Luigi
Caronti
Subiaco
Nel
turismo,
nell’arte,
nella
storia.
Guida
illustrata
della
città
e
dei
monti
Simbruini.
Edizioni
Lux.
Roma
1964
Pagg.
19-22
L’aspetto
suggestivo
del
paesaggio
sublacense.
Dopo
la
ridente
pianura
romana,
che
ospita
lungo
la
Tiburtina-Valeria
numerose
modernissime
industrie
sorte
recentemente,
si
chiude,
quasi
d’improvviso,
lo
spettacolo
superbo
dei
monti,
il
quale
suscita
nell’animo
del
turista
un
senso
di
stupore
e
di
isolamento,
per
cui
si è
quasi
tentati
di
tornare
indietro.
Ma
ci
si
ridesta
alla
visione
attanagliante
di
una
fuga
di
scorci
panoramici,
rustici
e
pastorali
prima
di
Subiaco,
austeri,
orridi
e
pittoreschi
poi,
quando
nel
cuore
dei
monasteri
benedettini,
la
valle
si
fa
più
angusta
e si
ammanta
di
verde
dalle
tonalità
le
più
varie
e le
più
intense.
Infatti
il
clima
salubre,
la
colorazione
varia
e
pressoché
sfumata
dalle
tinte,
l’amenità
delle
colline
ammorbidite
dai
vigneti
e
dagli
olivi
grigio-perla,
le
forre
montane
che
si
levano
quasi
a
picco
sui
lati
del
fiume,
con
le
rocce
disseminate
qua
e là
di
faggi,
quercie,
aceri,
carpini,
lecci,
roveri
e
castagni,
quasi
dolomitiche
altrove
e
soprattutto
il
fluire
dolce
dell’Aniene
nel
fondovalle,
sono
motivi
toccanti
che
danno
ai
luoghi
un
fascino
singolare.
E’
veramente
–
come
scrisse
il
Fogazzaro
nel
“Santo”
–
“La
bella
conca
che
l’Aniene
irriga”