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INDICE |
| I. |
-Orografia e Idrografia esterna. |
Pag.3 |
| II. |
-Bibliografia. |
Pag.8 |
| III. |
Cretaceo. |
Pag.13 |
| IV. |
Eocene. |
Pag.23 |
| V. |
Miocene. |
Pag.29 |
| VI. |
Postpliocene inferiore. |
Pag.40 |
| VII. |
Materiali vulcanici. |
Pag.43 |
| VIII. |
Magnetismo. |
Pag.49 |
| IX. |
Postpliocene superiore e Recente. |
Pag.51 |
| X. |
Tettonica ed Orogenesi. |
Pag.56 |
| XI. |
Fenomeni del Carso e caverne, Sorgenti ed Idrografia sotterranea. |
Pag.59 |
| XII. |
Paletnologia. |
Pag.66 |
| XIII. |
Geologia applicata. |
Pag.69 |
| XIV. |
Conclusione. |
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Con insperato successo,
studiando geologicamente
l'alta valle dell'Aniene
mi occorse trovare un
abbondante materiale
paleontologico com’ebbi
già l'onore di
comunicare alla nostra
società (I). In quell’occasione
promise di documentare
con i fossili quanto
aveva asserito: eccomi a
mantenere la promessa. I
risultati dello studio
geologico e geografico
sono stati pubblicati
nelle Memorie di
un'altra società, molto
affine alla nostra (2).
Se le difficoltà
finanziarie non si
fossero opposte, il
lavoro sarebbe stato
unico; ma in tal modo
non venne punto lesa
l'unità di concetto.
Quantunque il lavoro sia
t11tt'altro che
completo, tuttavia mi
lusingò che riesca
interessante, perché,
fatta eccezione di
qualche fossile del
Cretaceo, le altre
formazioni. erano
ritenute come sterili.
Le località fossilifere
non sono completamente
sfruttate, avendo io
raccolto quanto è dato a
chi è costretto a
percorrere la regione
con una certa velocità,
a causa dei meschini
mezzi. Il Miocene
specialmente si è
mostrato ricchissimo per
forme svariate e
caratteristiche. Spesso,
infatti, c’è dato non
solo assicurare il
riferimento al sistema,
ma ancora alla zona
batimetrica di
formazione. I fossili
sono stati divisi
secondo la loro età
relativa e poi suddivisi
per località; quelli che
non ho potuto
determinare, con
(l) De Angelis G.,
Appunti preliminari
sulla geologia della
valle dell'Aniene. Roma,
1896. .f
(2) De Angelis d’Ossat
G., L' alta valle dell’Aniene
p I. Studio geologico
geografica. Memorie Soc.
geogr. ital. -Anno 1987
voi. Vll.. Roma:
(280)
4
G. DE
ANGELIS D'OSSAT
qualche sicurezza, non
figurano nèl presente
scritto; In tal modo
spero che apparisca
chiaramente dimostrato
il riferimento
cronologico dei terreni
che diedero avanzi
fossili.
Triassico.
Già due volte, in
brevissimo intervallo di
tempo (1), ho avuto
occasione di parlare
della fauna trovata
nelle dolomiti
bituminose di Filettino.
Essa, quantunque finora
scarsamente
rappresentata, pure a
causa della forte
analogia che offre con
quelle della dolomia
principale (Hauptdolomit)
dell’Appennino
meridionale, credo mi
permetta affermare il
sincronismo degli
strati. Oltre alla
somiglianza litologica e
dei fossili possono
addurre, a conferma di
quanto asserisco,
l'analogo rapporto
stratigrafico con il
Cretaceo sovrastante.
Con ciò non voglio
escludere la possibile
prèsenza d’altri
sistemi, come del
Liassico, la cui
presenza fondatamente
sospettò in un'ultima e
fugace escursione a
Filettino. Ciò mi ha
fatto nascere il dubbio
sul riferimento
cronologico attribuito a
rocce di simile natura
litologica nelle vicine
catene montuose. Le
dolomiti, anche in quei
monti, dovranno
probabilmente passare
dal Cretaceo al
Triassico, ciò che spero
poter presto confermare
con i fossili
caratteristici.
Cretaceo.
Cava di Monte
Affilano.
Una località
fossilifera, già da
molto tempo
conosciuta, è la
cava del così detto
Travertino di Monte
Affilano, presso
Subiaco.
Ivi furono raccolti
molti esemplari di
Rudiste che si
vedono in; parecchi
Musei italiani. Il
Clerici (2) riporta
alcune
determinazioni
approssimative e
provvisorie. In
questo giacimento
non ho potuto mai
riscontrare la
presenza del gen.
Hippurites; ma molte
forme dei generi
affini al gen.
Sphaerulites. Solo
molto probabile mi è
sembrata la
determinazione. del
Plagioptychus
Aguilloni d’Orb.,
(I) Loc. cit.,
pag. 15.
(2) Clerici E.,
La pietra di Subiaco
in provincia di Roma
e suo confronto col Tra!1ertino.
Boll. R. Comit.
geol. ital., n. l,
2. Roma., 1890. ,
(281)
CONTRIBUZIONE
ALLO STUDIO
PALEONTOLOGICO ECC.
che veniva prima
riferito al gen.
Caprina. (Zittel-Gosau,
pag. 78;
tav. XXVI, fig.
8-10, tav.
XXVII, fig.1-8 ; D'
Orbigny, Paleont.
franç voI. IV,
pag. 184, tav.
DXXXVIII, fig. 1-6).
Tuttavia, anche
questa forma ci
presenta
particolarità
anatomiche speciali.
Riuscirà certamente
utilissimo un lavoro
monografico intorno
ai fossili di questa
località; per ora
cito le seguenti
forme:
Terebratula cfr.
carnea Sow.
1860. D’Orbigny,
Paleont.
Franç. Terr. crét.,
tom. IV, pag.
103, tav. DXILI,
fig. 5-8
In quest’opera è
citata la lunga
sinonimia della
specie del Senoniano.
Ho raccolto la sola
valva superiore. Il
pessimo stato di
conservazione e la
mancanza dell’altra
valva mi consiglia a
dare per incerta la
determinazione,
quantunque sia
persuaso della forte
affinità.
Corrispondono a
meraviglia la forma.
generale, le linee
d’accrescimento, la
curvatura, l’umbone
ricurvo, il piccolo
foro ed il deltidio.
Il.fossile sembra
abbia sofferto
ingenti pressioni.
Nel nostro esemplare
si scorgono due
inflessioni con una
piega nel bel mezzo.
Questo carattere
parrebbe allontanare
il fossile da questa
forma per
avvicinarlo alla T.
semiglobosa Sow. (D"Orb.,
op. cit., pag. 105,
tav. CDXIV, fìg.
1-4) ; ma se ne
distingue per essere
meno inflessa e per
l’umbone più
arcuato. Del resto
anche la T.
semiglobosa è dello
stesso piano, con la
vicinissima 1':
obesa Sow.
