
grande abbondanza idrica e della
possibilità di utilizzarla anche,
data l'acclività del fondovalle,
come forza motrice. Ma, da un punto
di vista dell'approvvigionamento
alimentare, le terre più idonee non
si trovano sul fondovalle, poco
soleggiato, soggetto alle piene del
fiume ed a persistenti nebbie nella
stagione fredda: molto più
produttiva appare una fascia di
terrazzi, che circonda l'abitato ad
una quota di 150-300 metri più
elevata, in posizione ben
soleggiata. Questa zona tuttavia
presenta problemi di rifornimento
idrico, dato che il massiccio
soprastante dei Monti Simbruini è
profondamente carsificato, privo di
scorrimenti superficiali e con le
risorgenze poste alla quota del
fiume. L'area dei terrazzi,
delimitata da sistemi di faglie che
l'hanno profondamente ribassata
rispetto ai rilievi retrostanti,
presenta uno spessore di qualche
decina di metri di sedimenti
arenacei miocenici (Damiani, 1997),
residuo di ben più estese formazioni
che dovevano in origine ricoprire
tutta la struttura calcarea
cretacica del massiccio. Le arenarie
sono state ricoperte da detriti di
falda, più o meno cementati, nel
Pleistocene antico, poi da alluvioni
terrazzate, depositi lacustri,
detriti di falda misti a cineriti,
per lo più nell'Olocene: sedimenti
prevalentemente permeabili per
porosità primaria o carsificazione.
Al contatto tra sedimenti quaternari
ed arenarie, tendenzialmente
impermeabili, si sono instaurate
linee di deflusso idrico
localizzato: modeste portate che,
tuttavia, costituiscono quasi le
uniche risorse della zona. La
necessità di canalizzare tali acque
per conservarle in opportuni piccoli
bacini, e di preservarle
dall'inquinamento, provocato dalle
culture e allevamenti immediatamente
sovrastanti, ha evidentemente spinto
la popolazione locale a fare ricorso
alle tecniche, ormai vecchie di
millenni, dei "qanat".
Le tavolette IGM riportano,
nell'area in questione, un limitato
numero di sorgenti, prevalentemente
classificate come temporanee, ed un
elevato numero di cisterne (nella
nuova serie IGM-25), indice di una
assai scarsa disponibilità di acque
correnti. Le ricerche condotte dallo
Shaka Zulu Club hanno finora
consentito di individuare due soli
sistemi cunicolari, dei quali uno
corrisponde al simbolo di "fontana"
e l'altro di "sorgente non perenne".
Data la grande parcellizzazione
delle proprietà private non si può
escludere l'esistenza di altri
sistemi: quelli reperiti
corrispondono attualmente ad acque
non più potabili ma utilizzate solo
per uso agricolo e ciò ha reso
possibile la loro esplorazione
interna.
I condotti:
JU CUNNUTTU
L'ingresso, contraddistinto nella
nuova tavoletta IGM "Subiaco"
(foglio 376 - sezione IV) dal
simbolo "fontana", si trova subito
sotto un piccolo gruppo di case
moderne presso il secondo tornante
della strada che sale da Vignola
alla località Barili. Fino a tempi
abbastanza recenti la fontana
alimentava un lavatoio, ormai in
disuso. La cavità è stata catastata
col numero CA123LaRM; la posizione
dell'ingresso è:
IGM: 151-IV-NE - quota 690m slm
long. 0°37'57",3 E - lat.
41°57'02",3 N
Speleometria: sviluppo = 118m;
dislivello = +1m; superficie = 60mq;
volume = 90mc
Rinvenimento e prima esplorazione:
Shaka Zulu Club - 1990. Rilievo:
10.10.1997 - G. Cappa & A.
Procaccianti.
A monte del lavatoio v'è una piccola
fontana, ormai anch'essa asciutta,
alle cui spalle si apre, nella
parete cementizia di sostegno della
via soprastante, una porta metallica
che dà accesso ad un cunicolo
piuttosto angusto (alto meno di
1,50m; largo 40-45cm) col pavimento
ribassato di circa 30cm rispetto
alla soglia, occupato da uno
specchio d'acqua quasi immobile (non
è stato possibile accertare la
destinazione attuale della
captazione). Le pareti e la volta
sono rivestite di muratura, con
spessore di quasi 30cm, costituita
da un impasto di ciotoli e clasti
locali legati con abbondante malta;
la volta, semicircolare, porta la
traccia di strette tavole (6 o 7)
disposte longitudinalmente per la
sua formatura. A circa 4m
dall'ingresso il cunicolo è tagliato
da una grossa frattura a cui
corrisponde una dislocazione
trasversale, con spostamento delle
pareti di quasi 10cm verso destra,
legata dunque ad un evento sismico
posteriore allo scavo ed al
rivestimento del condotto.
