Estratto da: Memorie
di Subiaco e sua Badia,
raccolte dal Canonico
Jannuccelli, Genova,
Stab. Tip. di G.
Fassicomo, 1856, pagg.
373 – 378.
ARTICOLO III
Stato geologico del
territorio
Avea io tentato far la
geologica descrizione
del paese, ed avea dagli
scrittori raccolte non
poche notizie all’uopo.
Esaminato però
l’articolo dal chiaro
professor Ponzi fu
notato che parte di
quelle nozioni era
inesatta, poiché diversa
di fatto dalle cose
esistenti in questo
paese, il quale avendo
egli perlustrato aveavi
ritrovata una geologia
tutta speciale; e perciò
essa non può ritrovarsi
sulle opere di coloro
che non hanno giammai
calcato e ben osservato
questo suolo. Ha
pertanto il dotto
professore riformato
l’articolo che qui si
riproduce, e che
incomincia con una
descrizione topografica
di questo paese. Trovasi
il bacino sublacense
alle radici di una
colossale massa di
monti, ceppo di una
delle principali catene
apennine diretta da N.
O. a S. E., e
rappresentata dal monte
Autore punto culminante,
il più alto delle
montagne abbaziali. I
monti Simbroini che
formano il braccio
settentrionale di quella
catena separano il
bacino del Turano, che
nella valle del
Cavaliere scorre sulle
loro interne radici, da
quello dell’Aniene che
ne bagna l’esterno.
Parallela a questa
un’altra catena scende
dalle montagne di
Montacquaviva,
Francolano e Monte
Afilano per convertirsi
in sempre più degradate
colline, allineate e
dirette a dividere il
bacino dell’Aniene da
quella depressione
distesa tra Afile, Rocca
S. Stefano e Civitella,
entro la quale
raccogliesi la Cona.
Nella parte interna di
questo bacino trovasi
una collina alquanto
rilevata e distinta, su
cui s’innalzano le mura
di Subiaco. Passa quindi
il chiaro scrittore con
profonda dottrina a dare
l’analisi di questo
territorio. Tutta questa
regione trovasi
costituita da roccie
diverse che possono
distinguersi in due
sezioni: alla prima
appartengono quelle che
costituiscono
essenzialmente i monti,
rappresentate da
calcarie, schisti ed
arenarie, tutte di
origine marina, le cui
stratificazioni
inclinate formano angoli
diversi con l’orizzonte;
spettano all’altra le
sabbie, le ghiaie, le
materie vulcaniche e i
depositi di acqua dolce,
che sono raccolte o
contenute in letti
orizzontali nelle parti
più depresse delle
roccie. La più alta
cresta de’ monti
Simbroini risulta di
potenti stratificazioni
di calcaria nummulitica
spettante al piano
inferiore, ovvero al più
antico del periodo
terziario o eocenico;
esse mostransi denudate
in basso e tagliate per
condurre la strada che
guida al ponte di S.
Mauro scorrente a destra
dell’Aniene, e si
osservano piene di
ostriche e pettini
assolutamente eocenici.
Succedono a queste
calcarie una serie di
schisti e di arenarie,
intercalata di tratto in
tratto di calcarie
alberesi; tutti questi
corpi sono della stessa
formazione terziaria
inferiore.
Tali roccie schistose
che formano tutto il
fondo del bacino
sublacense convertonsi
per gradi in arenarie
composte di granellini
di quarzo e di schisto
nero cementati da una
materia argillosa, le
quali risaliscono a
formare sulla sinistra
dell’Aniene il colle
delle Forche, quello che
sovrasta al convento di
san Francesco, costa
Pignattara, e le altre
colline che si estendono
sin verso Civitella e
Rocca santo Stefano.