(D' Orb., op. cit.,
pag. 101, tav. DXIII,
fig. 1-4).
Credo che il nostro
esemplare potrebbe
costituire una forma
nuova, che
riunirebbe, per
caratteri anatomici,
la T. carnea e la
semiglobosa;
mostrando
particolarità
dell’una e
dell’altra. In
Francia è stata
trovata in molte
località del
Senoniano. Nella
collezione del Museo
geol. univers. di
Roma v' ha un
esemplare che porta
il nome di Nueula.
Esso appartiene
certamente al gen.
Terebratula,
presentandoci le
valve dissimetriche,
con l'umbone
provvisto di foro ed
un distinto deltidio.
Con una lente si
riconosce anche la
speciale struttura
della conchiglia dei
Brachiopodi. Lo
stato di
conservazione è così
cattivo da non
permettere
(282)
6
G, DE ANGELIS
D'OSSAT
una determinazione
più che generica.
Certamente però
spetta ad una forma
diversa da quella
ora citata.
Monopleura (Matheron,
-1842) sp.
Un fossile da me
trovato nella Cava
del Monte Affilano,
credo che debba
essere riferito a
questo genere
piuttosto raro. In
Italia infatti,
menziona specie di
questo genere il Di
Stefano in un lavoro
sul Cretaceo di.
Sicilia, ed
ultimamente il Boehm
ed il Marinelli O.
nel cretaceo
friulano (1). Il
fossile può
appartenere ad una
specie con
conchiglia liscia.
Per quanto abbia
rovistato libri non
sono riuscito ad
intravedere neppure
un legame con altre
congeneri
conosciute, ciò che
mi fa sorgere il
sospetto che s'
abbia a fare con una
forma nuova. La
posizione generica è
fondata sopra i
caratteri esterni,
non potendosi
esaminare gl'
interni, perché le
valve sono
intimamente
congiunte. Non
seziono l'esemplare
perché unico,
quantunque solo in
tal modo si possa
raggiungere la
certezza della
determinazione
generica. Le
conchiglie non sono
equivalvi., ma
ornate di strie
sottili e
longitudinali la
valva libera
(sinistra) è
piccola,
operculiforme, con
coste che si
dipartono dal
cardine. Sopra di
essa scorrono
ondulazioni
longitudinali,
nonche trasversali.
La valva fissa
(destra) è
conicoschiacciata.
Il ligamento non si
scorge chiaramente,
perché la conchiglia
ha sofferto una
potente pressione.
Probabilmente del
guscio è rimasto il
solo strato interno
striato, mentre che
l'esterno, che
poteva ancora essere
ornato, è mancante.
Il
D'Orbigny (Paleont.
franç. Terr.
Cret. tom. IV, 1860,
pag. 236) riunisce
il presente genere a
quello di Caprotina,
descrivendo sette
forme del Neocomiano,.Urgoniano
e –Cenomaniano. Ora
però tutti ritengono
ben distinto il gen.
Monopleura, tra I
qual il Fischer
(Manuel de Conchy.,
pag. 1052), che ne
fa una famiglia a
parte (Monopleuridae
e Caprinidae).
Anche, lo Zittel
tiene separati i due
generi fra di loro (
Palaeozoologie, voI.
II,
pag. 75).
{l)
Boehm G., Beitrag
zur Gliederun,q der
Kreide in den
Venetianer .lpen.
Berlin, 1897;
Marinelli 0" La
serie cretacea nei
dintorni di Tarcento
in Friuli.Venezia,
189.
(283)
Nel Museo geologico
universitario e nel
Gabinetto di storia
naturale del Regio
Liceo E. Q. Visconti
si trovano certi
falsi fossili che
portano i nomi di
Caprinella,
Ctprinula,
Ichtyosarlithes
triangutaris D' Orb.,
e d’Aulococeras io
stesso ne ho
raccolto un bel
pezzo nella stessa
cava. Ho potuto
rivolgere il mio
studio anche sopra
uno splendido
esemplare
proveniente da
Vitulano
{Napoletano).
Attraverso parecchi
segmenti ho
praticato sezioni e
levigature, senza
mai scorgere nulla
che somigliasse, pur
lontanamente, alla
struttura del gen.
Ichtyosarcolithes,
come si può, vedere
anche nel trattato
dello Zittel (voI.
II, pag. 79, "fig.
115, a, b); né nulla
che facesse supporre
il sifone e la
configurazione
generale del gen. .Aul.acoceras.
(op. vol. cit., pag.
495, fig. 675).
Sono d'avviso
che simili falsi
fossili si debbano
riferire a nuclei
Interni delle cavità
di Sphaerulites.
Infatti in una
sezione, attraverso
un segmento, ho
trovato un frammento
a struttura
cellulosa, identica
a quella che si
ascrive al gen.
Sphaerulites.
Lithodomus
avellana d’Orb
1860 d’Orbigny.Paleont.franç.
Terr. Crèt. Tom.III,
pag 291, tav.CCCXLIV
fig. 13-15
Nel Museo geologico
di Roma esisteva un
fossile col nome di
Modiola, che
riferisco, senza
dubbio alcuno, a
questa specie. La
descrizione e le
figure rispondono
esattamente, come
pure le dimensioni
ed il loro reciproco
rapporto. Le valve
sono molto convesse
quasi ugualmente
arrotondate alle due
estremità. Sopra di
esse si scorgono le
linee
d’accrescimento con
lo stesso andamento
che nelle figure
citate. La sua forma
ovale quasi
perfetta,
differenzia questa
forma da tutte le
altre congeneri.
Questa specie fu
pure raccolta da
Renaux nel calcare a
Caprotina ammonia,
cioè nel livello
inferiore del
Neocomiano, ad Orgon
(Vaucluse).
Dimensioni
Lunghezza
massima mm.21
Spessore massimo
delle due valve
chiuse mm.14,5
Larghezza massima di
una valva mm.14
Nella Cava d’Affile
(284)
8
G. DE ANGELIS D’OSSAT
Inoceramus cfr.
latus Mantel.
1822. Mante1l,
Geol. of Sussex,
pag. 216, tav.
XXVll, fig. 10.
1828. Sowerby,
Min. conch., t.
VI,
pa.g. 159, ta.v.
DLxxm.
1836. Goldfuss,
Petref. Germ.,
n. 21,
pag.113,tav.CX,fig.6a.(I.
Cordiformis).
1836. Goldfuss,
Petref. Germ.,
n. 30, pag. 117,
tav. cm, ,fig.
5.
1841. Roemer,
Nord. Kreid.,
tav. vm, pag.
62, fig.
11.
(I. tenuis).
1860. D'Orbigny,
Palliont. franf}.
Terr. Ore"t.,
tom. m, pag.
513, tav. cDvm.
fig. '1-2.
Dopo la
consultazione di
tutte le opere
citate ed il
paragone
istituito con le
relative figure,
posso assicurare
che se non
devesi
certamente
attribuire a
questa forma il
pessimo
esemplare) che
si conservava
nel Museo
predetto, per lo
meno è ad essa
molto vicina.
