|

Due
grotte sopra la centrale ENEL di
Scalelle (Subiaco)
Lungo la riva destra del fiume
Aniene, ai piedi dei monti Simbruini,
si aprono cavità che spesso hanno
ospitato - soprattutto in tempi
passati - pastori, eremiti ed altri
rifugiati. Escludendo quelle che,
avendo accolto San Benedetto in
penitenza, sono diventate molto
famose ed oggi restano inglobate nei
monasteri di Santa Scolastica e del
Sacro Speco, ed una dalle più belle
grotte della regione, l'Inferniglio,
vero paradiso degli speleo-sub,
molte altre sono piccole e
praticamente sconosciute. Due di
esse si trovano a solo una trentina
di metri dalla strada di fondovalle
ma così ben nascoste dal bosco e dai
rovi che solo se indirizzati da
esperti conoscitori del luogo
possono essere individuate. Queste
grotticelle si trovano sopra la
centrale ENEL di Scalelle, una
cinquantina di metri dopo il suo
cancello d'accesso ed una ventina di
metri più in alto della strada, ai
piedi di una lunga costa rocciosa
strapiombante.
Salendo, tra la fitta boscaglia si
intravedono ancora piante da frutto,
(meli, prugni, noci, posti su vari
terrazzamenti limitati da muri a
secco) indice di presenza umana
continua. Si incontra per prima la
cavità maggiore, quella di sinistra:
è un largo e profondo riparo scavato
dall'acqua quando forse il livello
dell'Aniene arrivava a quella quota,
che in tempi passati ma non troppo
remoti è stato adattato a ricovero
dall'uomo, spianandone il suolo in
due gradoni e chiudendo l'ingresso,
fino a pochi decimetri dalla volta,
con un lungo muro di conci calcarei
e calce. Una porta, originariamente
costruita con cura, con due stipiti
ad altezza d'uomo sormontati da un
arco ribassato, consente l'accesso;
nel ripiano superiore, alcuni brevi
ma angusti cunicoli di sezione
rotondeggiante rivelano che in
origine qui v'erano alcuni sbocchi
di condotti freatici carsici.
Se si procede lungo la parete
esterna, in salita verso destra per
pochi metri, si giunge alla seconda
grotta: il suo ingresso appare
sbarrato da un muro a secco alto non
più di 1,70m, che sostiene un primo
ripiano colmato di detriti della
roccia, su cui ci si arrampica senza
difficoltà. Davanti, sulla destra,
si inoltra una breve galleria con
pareti arrotondate e levigate, oggi
purtroppo intasata di rifiuti
solidi; sulla sinistra si presenta
invece una corta ma ripida salita
che conduce ad una porta, aperta in
un muretto di piccole pietre e
calce, con due stipiti ed un piccolo
architrave di legno: entrando, nella
semioscurità, si notano una
stanzetta e due brevi diramazioni
cunicolari, sopraelevate di poco
meno d'un metro e piane; l'ambiente,
originariamente creatosi per la
confluenza di antichi condotti
carsici, è stato adattato dall'uomo
per ospitare una o due persone;
anche qui sono presenti alcuni
rifiuti solidi, non inquinanti, che
permettono di capire come in tempi
assai recenti la cavità sia stata
usata come dormitorio: priva di
qualsiasi conforto ma molto ben
defilata dalla vista di chiunque
passi per la sottostante strada. Nei
secoli scorsi invece il complesso
delle due grotte doveva ospitare un
ovile nella cavità inferiore ed il
rifugio del pastore (o contadino) in
quella soprastante; si può supporre
che l'insediamento sia stato
abbandonato quando, con la
costruzione del sottostante impianto
idroelettrico, le balze prative che
vi si trovavano sono scomparse e
l'accesso al fiume, per dissetare
gli ovini, precluso. Non si può
nemmeno escludere che in tempi più
remoti, al primo fiorire del
monachesimo, queste grotticelle
fossero state utilizzate come eremi
per i monaci che, come era
consuetudine, si ritiravano per un
certo tempo in solitudine e
penitenza: del resto, un po' più
verso Subiaco e proprio sotto ai
monasteri benedettini, qualche metro
sopra la via, si trova un più
piccolo anfratto costeggiato da un
breve tratto di muro che racchiude
lo spazio strettamente
indispensabile per offrire un
giaciglio piano ad una persona, di
non eccessiva statura.
|