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Pietro De Angelis
Affile
Cenni storici di un antico popolo italico e di un’antica colonna romana.
Roma 1935

pag. 11
Il Pertuso
Al confine del territorio, alle radici della bruna montagna di Roiate, ove scorre un torrente detto Carpine, all’improvviso il letto di questo sparisce in una caverna, considerata una delle più orride, aperta dall’opera millenaria delle acque. Questo meraviglioso lavoro della natura è detto con parola latina “Pertuso”. Si apre l’ingresso a forma di arco ogivale con uno degli stipiti formato da un grosso macigno pendente. Il foro, che attraversa la montagna per una lunghezza di circa 300 metri, è illuminato per un bel tratto da una fenditura, che dall’alto della roccia fa piovere una luce ora viva e formante mille giochi bizzarri, ed ora debole e fredda, paurosa. Improvvisamente la caverna si apre a tre archi e qui comincia l’oscurità completa che prosegue fino al fianco opposto del monte, ove, in un pertugio di forma rettangolare, il torrente in tempo di pioggia precipita le acque, con poetica e fragorosa cascata, nella valle sottostante.