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NUOVA VORAGINE CARSICA A LIVATA (Subiaco)

ovvero

Pozzo dei Monaci

Angelo Procaccianti, Elia Mariano, Emanuele Cappa


Shaka Zulu Club Subiaco - S.Z.C.S.

Una relazione più completa e approfondita sarà presentata al prossimo Convegno di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio, che si terrà a Trevi nel Lazio nei giorni 11-13 ottobre 2002.

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Il giorno 2 settembre 2002, alle ore 13, con grande boato si è aperta una voragine a poche decine di metri da un grande condominio, in una località di Livata (Subiaco) denominata Pozzo dei Monaci. Lo sprofondamento si trova sull'asse di una valletta, percorsa da un leggero flusso d'acqua solo in occasione di precipitazioni molto violente.

Mentre le autorità locali (Comune e Vigili del Fuoco) provvedevano prontamente a recintare con cura l'area circostante il crollo, i soci dello "Shaka Zulu Club Subiaco" intervenivano per esaminare la situazione sotterranea allo scopo di capire le cause del fenomeno e valutare il rischio di una sua ulteriore evoluzione: la vicinanza ad edifici abitati imponeva di chiarire senza indugio il grado di pericolosità del fenomeno.

A tale scopo è stata esaminata per prima la voragine, il cui imbocco si presenta del diametro di circa 7m; le pareti scendono quasi verticali per oltre 20m e sono costituite quasi esclusivamente da sedimenti naturali abbastanza compatti: si tratta di una situazione veramente inusuale, perché nella stragrande maggioranza i cedimenti improvvisi nelle aree carsiche si presentano come inghiottitoi imbutiformi. Un primo tentativo di discesa su corda ha dovuto essere interrotto a -12m per il continuo franamento di detriti parietali, provocato dai movimenti della corda stessa; contemporaneamente si osservava anche la frequente caduta di altre piccole quantità di detriti dalla parete opposta. La cavità, per quanto apertasi in sedimenti abbastanza compatti, non dimostra un'accettabile stabilità delle sue pareti. Allargando l'indagine al terreno circostante, soprattutto al solco meandrizio, prodotto dalle acque meteoriche dalla parte a monte, sull'asse vallivo, che a soli 7m dalla voragine si trasforma in una cavità sotterranea suborizzontale.

Tale grotticella era già nota allo S.Z.C.S. ma risultava ostruita a soli 2-3m dall'imbocco. Il 4.9.02 invece la cavità proseguiva libera e conduceva in breve ad un pozzo tra pareti di roccia pulite e lavorate dall'acqua. Due giorni dopo il pozzo è stato disceso; più in basso, dopo una breve discenderia obliqua, un secondo pozzo ha permesso di sboccare al fondo della voragine, scoprendo che esso è formato da una cavità nella roccia viva, col pavimento ricoperto da un enorme cumulo di fango molle terminante con una pozza d'acqua. Al momento della prospezione il livello dell'acqua si trovava 23m più in basso della superficie esterna. Osservando la volta si è constatato che nella cavità convergono anche altri tre o quattro camini, verticali o in forte pendenza, che si presentano occlusi più in alto dai soliti sedimenti.

Si è proceduto pertanto ad un rapido rilevamento topografico, trattenendosi al fondo il minimo indispensabile: infatti ogni pochi minuti con grande fragore precipitava dall'alto qualche porzione delle pareti di sedimenti, in particolare di quelli costituiti da scarti edilizi recenti. Tuttavia è stato possibile svolgere un esame abbastanza accurato della cavità a tutti i suoi livelli.

Sia il percorso di discesa che i camini collaterali presentano evidenze di rifiuti quali fogli di plastica, detriti edilizi, piccoli recipienti, ecc.: tutto questo dimostra che non solo dalla cavità da cui è stato possibile accedere fino al fondo attuale, ma anche da altre parti si verifica di tanto in tanto un soliflusso evidentemente favorito da acque meteoriche percolanti.

Nel complesso le osservazioni e misure compiute permettono di affermare che la morfologia attuale del terreno soprastante, costituita da dolci ondulazioni e vallette a modesta pendenza, nasconde nel sottosuolo una serie di forme carsiche molto più tormentate, con lame, pinnacoli, condotti subverticali discendenti ..., il tutto sommerso, da estesi sedimenti piroclastici che, misti ai prodotti di degradazione dei calcari (argille e terre rosse), sono stati fluitati fino a riempire le aree più depresse con spessori detritici di alcune decine di metri. L'indagine sistematica dei fenomeni carsici nei Simbruini, intrapresa dallo S.Z.C.S., conferma che in quest'area il carsismo si sta evolvendo con la riattivazione di molte forme ipogee che per vari millenni sono rimaste inattivate e sepolte dalle coperture sedimentarie sopra accennate: sviluppo molto interessante per la speleologia ma che può qualche volta creare preoccupazioni per gli insediamenti umani posti nelle zone più predisposte per queste evoluzioni.

Per quanto riguarda la probabile futura evoluzione della voragine apertasi al Livata, che ha inghiottito circa 500 metri cubi di detriti, è evidente che più in profondità devono trovarsi cavità carsiche di ampiezza sufficiente ad accogliere tale volume e che inevitabilmente lo smaltiranno, in un arco di tempo non ancora valutabile (forse di qualche anno o di qualche decennio): perciò si ritiene indispensabile tenere il fenomeno sotto stretta osservazione, recintando tutta l'area da esso coinvolta e impedendo che vi si apportino improvvide alterazioni frettolose o scarichi di detriti, rifiuti, ecc.

Deve essere ben chiaro a tutti, autorità e residenti, che nei terreni carsici è vano sperare di impedire la percolazione idrica e lo sviluppo conseguente, nel tempo, di cavità naturali: gli interventi per la difesa degli insediamenti umani, per altro senza dubbio doverosi, occorre che siano studiati basandosi sulla conoscenza più approfondita e puntuale possibile del sottosuolo, la sola via per conciliare il rispetto (L.R. Lazio 1.9.1999, n. 20) di una natura, che non perdona gli sbagli, con le esigenze della vita della società umana. Lo Shaka Zulu Club Subiaco intende tenere sotto osservazione questo caso e sarà in ogni momento aperto a collaborare con le Autorità e le Imprese che dovranno prima o poi intervenire per la "bonifica" della zona, onde porla in sicurezza in modo stabile e duraturo.