Già dal Meli era
stato
determinato come
Inoceramus f
come tale lo ha
citato il
Clerici (l.
cit.).
Si avvicina
questa specie
all’I.
cuneiformis d’Orb.;
con gli
esemplari della
quale ho potuto
stabilire utili
confronti. Solo
le dimensioni
sono alquanto
maggiori a
quelle della
presente forma
che del resto le
somiglia e nella
sagoma e nelle
ornamentazioni.
È specie
frequente in
molte località
del Turoniano
della Francia. (D’Orbigny).
Dimensioni:
Larghezza
massima della
conchiglia mm.73
Lunghezza
massima della
conchiglia mm.70
Il dubbio della
determinazione è
nato dal pessimo
stato di
conservazione
del fossile
della Cava di
,M. Affilano.
Nello stesso
materiale
trovasi
un'impressione,di
conchiglia
abbastanza
chiara, ma solo
di una parte di
valva. Non credo
di andare molto
lungi dal vero
se asserisco che
appartiene al
genere Cardium.
La direzione
delle coste, la
loro
ornamentazione,come
ho potuto
rilevare con
contro-impronte
in gesso, mi
confermano. il
mio riferimento.
Per tutti i
caratteri che si
possono
scorgere, la
specie potrebbe
appartenere od
al C. productum
Sow. Od al C.
Moutonianum d’Orb.,
che sono ambedue
del Turoniano
"di Francia.
(D' Orbigny
Paleont. franç.
Terr. Crtet.,
voI. III,
pag. 31 tav.
CCXLVII; pag.
34; tav.
CCXLVIII).
(285)
9
contribuzione
allo studio
paleontologico
ecc.
Nei calcari,
sottoposti alla
pietra di
Subiaco,
della cava del
M. Affilano che
localmente
prendono il nome
di saponaria,
trovai
un’infinità di
fossili;
ma così malconci
e calcificati,
da non
permettere
determinazione
alcuna.
Ulteriori
ricerche
frutteranno una
larga messe
paleontologica,
che riuscirà
utile alla
conoscenza del
cretaceo
italiano ed ai
possibili
paragoni coi
terreni sincroni
del bacino di
Parigi e Londra,
tanto
profondamente
noti.
Dintorni di
Jenne
Oltre alle
solite
Spkaerulites.,
abbondanti in
tutto il
Cretaceo della
nostra regione,
potei trovare
sotto il paese
di J enne un
cattivo
esemplare di
Echino ed uno
peggiore di
Nerinea,
Fortunatamente
il primo potei,
con moltissima
probabilità,
determinare come
Ananehytes ovata
Leske sp.;
mentre che per
il secondo non
sono riuscito
che ad
accertarne il
tipo cretaceo,
per le analogie
fortissime che
offre con le
Nerinee di
questo sistema.
Ananchytes
cfr.ovata
Leske sp.
Rimando per la
storia, per la
sinonimia e per
il valore
cronologico di
questa specie al
d’Orbigny
(Paleont. franç.
Terr. Cret.tom.
VI, pag. 62,
tav. DCCCIV,
DCCCV, DCCCVI e
DCCCVIII,fig.1-3),
che la nomina:
Eehinocorys
vulgaris
.Breynius.
Riporto a
questo,tipo un
echinoide,
trovato lungo la
via che conduce
da Subiaco a
Jenne, poco
prima dl
arrivare alI
Inferniglio.
Disgraziatamente,
ora l’esemplare
è mancante più
di quanto ebbi
ad osservare
appena,
raccolto. Egli è
per questo che
ora l’esemplare
non prova la
determinazione
data. TuttavIa
si presenta con
rapporti di
altezza
abbastanza
forti;
rotondeggiante
in avanti, un
poco acuminato
all'indietro.
Superiormente
regolare
convessità
pianeggiante la
superficie
inferiore; anzi
un poco concava,
ma rilevata sui
bordI e nel
mezzo: la parte
più escavata e
intorno alla
bocca,
Sono visibili le
zone
ambulacrali,
tutte uguali fra
di loro, con
zone porifere
uguali e con
pori parimenti
uguali. Le
particolarità
delle placche
genitali ed
occellari ho in
parte oSservate
nel frammento
che ora non
esiste, Qua e là
l'erosione ha
risparmiato
qualche
tubercolo che
trovasi
intercalato da
granuli, che
sembrano uguali
fra di loro.
(286)
10
G. DE
ANGELIS D’OSSAT
I sopra
menzionati
caratteri fanno
ritenere per
abbastanza
approssimata la
determinazione
di questa specie
che trovasi nel
22° piano del
d’Orbigny. di
cui è
caratteristica.
Fu raccolta l'
Ananchytes ovata
in moltissime
località del,
bacino
Anglo-parigino
della Creta
bianca; nel
bacino dei
Pirenei, del
Mediterraneo. In
Italia nel
Vicentino. In
Russia, Svezia e
Norvegia,
nell’Africa del
Nord. Tutti i
giacimenti
spettano al
Senoidiano o al
Turoniano
superiore. I
tedeschi citano
la specie nel
loro
Quadersandstein.
Nerinea,
sp.
Un pessimo
esemplare deve
essere
certamente
ascritto al
presente genere.
La conchiglia è
di tipo
cilindraceo, a
spesse spire,
con incurvatura
nel bel mezzo.
La bocca è molto
complicata e non
si scorge
chiaramente,
perché nel
prepararla colla
levigazione si è
dovuto
oltrepassare il
piano mediano.
Ogni tentativo
di
specificazione
riuscirebbe
vano; si può
però assicurare
che è di tipo
cretaceo, come
mi sono potuto
convincere con
l' esame di
molti lavori e
col confronto di
parecchi
esemplari. Le
maggiori
somiglianze le
ho riscontrate
con quelle
specie che il d’Orbigny
ha trovato Del
Cretaceo (Paleont.
franç.
Terr.
Cret. tav II,
pag.72), con
quelle di Gosau
(Zittel, op. cit.)
e finalmente con
le Nerinee
descritte dal
Pirona; (Nuovi
fossili del
terreno Cretaceu
del Friuli,
Venezia, 1884) e
dal Boehm (Beitrag
zur Gliederung
der Kreide in
de;ì Venetianer
.Alpen. Berlin,
1897).
Hippurites,
sp.
A mezza via
circa
Subiaco-Inferniglio(Jenne),
trovai un
frammento che
certamente
devesi ascrivere
al gen.
Hippurites.
È l’unico
residuo che io
conosca di
questo genere
trovato nella
nostra valle;
quantunque sia
stato spesse
volte
menzionato, ma
sempre a torto;
Infatti non ho
rinvenuto
fossili di
questo genere
nelle Collezioni
del Museo
geologico
universitario,
del R. Liceo
E.Q. Visconti
(Roma) e del
Seminario di
Subiaco.