Corrispondono queste
roccie ai macigni dei
Toscani; e contenendo
stipiti e legni
carbonizzati, come
quelli di Gerano
spettanti a piante
tuttor viventi, debbonsi
ritenere quali terziarii
medii, o dell’epoca
miocenica. Tutte queste
arenarie compatte, o
macigni concordano del
pari colla direzione ed
inclinazione delle
roccie precedenti. Il
terreno terziario
superiore, o subapennino
è il primo a mostrarsi
in letti orizzontali
raccolti al fondo del
bacino sublacense per
formare un addossamento
sovrapposto
indistintamente a tutti
i precedenti letti;
questo costituisce il
colle su cui sorge la
città di Subiaco. Tali
sedimenti risultano
formati dalla
conglobazione di quei
grossi ciottoli ritolati
di calcarie apenniniche,
che incontransi nel
salire alla chiesa di
santa Maria della Valle,
e spianano colla strada
che conduce al convento
de’ padri Cappuccini. Ma
queste non sono le sole
roccie, che
costituiscono il bacino
di Subiaco; poiché altre
vene sono di più antica
data spettanti a
formazioni secondarie, e
specialmente all’epoca
media del periodo
cretaceo; esse sono
rappresentate dal monte
Afilano, e da tutti gli
altri che lo seguono,
continuati con quello,
su cui è fondato il
famoso monastero di san
Benedetto. Questi monti
allineati formano tutto
il lato orientale del
bacino sublacense, e son
composti da calcarie
cristalline dure e
compatte contenenti una
quantità d’ippuriti,
caprimule, radioliti, e
molte altre rudiste.
Questa linea di monti
formata di roccie
discordanti da quelle
che gli sono a contatto
dipende evidentemente
dal decorrere di una
frattura o tagliamento,
per cui nei movimenti di
sollevamento che
sperimentarono, essi
tolsersi di continuità,
e gli strati
corrispondenti
allontanaronsi fra loro.
I depositi vulcanici
della val di Cona che
furono descritti dal
medesimo professor Ponzi
in una memoria sopra il
cratere vulcanico ivi da
esso rinvenuto nell’anno
1853, debbono riferirsi
all’epoca vulcanica, la
quale ebbe principio al
declinar della terziaria
subapennina; quando si
formò il piccolo cono,
nella cui sommità fu
cancellato il cratere
dal ferro
dell’agricoltore, che
ridusse ad una leggiera
collinetta rotondata. Da
questa bocca eruttiva
furono probabilmente
lanciate tutte le
sostanze vulcaniche, le
quali sotto forma di
cristallini, di
pirossene, di mica o
piccoli lapilli trovansi
disseminate a ricoprire
il dorso dei monti a
qualche miglio di
raggio. I sedimenti
quaternarii o diluviani
sono tutti fluviali; e
trovansi perciò lungo
l’alveo de’ principali
fiumi, specialmente
dell’Aniene. Questi sono
rappresentati da
travertini, da sabbie e
da ciottoli misti a
sostanze vulcaniche,
come lapilli, squame di
mica, cristallini di
pirossene lanciati dal
cratere di val di Cona,
e trascinati quindi
dalle acque piovane
dentro la vallata del
fiume. Nei travertini
sono numerosissime le
impressioni di legni e
foglie di quelle
medesime piante che
tuttora vivono, miste a
conchiglie lacunali e
terrestri che han del
pari l’esistenza in
questa contrada. Questi
depositi si distinguono
in genere; poiché
trovansi ad un alto
livello, dove più non
giungono le acque
odierne, ma nel bacino
di Subiaco, dove l’Aniene
all’epoca quaternaria si
raccolse a modo di un
lago, e lo riempì de’
suoi sedimenti, e
nell’epoca moderna, in
cui questo livello fu
mantenuto ad arte dai
Romani, i depositi più
recenti son poco
discernibili dai
precedenti per un tal
carattere. Tutto quello
che può dirsi di loro si
è che i travertini
diluviani sorreggono i
più recenti; son più
forti e compatti; mentre
quelli in via di
formazione si offrono
sempre men tenaci,
incoerenti e friabili.