Il cunicolo si addentra quasi
rettilineo, in asse con la struttura
esterna della fontana e lavatoio,
per 65m, con lievi serpeggiamenti
che impediscono una sua visione
complessiva; larghezza ed altezza
dello speco sono praticamente
costanti, con una leggera pendenza
che determina una progressiva
riduzione della profondità dello
specchio d'acqua. Acqua che si
presenta fortemente incrostante,
tanto da aver creato sul pavimento
numerose piccole barriere calcitiche;
anche le pareti sono coperte da
concrezione: quasi al fondo di
questo tratto, dopo la progressiva
di 60m, sulla parete destra una
colata di notevole spessore (quasi
10cm) restringe la luce di passaggio
al limite della percorribilità. Al
termine di questo primo tratto, il
cunicolo si innesta su un condotto
ad esso trasversale: sulla destra si
può risalire una colata calcitica
molto spessa (che ostruisce
parzialmente il cunicolo
principale), immettendosi in un
passaggio completamente
concrezionato, scavato nella viva
roccia, che si interrompe dopo soli
4m.
A sinistra invece prosegue il
condotto, rivestito dalla solita
struttura muraria, al di sopra della
quale si può però notare (salendo
nel diverticolo di destra) una luce
libera, tra la volta artificiale e
il soffitto dello scavo originario,
di alcuni decimetri. Dopo 11,5m si
presenta una nuova svolta a
sinistra; dopo altri 3m il
rivestimento murario termina e il
cunicolo continua scavato nella nuda
roccia, costituita da una breccia
abbastanza cementata (detrito di
falda ad elementi eterometrici,
arrossato, prodotto da conoidi
antiche del Pleistocene inferiore).
La sezione diventa più ampia, larga
60-120cm, mentre l'altezza permane
bassa (140-160cm) perché il
pavimento è coperto da clasti,
detrito fino, fango e croste
calcaree, per uno spessore di vari
decimetri. Numerose ancora le colate
concrezionali: a tratti nella parte
inferiore le pareti tendono ad
esserne completamente rivestite.
L'andamento è incerto, ancora per
qualche metro, praticamente
parallelo a quello del condotto
iniziale ma in direzione opposta;
quindi il cunicolo svolta a destra e
continua in direzione perpendicolare
alla precedente. Alcuni grossi
clasti, abbastanza arrotondati,
sporgono dalle pareti; altri sono
franati a terra e determinano un
allagamento locale dello speco.
Dalla progressiva 85m alla 97m circa
la parte inferiore del condotto si
presenta scavata in una roccia
compatta, scura: dovrebbe trattarsi
dell'associazione arenacea del
Tortoniano (Miocene), esternamente
cartografata poco più a Sud (Damiani,
1997): questo conferma che la
captazione è stata realizzata al
contatto tra le brecce calcaree
antiche e la sottostante formazione
impermeabile. Gli ultimi 12m
attualmente percorribili presentano
sezione tondeggiante di circa 1,2m
di diametro; il pavimento è occupato
da uno spesso strato di fango
liquido molto vischioso. Il condotto
termina contro una frana che sembra
provenire dall'interno (crollo?
puteus occluso?), ricoperta da
abbondanti colate concrezionali che
dimostrano come l'occlusione non sia
recente; dal soffitto pendono
numerose stalattiti tubulari lunghe
qualche centimetro.
La seconda parte della galleria
(cioè dopo la svolta alla
progressiva di 65m) sembrerebbe
essere stata scavata da un accesso
posto al di là della frana terminale
e termina cieca, subito dopo essere
stata intercettata dallo scavo del
condotto iniziale; più difficile è
invece spiegare il suo andamento,
decisamente irregolare sia in pianta
che in elevato.
Ipotesi sull'epoca di origine del
manufatto: benché dai locali esso
sia attribuito ai tempi della
romanità classica (come suggerirebbe
la presenza nelle vicinanze di
tracce di edifici di tale periodo),
lo stato di perfetta conservazione
delle opere murarie e della malta,
in particolare, tenderebbe ad
indicare un'epoca assai più recente
(forse 1500-1700 a.D.); la tecnica
costruttiva non è discriminante
perchè si ritrova già in parti
sotterranee degli acquedotti romani
nella valle dell'Aniene: ad esempio
nel tratto a monte dell'Aqua Claudia
sotto Sancosimato (Cappa-Felici,
1998) dove, però, lo stato delle
malte è enormemente più degradato.