Fortunatamente
il frammento ci
fa riconoscere
l'ornamentazione
esterna, che
somiglia di
molto a quella
dell’Hi.
Organisan
Desmoulins, sp.
{d'Orbigny.,
Paleont.,
franç.,
(287)
11
CONTRIBUZIONE
ALLO STUDIO
PALEONTOLOGICO
ECC.
tom.IV,pag.173,
tav.
CXXXIII,fig.
1-7).
E’una specie ben
conosciuta anche
nel cretaceo
dell’Italia
settentrionale
(Catullo,
Taramelli,
Pirona).
L’ Hi.
Cornovaccinum
Bronn.,
appartiene al
calcare
Turoniano
superiore e
propriamente al
sotto-piano
Angoumien dei
francesi.(1)
EOCENE
Presso la
stazione di Mandela il dott.
Tellini estrasse
una placca di
Diodonte, che
formò oggetto di
studio al prof.
Portis (Di
alcuni
gimnodonti
fossili
italiani, 1889).
Solo questo è il
fossile
conosciuto in
questo sistema,
e
disgraziatamente
ben poco è dato
aggiungere,
dacchè le
numerose
impronte di
Pecten che si
riscontrano
nelle rocce, non
permettono
determinazione
specifica,
essendo sempre
rotte e mal
conservate. Se
nella valle alta
dell'Aniene,
propriamente
detta, sono
scarsi gli
avanzi fossili,
non è così lungo
la valle del
Licenza e nei
dintorni di
Orvinio. Ivi il
Tellini con lo
scrivente
raccolsero molti
fossili, non
ancora
determinati.
Anche il Meli
cita residui
fossili in
queste regioni
eoceniche.
[Sulla presenza
dell'Iberus (subsect.
Murella)
signatus Fer.
(Heli-cogena)
nei monti Ernici
e nei dintorni
di Terràcina.
Siena, 1894].
Dintorni di
Castelmadama
Presso
Castelmadama,
del versante
dell’Aniene,
trovasi un
calcare
ricchissimo di
Nummolitidi, fra
le quali ho
potuto
determinare:
Non so dove
il Mantovani(Descr.
Geol. Camp.
Rom.,pag.30)
abbia trovato il
Micraster
cor-anguinum,Agass.,
la
Belemnitellamucronata,
D’Orb.,e l’Anicloceras
gigas, D’Orb.,citandole
complessivamente
per i Monti
Simbruini,
Lepini ecc.
Sarebbe stato di
grande interesse
conoscere la
località di
forme così
caratteristche,
che designano
abbastanza
nettamente piani
determinanti,
che per noi
sarebbero
riusciti
preziosi. Vane
furono le mie
ricerche nella
collezione del
Mantovani(R.Liceo
E.Q.Visconti.Roma),
che dal Neviani,
con intelletto
ed amore, è
stata rimessa in
ordine dal
deplorevole
disordine in cui
giaceva.
(288)
12
G. DE ANGELIS
D’OSSAT
Orbitoides
Gumbeli Seg.
1880. Seguenza,
Le formazioni
terziarie della
provincia di
Reggio(Calabria), pag. 45,
tav. IV, fig.
9a-c.
Corrispondono
tutti i
caratteri; le
dimensioni non
sono delle, più
vistose,
raggiungendo di
frequente 6-8
mm. di diametro;
vi sono però
frammenti che
dovevano fai
parte di
individui più
grandi.
Il Seguenza (
Terz. Calab.)
raccolse la
specie ad
AIitonimina
(Calabria) nel
Tongriano ; ecc.
Orbitoides
(Diseoeyelina
Giimb.)
papyraeea Boube.
Questa forma,
con le solite
compagne,
indicano il
Bartoniano ed il
Parisiano; come
asserisce il
Tellini. Majella
(Tellini, Le
Nummulitidi
della Majella.
Isole Tremiti e
promontorio
Garganico, 1890,
pag. 60; Le
Nummuliti della
Majella, 1891,
pagina 7) ;
Dintorni di
Taormina
(Tellini.,
Relas. eseurs.
Boe. geoi.,
1892. pag. 9) ;
Isole Treilliti
(Tellini, Oss.
geol. sulle
isole Tremiti e
Pianosa, 1890,
pag. 28).
Orbitoides
stellata d'Arch.
n Rovasenda cita
questa forma a
Gassino (I foss.
di Gassino,
1893, pag. l).
Le stesse specie
vennero raccolte
dal Tellini
nello sbocco, a
sinistra, della
valle del
-Licenza; alle
falde del colle
su cui, riposa
Mandela. L'
assieme di
questa, faunula
e la vicinanza
delle .,roccie
vicine del
Bartoniano, ci
fanno riferire
gli strati o
allo stesso
Bartoniano od al
Parisian6.
Molte
Nummulitidi si
raocolgono
pr~sso Orvinio e
sopra li paese
di S. Gregorio
da Sassola
(Tivoli). In
quest' ultima
località;
predomina la
Nummulites
perforata d'
Orb.., con una
compagna, che
probabilmente è
la N. Lueasana
de Fra~c.
Secondo le idee
del Tellilli
(op. cit.);
questa coppia
accennerebbe al.
Pil.risiano
inferiore.
Non trovai sino
adora
Nummulitidi
determinabili in
altre località,
quantunque già
altri assicuri
di averne
trovate; come
Murchison,
Seghetti ecc.
(289)
CONTRIBUZIONE
ALLO STUIDIO
PALEONTOLOGICO
ECC. 13
Nel Palombino
del Monte
Affilano (L'
alta valle
dell' Aniene..
pag. 20);
rinvenni
abbondatissima
un' orbitoide
che
probabilmente è
l'0. dilatata,.
comune nell'
Eocene appennino.
Miocene.
Trascrivo
l'elenco
generale dei
fossili animali
che ho trovato
in questo
sistema e che mi
permisero lilla
determinazione.
Meno la Cleodora
e l'Orbulina
universa,
rinvenute presso
Subiaco, le
altre specie
sono tutte nuove
per la valle
dell' Aniene e
del Salto.
PROTOZOI.
Haplophragmium
globigeriniforme
Parker et Jones
Globigerina
bulloides d'Orb.
"
"
var. trilobata
Reuss.
"
bilobata d'Orb.
"
helicina d'Orb.
"
conglobata
Brady.
"
digitata Brady.
Orbulina
universa d'Orb.
"
porosa
Terquem.
Discorbina
globularis d'Orb.
"
turbo
d'Orb.
"
arcuata Reuss.
Truncatulina
humilis Brady.
Pulvinulina
Soldani d'Orb.
"
canariensis d'Orb.
Rotalia
Beccarii Lin.
Amphistegina
rugosa d'Orb.
ecc.
CELENTE
Heliastraea
ellisiana de
Franc.
Balanophyllia
praelonga
Michtti;
Trochocyathus
crassus
Miehtti.
Flabellum acutum
E. H.
Flabellum sp.
(290)
ECHINODERMI.
Spataginus
austriaeus
Laube.