Uno de’ primi geologi
inglesi sir Murchison,
in una memoria sulla
struttura geologica
delle Alpi, degli
Appennini, dei Carpazii
dà una sezione dei monti
sublacensi, che qui si
riporta alquanto
modificata per far
meglio conoscere la
disposizione ordinata di
tutti questi terreni.
|
FIUME ANIENE |
SUBIACO |
|
E |
C D B A |
|
Quaternario
o Diluviano
Terziario
Superiore o
Pliocene
Terziario
Medio o
Miocene
Terziario
Inferiore o
Eocene
Secondario –
Cretaceo |
E D
C
B
A |
Depositi
fluviali o
lacunali
Conglomerati
subapennini
Arenarie
compatte o
macigni
Calcare
nummulitico
Calcare
ippuritico
|
Da questa sezione, come
dall’altra riportata
dall’illustre geologo
Ponzi nella medesima
memoria di val di Cona,
ben si osserva una
notabile differenza di
giacitura nelle roccie
costitutive il bacino di
Subiaco. Egli è certo
che quelle spettanti
alla prima sezione non
si troverebbero così
inclinate e fratturate,
se una potente forza
tellurica non fosse
sopravvenuta a toglierle
dalla loro orizzontale
positura originaria.
Queste fisiche
alterazioni sono meglio
dimostrate, dove i
centri di quell’azione
plutonica furono più
violenti ed energici;
quivi le convulsioni
sofferte dalle roccie
furono maggiori; ed a
queste si aggiunse una
chimica alterazione
delle roccie medesime
ridotte spatose, e da
tessitura cristallina, e
saccaroide. Al carbonato
calcareo si unì la
magnesia, la cloride,
gli ossidi di ferro e di
manganese, ed altre
sostanze straniere;
penetratevi forse sotto
forme di vapore a
produrre filoni,
specialmente gli ossidi
metallici ferro e
manganese, de’ quali si
rinviene la presenza
tanto nelle roccie
calcari, quanto nelle
arenarie e negli
schisti. Frequentissimi
sono gli esempi di
queste metamorfosi delle
roccie prodotte
dagl’infiltramenti, o
penetrazioni di materie
eruttive. Le calcarie
che sovrastano ai
monasteri di santa
Scolastica, di san
Benedetto, e quelle del
monte Afilano son tutte
cristalline, e non
offrono più traccia dei
lor caratteri di
origine, sebbene
conservino ancora ben
distinti i fossili
contenuti; e tutti gli
schisti e macigni danno
sempre esempi di tintura
di ossido di ferro, o
presentano filoncelli di
manganese ossidato, che
ne seguono le
screpolature.
Dalla varietà sopra
enunciata delle roccie
componenti questo
territorio ben si
comprende che le terre
vegetali derivate dai
loro detriti debbono
contenere principii
chimici diversi in
ragione della loro
distribuzione sul suolo;
da cui ne derivano
differenze nella
vegetazione. La quantità
di terra vegetale è
sempre maggiore sui
terreni bassi e spianati
che sopra gli elevati e
declivi a cagion delle
pioggie che ne dilavano
la superficie. Le
calcarie più dure e
compatte meglio
resistendo alle
intemperie atmosferiche,
e perciò costituendo
balze e roccie elevate
sono continuamente
denudate, perché furono
spogliate delle
originarie selve; la
vegetazione vi si scorge
scarsa e sterile. Le
arenarie al contrario, e
gli schisti formanti
roccie più friabili, e
facili alla fatiscenza
si presentano più
rotondate e depresse e
meno declivi, perciò il
terriccio vi è ritenuto,
ed è capace ad
alimentare una più ricca
vegetazione. Meglio però
il terreno spianato e
basso, dove trovansi
tutte le condizioni a
nutrire un numero
copioso di piante; quali
sono le vallate dei
fiumi; dove son
trascinati tutti i
detriti dei monti
circostanti, e dove
un’atmosfera più umida
mantiene fresca la vita,
e la nutrisce. Quivi i
detriti delle roccie
calcari, quelli silicei
ed argillosi delle
arenarie, le materie
vulcaniche, sono tutte
rimescolate e diffuse in
un potente strato, dove
il numero più grande di
elementi minerali si
riunisce ai principii
organici, e dà per
risultato il più ricco
terriccio, ovvero
humus, che possa mai
sperarsi. Tuttociò si
verifica nel bacino di
Subiaco, poiché se
sterili sono le alture
de’ monti, altrettanto
ricca è la valle dell’Aniene
e delle Cone, e
ricoperta di una
ubertosa vegetazione.
Fin qui la memoria del
dotto geologo Ponzi cui
non sembra altro potersi
aggiungere.