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Questa grotta, a sviluppo
sostanzialmente orizzontale, si
trova sulla riva sinistra del fiume
Aniene, di fronte allo stabilimento
della Cartiera di Subiaco.
Trovata il 20 luglio 1990, il giorno
stesso, fu esplorata in gran parte;
ci arrestiamo davanti ad una
strettoia. Fin dall’inizio rimaniamo
colpiti dalla ricchezza di
concrezioni e dalla presenza di
piccoli, per per noi sconosciuti,
animaletti bianchi che nuotavano
veloci in alcune pozze create dallo
stillicidio. Qualche anno più tardi,
con un po’ di pazienza, riusciamo a
catturarne alcuni per consegnarli al
Professor Valerio Sbordoni,
dell'Istituto di Zoologia
dell'Università di Tor Vergata, per
l’identificazione: ora sappiamo che
sono "Collemboli, ordine di insetti
atteri", di dimensioni
millimetriche, con caratteri poco
evoluti, la cui esatta specie non è
ancora stata determinata,
trattandosi di una fauna
probabilmente troglobia, finora
assai poco conosciuta nella valle
dell’Aniene.
Nel 1997 ritorniamo nella grotta e,
forzata la strettoia terminale,
scopriamo un nuovo tratto di
galleria che, purtroppo, termina
intasato di fango; l’anno
successivo, forzata una seconda
strettoia, troviamo un’altra
diramazione, laterale all’asse
principale, che però dopo pochi
metri si trasforma in fenditure
impenetrabili.
Riusciamo, finalmente, ad effettuare
un accurato rilievo della grotta,
riprodotto nella sua scala originale
1:200, ed eseguiamo anche una buona
documentazione fotografica.
La grotta inizia con un androne che
sarebbe una comoda entrata se non
fosse stato, in parte, ostruito da
un conoide di detriti terrosi, che
si è formato per la sistemazione di
un sentiero che vi passa davanti; al
fondo una specie di porticina
naturale conduce ad una sala piana,
abbastanza ampia, che termina con
una china concrezionata.
Dall’inizio di questa sala partono
due diramazioni: quella di destra
termina cieca dopo pochi metri,
quella di sinistra retroverte per
qualche metro, poi riprende la
direzione del tratto iniziale della
grotta e prosegue quasi diritta per
varie decine di metri, sempre
pianeggiante. La volta è bassa e in
vari punti costringe a chinarsi per
passare. Si giunge quindi alla prima
strettoia, superata nel 1997; poco
più avanti si risale di circa 2m un
piccolo saltino, seguito da un
ambiente articolato, al di là del
quale ci si arrampica su un
mammellone concrezionale, si supera
una saletta ed una strettoia
verticale, per raggiungere un ultimo
tratto di galleria, cosparso di
grossi clasti e fango.
Ai piedi del saltino di 2m è stata
superata la seconda strettoia, che
conduce ad una saletta, in parte
occupata da un grosso masso, dalla
quale partono due fenditure
intransitabili.
Complessivamente lo sviluppo supera
i 110m; l’iniziale dislivello di -6m
è interamente recuperato nel tratto
più interno.
La cavità si apre in una bancata di
travertino e deve la sua origine ad
uno scorrimento d’acqua a livello di
falda; oggi è fossilizzata a causa
dell’abbassamento di circa 15m della
falda, dovuto all’approfondimento
del solco vallivo dell’Aniene. Tra
tutte le grotte presenti nelle
numerose bancate travertinose che
costeggiano il fiume essa risulta la
più estesa. L’aspetto particolare di
questa grotta è la rapidità con la
quale essa si è formata: la massa
travertinosa che la racchiude
risulterebbe, infatti, meno antica
di 10’000 anni ma la presenza, nel
suo interno, di numerose piccole
cavità primarie giustifica una
evoluzione così rapida.
Numerose sono le altre cavità minori
esplorate e rilevate dallo Shaka
Zulu Club di Subiaco nei travertini
lungo il corso dell’Aniene. |