Pericosmus latus
Herklot.
Cidaris cfr.
papillata
Leske.
Echinolampas
Mazzettii sp.
n.
Scutella
sp.
MOLLUSCOIDI
Scrupocellaria
elliptica
Reuss.
Melicerita
fistulosa Lin.
"
Johnsoni Busk.
Onyehocella
angulosa Reuss.
Cribrilina
radiata Moll.
sp. (Esehara).
Sehi3oporella
polyomma Reuss.
Smittia
exarata Reuss.
Eschara
porosa M.E.
Crisia
Hornesi Reuss.
Idmonea
disticha Goldf.
Hornera
striata M.E.
Heteropora
stipitata
Reuss.
MOLLUSCHI.
(Lamellibranchi)
Malletia
Caterini
Appelius.
Teredo
norvegica
Spengler.
Pecten
karalitanus
Meneg.
" aduncus
Eickw.
" Malvinae
Dub.
"
spinulosus
Munst.
Ostrea
digitalina
Dub.
"
lamellosa
Brocchi.
"
langhiana
Trabucco.
Venus deleta
Michtti.
Cytherea
erycina Lin.
Cardium sp.
n.
(Gasteropodi)
Ficula
condita Brong.
(291)
(Pteropodi ecc.)
Balantium
pedemontanum
May.
Carinaria
Hugardi Bell.
Vaginella
depressa Daud.
Cuvieria
intèrmedia
Bell.
Cleodora
pyràmidata
Lin.
ARTOPRODI
(Cirripedi)
Lepas
malladrina Seg. Territorio di Sambuci
Nel territorio
di Sambuci, al
Quarto di
Giovanzano,
negli strati
calcarei e
calcareo-arenacei,
ricchi di
cilindri
riferiti, a
torto, a fucoidi,
furono trovati i
seguenti
Echinodermi:
Spantagus
austriacus LAUBE
I tre esemplari,
di uno di
pessimo stato di
conservazione,
fanno
riconoscere
tutti i
caratteri
specifici
descritti da
LAUBE. Perfetta
è la
corrispondenza
alle figure
citate dal
Manzoni. Il
guscio è solido,
abbastanza
spesso,
spatizzato.
Fasciolo
subanale ben
distinto, ornato
di granulazione
militare; non se
ne conoscono le
spine. Somiglia
moltissimo allo
S.purpures,
vivente, ed allo
S.Perroni
Cotteau, del
Miocene di
Corsica. Le
dimensioni sono
fra le medie
secondo i dati
del Manzoni:
l’altezza però è
quasi massima,
raggiungendo i
mm. 30.
Diametro
longitudinale
mm. 93
Diametro
trasversale mm.
88
Le misure si
riferiscono
all’esemplare
meglio
conservato e che
non sembra aver
subito
schiacciamenti
di sorta.
Si trova nei
depositi di
spiaggie e di
mare profondo
del Miocene medio; come
a Bologna {Schlier),
Montese,
Fontanazzo, Corsica (C. F.
Parona. Appunti
per la
paleontotogia
della Sardegna,
Boll. S(lc.
geol. ital., voI.
VI;
1887). È specie
caratteristica
dello ,
Schlier (11°
Pian. Med.).. Quarto di
Giovanzano
(Sambuci).
Pericosmus latus
Herklot.
1880.
Manzoni,
Echinodermi
fossili della
molassa
serpentinosa e
supplemento 1 agli
Echinodermi
dello Schlier
delle colline di
Bolo.qna, pag.
5, I tav. II,
fig. 16, 17.
Corrisponde
esattamente ai
caratteri
descritti dal
Manzoni
ultimamente ho
potuto esaminare
due altri
esemplari (uno,
con metà guscio
e l',altro molto
avariato) che
con molta
probabilità si
devono unire a
quello che
abbiamo ascritto
alla presente
forma.È specie finora
esclusiva, mente
miocenica. E'
stata trovata in
giacimenti del
Miocene medio di
Torino, di
Bologna, dell'
Isola di Corsica
e di S. Marino.
Echinolampas
Mazzettii n. sp.
Specie di medie
proporzioni, di
poco allungata,
arrotondata
nella, parte
anteriore, ed
alquanto
ristretta nella
posteriore,
appena accennata
la forma a
rostro. La
faccia superiore
è alta e
parecchio
introflessa
nella regione
anteriore. la
faccia inferiore
è subconcava, ma
molto
obliterata; in
essa però si
distinguono le
granulazioni
miliari.
Nulla si può
dire del
peristoma e del
periprocto. Le
aree ambulacrali
petaloidi, ben
sviluppate non
si può scorgere
con certezza se
terminano
aperte; sono
depresse;con
pori disuguali;
gl'inerni
rotondi,
allungati gli
esterni. Una
zona porifera
manca. Non si
scorgono
chiaramente i
rapporti fra i
diversi fori e
della relativa
lunghezza delle
zone
ambulacrali; per
le quali ragioni
è
impossibileprecisare
il numero delle
coppie dei fori
dei quali sono
arrivato a
contarne 34-38.
Questi si
rendono più
vicini
accostandosi
verso il
peristoma. Le
zone
interambulacrali
sono gonfie. I
tubercoli sono
quasi tutti
obliterati, ma
dove si scorgono
sono abbondandi,
uguali e
divengonopiù
piccoli e
frequenti verso il peristoma.
(293)
si scorgono pure
le granulazioni
intermedie, fine
ed abbondanti.

Echinolampas
Mazzettii n. sp.
Grandezza
naturale
|
La sommità ambulacrale è
alquanto eccentrica
verso l’ avanti. Guscio
solido, abbastanza
spesso, profondamente
spatizzato.
Dimensioni
Altezza massima mm. 34
Lunghezza massima faccia
inferiore mm. 78
Larghezza massima faccia
inferiore mm. 67
La presente forma si
tiene facilmente
distinta dall’
Echinolampas
hemisphaericus Lk,
nonché dall’ E. depressa
Gray.
(agassiz a., revision of
the Echin., pag. 335 e
551, pl. XVI),(Manzoni,
suppl.cit., pag. 4, tav.
I,fig. 4-15);similmente
da tutte le altre forme
finora conosciute nel
Miocene e nell’ Eocene,
come ho potuto
accertarmi con la
consultazione della
classica opera del
Cotteau: Paleont., franç.,
tomo II (eoc) pag. 5 e
segg. Stabilisco quindi
questa nuova forma
dedicandola, con
rispetto e riconoscenza,
al Mazzetti, rapito
all’affetto e alla stima
della famiglia geologica
italiana, che con lui a
perduto il più profondo
conoscitore di
Echinodermi fossili
terziari italiani.
(294)
18
G. DE ANGELIS D’OSSAT
Scutella sp.