Una valutazione ante-quem potrebbe
derivare dall'eventuale datazione
dell'evento sismico che ha dislocato
il condotto presso l'uscita o da una
misura radiometrica della radice
della colata concrezionale, che
quasi ostruisce il passaggio alla
svolta della progressiva 65m.
JU CUNNUTTIGLIU
L'ingresso si trova subito più a
valle di un simbolo di sorgente non
perenne, che appare sia sulla
vecchia che sulla nuova edizione
della tavoletta IGM 1:25'000; sulla
destra di una stradina privata che
conduce ad una casa sottostante si
trova una vasca piena d'acqua, di
3x7m circa, alimentata dal condotto,
tramite un piccolo salto. La cavità
è stata catastata col numero
CA128LaRM; la posizione è:
IGM: 151-IV-NE - quota 576m slm
long. 0°38'12",1 E - lat.
41°56'35",1 N
Speleometria: sviluppo = 44m;
dislivello = +1m; superficie = 25mq;
volume = 35mc
Rinvenimento: Shaka Zulu Club -
1990. Esplorazione e rilievo:
28.12.1997 - E. Mariano, L. Pomponi,
A. Felici.
Il condotto è costituito da un
cunicolo molto stretto (<45cm) e
basso (ca. 1,2m) che si dirige,
quasi rettilineo, verso
WNW. Nei primi 15m ca. è rivestito
di muratura in modo simile a Ju
Cunnuttu (impasto di ciotoli e
frammenti di roccia locale legati
con abbondante calce) ma la volta è
costituita da pietre di maggiori
dimensioni; più avanti è scavato
nella breccia, senza rivestimento, e
la parte inferiore è incisa
nell'arenaria miocenica, che affiora
anche all'ingresso.
Dopo 8m il cunicolo piega
leggermente a sinistra; il pavimento
si rialza bruscamente a scivolo a
14,2m dall'ingresso, riducendo
l'altezza libera a soli 75cm; più
avanti dalla parete destra sporgono
grossi clasti inclusi nella breccia,
che riducono localmente la larghezza
a 25cm. Alla progressiva 25,2m il
cunicolo si allarga ed innalza per
franosità della roccia; a 30m si
incontra sulla sinistra una
diramazione, che in parte ritorna,
verso l'uscita termina abortita dopo
qualche metro e in parte converge
nel cunicolo poco più avanti. Alla
progressiva 34m il pavimento
comincia ad essere intasato da
detriti: l'acqua vi scorre sotto; 2m
oltre si sbocca in una saletta di
frana, del diametro di ca. 3m, alta
1,50m sopra il cumulo detritico.
Alla progressiva 38m si ritrova il
cunicolo originario intatto che
però, per effetto dell'accumulo di
detriti nella saletta, resta
allagato fino a meno di 30cm dalla
volta, proseguendo impercorribile.
A 31m dall'ingresso è stata notata
la presenza di una nicchia
lucernaria sulla parete sinistra.
Ipotesi sulla natura e origine del
manufatto: analogamente alla
CA123LaRM, il condotto non sembra
molto antico; tecnica di scavo ed
opere murarie sono analoghe; anche
in questo caso esso può essere
classificato come captazione di una
vena sotterranea scorrente al
contatto con la sottostante roccia
impermeabile ma, in entrambe i casi,
non è stato possibile raggiungere
l'area di captazione vera e propria.
Conclusioni
I manufatti, oggetto del presente
studio, dimostrano come anche
all'interno della dorsale
appenninica, là dove la carenza di
acque superficiali ha indotto alla
ricerca di vene sotterranee, si sia
diffusa la tecnica di captazione
derivata da quella antica dei qanat,
che appare applicata se la
situazione geologico-petrografica
favorisce la presenza di falde
sospese e consente un non troppo
oneroso scavo dei cunicoli. Resta
purtroppo irrisolto il problema
della datazione della realizzazione
originaria di questi condotti, che
potrebbe essere anche alquanto
anteriore all'epoca di costruzione
delle murature di contenimento oggi
osservabili. Gli scriventi si
ripromettono di continuare le
investigazioni, nella speranza di
individuare altri manufatti che
consentano di meglio definire il
quadro storico di tali opere
idrauliche.
Bibliografia
Giulio CAPPA e Alberta FELICI,
(1998), Acquedotti romani, cisterne,
cavità artificiali e naturali nella
rupe di S. Cosimato a Vicovaro, Atti
e Memorie della Soc. Tiburt. di
Storia e d'Arte, LXXXI, Tivoli, pp.
76
Alfonso Vittorio DAMIANI & al.,
(1997/1998), Carta Geologica
d'Italia Foglio 379 Subiaco
(1:50'000) con Note illustrative,
Istit. Poligrafico dello Stato, Roma |