Presso la località
citata in quei di
Sambuci, erratico,
trovai un Echino molto
malconcio. Esso
certamente appartiene a
questo genere, ma nulla
si può dire della sua
posizione specifica. I
legami più intimi li ho
trovati con le forme del
genere rinvenute nel
Miocene Torinese,
Sammarinese, Bolognese,
Calabresè e Sardo. In
molte sezioni
microscopiche praticate
attraverso la roccia
attaccata al fossile mi
ha mostrato infinite
sezioni di Foraminiferi
dei generi: Globigerina,
Orulina, Robulina,
Textularia ecc. mai però
forme del gen.
Nummulites.
Vicinanze di
Pisoniano.
Sotto il celebre
santuario della
Mentorella, in quel di
Pisoniano, negli strati
calcarei-argillosi
rinvenni un bellissimo
esemplare della seguente
specie :
Heliastraea ellisiana
de Franc.
1840-47. Miche.1in,
Icon. zooph., pag. 60,
tav. XX, fig. 8. (Astraea
astroites).
1857.
Meneghini, Paleont. de
la Sardaigne, pag. 620.
(Astraea acropora).,
1861. Miche.1otti; stud.
Mioc.
inf" pa.g. 46. -
1876. Locard, JJe8C. de
la faune d. terr. tert.
de la Corse, pag. 228.
Syn., vedasi M.
Edwards, Hi8t Corall.,
tomo n, pag. 467.
Polipajo massiccio,
polipieriti poco
divergenti, allungati e
serrati. I calici sono
vicini, alquanto
ineguali, circolari e
poco deformati. Le.
coste però sono ben
distinte, sottili e
vicine, alternativamente
più grosse e più tenui.
La columella è poco
sviluppata. I setti
molti, sottili, ineguali
e larghi. Nella
superficie, ottenuta per
levigazione, le teche si
mostrano. indipendenti.
Le traverse esotecali
eccessivamente serrate,
lontane appena di un
quarto di millimetro;
esse sono ramificate e
dolcemente inclinate.Le
superfici dei setti sono
fortemente granulate. Le
traverse endotecali sono
molto inclinate,
subvescicolari ed appena
lontane di mezzo
millimetro.
(295)
Dall’esemplare,
quantunque non sia in
ottimo stato, pure con
le sezioni praticate e
dalle rotture naturali,
si possono raccogliere
tutti i caratteri della
specie. In una cavità
del polipaio è annidato
un frammento di balanus.
Nella nostra regione
deve essere molto rara,
non avendo trovato,
nelle molteplici
escursioni, che un solo
esemplere. La specie è
citata spesso per
confermare la
mionecitàdegli strati
che la contengono. Del
resto dal Tongriano
arriva al Tortoniano:
Stazzano. S.
Agata-fossili, Colli di
Torino, Dego, Fontazzano
(Sardegna), Bonifacio
(Corsica), Calabria, Dax,
Creta, ecc.
Dintorni di Mandela
Presso il paese di
Mandela, nella località.
Frattocchie, negli
strati di argilla
.indurita rinvenni una
discreta fauna,
abbastanza
caratteristica. Laonde
senza dubbio questi
strati passano dal
Pliocene, cui erano
stati riferiti, al
Miocene. Similmente
furono trovati
fossili,nelle stesse
argille, lungo la via
del Pozzo e proprio dove
questa riceve la via del
Colle. Anche al Colle
Cappellino, nel podere
c9munale coltivato da
Alessandro Attili, si
rinvenne una bellissima
fauna di Briozoi, del
quale con il validissimo
aiuto del prof. Neviani,
che ringrazio dal cuore,
riuscii a determinare
qualche forma. I fossili
delle due prime
località. sono sotto il
paragrafo (A) e sotto
(B) quelli della terza.
A
Balantium pedemontanum
Mayer (Cleodora)
1872.Bellardi.I
molluschi dei terr.terz.
del Piemonte e della
Liguria, pag.31, tav.
III,fig. 10 a,b,c.
Questa specie
è rappresentata da un
unico esemplare, in
pessimo stato di
consevazione. L’impronta
è così ben chiara e
netta da non dar luogo a
dubbi nella
specificazione. Il
Michelotti riferisce per
errore, come giustamente
asserisce il Bellardi,
il B.pedemontanum alla
Cleodora Riccioli Calend.;
specie ben distinta e
diversa dai fossili del
Miocene medio del
Piemonte. Michelotti,
Foss. Mioc., pag. 147,
1847). Il Bellardi, con
ragione,
(296)
l' assegna a questo
genere, mentre il Mayer
l'ascrisse al gen.
Cleodora (Journ; conch.,
voI. XVI, pag. 104, tav.
II, fig, 2).
Miocene medio.Colli
Torinesi, Pino-Torinese,
Termofourà, Valle dei
Salici (Bell.).
Miocene superiore.
Serravalle Scrìvia;
Acqui (Mayer).
Ftattocchie (Mandela).
Carinaria Hugardi
Bell.
1872. Bellardi, op. cit.,
pag. 37, tav. III, fig.
22.
La presente specie fatta
di pubblica ragione nel
1847 (Bellardi in
Sismonda), fu ritenuta
per buona dal d'Orbigny
(Prodr:, voI. III; pag.
96) e dal Pictet (
Trait. de Paleont., 2&,
ed., voI. III, pag. 315;
tav. L XX, fig. 12). L'
esemplare che vi si
riferisce non è intero,
tuttavia presenta quanto
è necessario per
determinarlo;
specificamente e per
rilevarne le differenze
dalla congenere C.
Paretoi
Mayer (Journ conch., voI.
XII, tav. II,
fig. 4) del Miocene
superiore. L' esemplare
delle Frattocchie (Mandela)
differisce da quello che
fu trovato nelle argille
vaticane (Roma) e che
spetta a questo genere.
Miocene medio. Rio della
Batteria (Bellardi).
Vaginella depressa
Daud.
1800. Daud, Bull. 8oc.
Phil., n. 43, pag. 1.
1825.
Basterot, Mem. Bord.,
pag. 19, tav. IV,
fig.116.
1851. HIJrnes, Moll.
foss.
W~en.,
voi. I, pag.
663,tav. L, fig. 42.
1872. Bellardi, Moll.
terr. terz. Piemont. e,
Lig., Pag. 34 {con
sinonimia).
Riferisco a questa forma
parecchie impronte e
residui di conchiglia;
che per le dimensioni,
per la forma e la
delicatezza del guscio
ottimamente concordano
con essa. infatti il
guscio è sottile,
elongato, ventricoso,
depresso, nella parte
inferiore ristretto ed
appuntito e porta due
carene lateralmente. Si
restringe nella parte
superiore. La
depressione e le carene
l’ allontanano
facilmente dalla
Vaginella Calandrelli
Michtti.(Foss. Mioc.,
pag. 147; Bellardi,
op.cit. pag. 35,tav. III;pag.
11), della v.
testudinaria Michtti. (Bellardi,
op. Cit., pag.
Cit.,
tav. III fig. 18.
Anche
(297)
21
CONTRIBUZIONE ALLO
STUDIO PALEONTOLOGICO
ECC.
le dimensioni la
differenziano di
parecchio.
Dall’impressione
piùnetta e dai resti
meglio conservati,
ricavo le seguenti
dimensioni.
Lunghezza media mm. 8
Larghezza media mm.2
Non posso però celare,
nei nostri esemplari, la
presenza di qualche
carattere che non
sarebbe della presente
specie, con cui del
resto ha le maggiori
affinità. Miocene medio.
Colli Torinesi, Rio
dellla Batteria, Villla
Forzano, Baldissero
nelle sabbie
serpentinose (Bellardi).
Reggio Calabria (Seguenza,
La form.terz.prov.Reggio,
1880, pag.60, Langhiano);
Varano (Mariani, La
Molassa Miocenica di
Varano, 1882, pag. 20);
Castelsardo (C. F.
Parona, op.cit, pag
335). E’ questa una
forma tuttora vivente
nel nostro Mediterraneo
e che comparve nel
Langhiano.
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela).
Teredo Norvegica
Spengeler.
1847. Michelotti,
Descr.d.foss.mioc.de
l’I)t.sept., pag. 131
1870.Hornes,Die foss.
Moll.
Wien.,
pag. 8, tav. I, fig. 6.
1887. Mariani,
Descriz.terz.mioc.ecc.,
pag. 37.
E’ una determinazione
alquanto dubbia, perché
non sono riuscito a
vedere le valve della
conchiglia. Si trovano
tubi a guscio sottile,
ripieni di sostanza
marmosa, irregolarmente
cilindrici, schiacciati,
talvolta un poco
curvati. Somigliano
anche per le dimensioni,
che talora sono poco
minori di quelle delle
figure citate. Nutro
però il dubbio per
alcuni cilindretti, cui
non aderisce il tubo
calcareo; perché
potrebbero essere
riempimenti di cavità
lasciati vuoti dal
passaggio di altri
animali. Qualche
esemplare si potrebbe
chiamare T. appenninica,
tanto frequente nel
miocene italiano. E’ una
specie citata in quasi
tutte le faune
mioceniche: Vienna,
Sardegna, Bolognese ecc.
Frattocchie, Via Pozzo
(Mandela)
(298)
Malletia cfr.
Caterini Appelius.
1871.Appelius, Catal.
Conchigl. Foss. Livorno,
pag.105, tav. VI, fig.1
a,b(Leda)
1872.Ponzi,
Foss.bac.roman. Fauna M.
Vaticano, pag 3(Solenella
transversa)
1875.Bellardi,Monog.
Nucul.foss.Piemontee Lig.,
pag.26, fig. 23 a,b,c
(M. tranversa)
1877. Seguenza, Nucul.
Terz. Provin. Merid.,
pag.23
Riferisco, con qualche
dubbio, alla presente
forma tre impronte le
quali appartengono
certamente al presente
genere e che si
accostano, per i
caratteri che ci
mostrano, a questa
specie. Non manca nei
nostri esemplari qualche
tenue differenza che li
allontana dal dato
riferimento ed anche
dalla M. Bellardi Seg.
(op. cit., pag. 23, tav.
III, flg. 11, 11a).
Infatti dell' ultima è
più lunga ed ha diversa
I' inflessione del lato
boccale ed anale. Molto
invece somiglia agli
esemplari del Vaticano
(Roma) che il Ponzi,
chiamò: Solenella
transversa; ma questi
relativamente sono più
corti. Anche con
gl'individui del
Piemonte troviamo forti
analogie. Non posso dire
altro se non trovo
migliori esemplari. È
forma trovata nel
Pliocene tanto
Piacentino che Astiano
M. Vaticano, Livorno,
Genova, Castelnuovo d'
Asti, Calatabiano ecc.
ecc.
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela).
Lepas mallandriniana
seg.
1876 Seguenza; ,Ricerch.
Cirrip. terziar.prov.
Messina, pag.l, tav. VI;
fìg. 1
Sono molto rari i
fossili di questo genere
nei terreni terziari
italiani. Il Seguenza
occupandosene istituì
due forme, quella citata
e la L. signata,
riconoscendo nel suo
Zancleano (Scoppo) la
L.Hilli Leach, (Turckey's
Congo Expedit., pag.
413; 1818 [PentaLasmis].
Ultimamente il de
Alessandri ( Contrib.
allo studio dei
Cirripedi foss. D’Ita.,
pag.22) annovera le sole
quattro forme : L.
Hillii mallandriniana.
Rovasendai n. sp.,
anatifera. I molti
èseri1plari che ebbi la
ventura di raccoglierei
si differenziano
abbastanza facilmente
dalla L. Hillii, per le
minori
(299)
dimensioni e per la
mancanza di linee
radianti. Grandi invece
sono i legami che
avvicinano i nostri
fossili alla L.
mallandriniana. Infatti
le dimensioni
corrispondono
esattamente. Le valve
sono sottili e levigate.
Lo scudo, che quasi solo
si mostra nei nostri
esemplari, è triangolare
con I' apice molto
acuto, liscio alla
superficie esterna; solo
nel margine
tergo-laterale si vedono
linee di accrescimento.
Le linee radianti
mancano assolutamente.
Verso la parte
inferiore, cioè nel
margine basale, ci si
presenta convesso;
specialmente verso l'
umbone ; la valva è
depressa od appianata
nella regione superiore,
cioè verso il margine
tergale. Il margine
tergo-laterale è
superiormente retto o
poco incavato per
divenire inferiormente
molto' ricurvo. Il
margine basale quasi
retto. Il rilievo che
dall' umbone si porta
ali' apice è ben
distinto. La specie fu
istituita sopra un solo
scudo, che aveva le
stesse dimensioni degli
scudi trovati a Mandela.
Lunghezza dello scudo
mm. 6-10
Larghezza" "
mm. 5-6,5.
Disgraziatamente i
fossili non sono ben
conservati e poche sono
le valve intere;
tuttavia è la specie più
abbondante e quindi, a
ragione si possono
chiamare argille a
Cirripedi.
Tortoniano : Eisato,
Marina di Casteana (Seguenza).
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela).
Ho lavato molto
materiale argilloso e ne
ho ottenuto una quantità
immensa di Foraminiferi,
molto svariati.
Predominano i generi:
Globigerina. Orbulina.
Textularia. Polystomella
e tanti altri. Mi parve
il materiale tanto
interessante, che pensai
di mandarne parte al
Fornasini, acciò, con la
sua abilità, ne
redigesse un elenco più
completo che avesse
potuto. Fra i gusci
Foraminiferi vidi
parecchi radioli,
piccolissimi; di Echini.
B
Scrupocellaria
elliptica Reuss.
1847.
Reuss, Die fossilen
Polyp. Wiener
Teriarbeckens, pag. 56,
tav. IX,
fig.
7, .8 ;(Bactridium).
1869. Reuss,Aelt.
tertiàr. Alpen,
II, pag. 48, tav. XXIX,
fig. 3.
1880. Hincks, Brit.mar.
polyz., pag. 46, tav.
VI,fig. 5,6.
Sinonimia, vedi Neviani
(Briozoi Livorno, pag.
110)
(300)
21
G. DE ANGELIS D’OSSAT
Questa specie è
rappresentata da pochi
zoeci mal conservati, ma
riconoscibili. Fossile
dal Cretaceo: vive nell'
Atlantico in acque poco
profonde. Il Neviani
(Brio:. postpl. del sott.
suol. di Livorno, pag.
110) differenzia molto
chiaramente la presente
specie dalla S. scruposa
L. Fossile in Italia.
Post-plioc. di Livorno,
Spilinga (Neviani)
Pliocene; Palo (Terrigi)
; Castrocaro, Castell'
Arquato (Manzoni) ; I
Plioc. e Miocene di
Reggio Calab. (Seguenza)
; Oligocene, Val dl
Lonte (Reuss) ; Miocene
d' Austria ed Ungheria (Reuss).
Onychocella angulòsa
Reuss.
1869.
Reuss, Piil. Stud.
Crosara, pag. 253, 262,
291; tav. XXIX, fig. 9,
10- (Membranipora).
1875. Manzoni, I Briozoi
plioc. ant. di
Castrocaro, pag. 8, tav.
I, fig. 11 (idem).
1891.
Waters, North;-Ital.
Bryoz., I parte,
pag. 9; tav. I, fig. 20
( con sinonimia).
1895. Neviani, Brioz.
foss. Farnesina, pag.
21, tav. I, fig. 6.
L' esemplare è con
portamento di Vincularia,
come quello trovato dal
Neviani a Mosciano (Brio$.
eoc. Mosciano, pag. 6).
Secondo il Waters (op.
pag. cit.) il nostro
esemplare trovandosi in
quello stato peculiare
si dovrebbe avvicinare
alla Eschara exea- vata,
Reuss. (Foss. Pol1lp.
Wien. Tertiar., pag. 72,
tav. VIII, fig. 36), che
considera come varietà
della presente specie
Vive nel Mediterraneo (Manzoni)
; Mari, Madera (Busk),
Florida (Smitt) prof. m.
75. Fossile: Post'-plioc.
Spilinga (Neviani):
Pliocene, Farnesina (N
eviani), Castrocaro,
Castell' Arquàto,
Pisano(Manzoni);
Miocene, Colline di
Torino, Modena, Dego,
Crosara; Austr.-Ungher.
(Manzoni); Eocene,
Mosciano (Neviani).
Melicerita fistulosa
Lin.
1895. Neviani,
Brioz. foss:. Farnesina
pag. 23, tav.
I,
fig. 12.
Nel
Waters (Br1lo. S.
1iJ7: Victoria, pag.
319, tav. XIV, fig. 1,
2, 10, Il) si trova la
lunga sinonimia. Spetta
il merito all' Hincks di
aver chiaramente
distinto questa specie
dalla Congenere M.
Johnsoni. In Italia era
citata con nomi
diversissimi.
(301)
25
CONTRIBUZIONE ALLO
STUDIO PALEONTOLOGICO
ECC.
Vive Nel Mediterraneo
ed è diffusa negli altri
oceani; alla profondità
dì m. 5-200. Fossile nel
Post-pliocene: Livorno,
Rodi; Spilihga ;
Pliocenè: Farnesina,
Càstrocaro, Emilia,
Calabria; Miocene:
Calabria, Austria- U
ngherià. È fossile pure
nell’ Eocene.
Melicerita Johnsoni
Busk.
1895. De Àngelis,
Brioz. Cataluna, pag. 8,
tav. B. fig. 2-5.
1895. Neviani, Brioz.
foss. Farnesina, pag.
24, tav. I, fig.
15-17.
Nell'
opera dell' Hincks
(Brit. Mar. Poly:., pag.
112, tav. XIII,
fig. 9-12) sì trova la
lunga sinonimia. Non era
stata mai trovata nel
Miocene. Ultimatmente il
Neviani (Briozoi
neogenici di Sardegna.
pag. 15) la cita nel
Grès di Sa Scala e Scala
Chilivoi (Orosei).
Vive nel Mediterraneo,
Atlantico. Fossile nel
Post-plioc. Di Livorno;
Pliocene, Pisa,
Acquatraversa, Valle
dell' Inferno, Farnesina
(Roma).
Schizoporella
polyomma Reuss.
1847.
Reuss, Die foss.
Polyp. Wiener Tertiar.,
pag. 71, tav. VIll, fig;
33, (Esckara).
1877; Manzoni; Brioz.
foss.
Aust.-Ung., pag. 15, tav.
VIII,
fig. 27 tav. IX,
fig. 28 (Esckara).
Un piccolo polizoario
deve essere ascritto a
questa specie. Esso
presenta circa 10 zoeci,
abbastanza ben
conservati. È una specie
trovata dal Reuss nei
calcari di Leitha e dal
Manzoni in molte
località del Miocene di
Austria ed Ungheria.
Smittia exarata Reuss.
1847. Reuss, Foss.
Poiyp. wien. Tert ,pag.
61; tav. VII, fig. 32. (Cellaria).
1869. RèUBS, Bryoz. Von
Crosara, pag.. 276,tav.
XXXV, fig. 1. (.Vincularia).
1891.
Waters, Nortk.;Italian
Bryoz. pag. 22,tav. III,
fig. 6.
Un piccolo polizoario
incrostante appartiene
sicuramente alla
presente forma.
Sgràziatamente, a causa
della non ottima
conservazione, non posso
stabilire quale dei
sottogeneri stabiliti.
dalNeviani(Brio:.
foss.Farnes. .
1895}debba ascriversi la
nostra Smittia
(302)
26
G. DE ANGELIS D’OSSAT
Tale rinvenimento è di
qualche interesse per il
ben conosciuto valore
cronologico delle
località che finora
diedero avanzi di questo
elegante Briozoo. Il
Reuss ed il Waters la
rinvennero a Val di
Lonte, e quest' ultimo
anche a Montecchio
maggiore, e Brendola ed
a Ferrara di Monte
Baldo.
Heteropora stipitata
Reuss. I
1847.
Reuss, Diè foss.
Polyp.
Wiener Tertiar., pag.
35, tav. V, fig.
19.
1877. Manzoni, Brioz.
foss.
Aust. Ungh., pag. 12,
tav. XII, fig.
39(Eschara).
Un piccolo frammentino,
isolato, come gli altri,
dall’erosione ci fa
riconoscere abbastanza
bene i caratteri
specifici. La presente
forma trovasi citata
solo nel Miocene di
Austria ed Ungheria dal
Reuss e dal Manzoni.
Crisia Hòrnesi Reuss.
1847. Reuss, (op. cit.),
pag. 54, tav. VII, fig.
21.
1891. Neviani, Brioz.
Livorno, pag. 35, tav.
IV, fig. 13.
Nell' ultimo lavoro
citato è riportata
intera la sinonimia ed
una dettagliata
discussione intorno alla
specie, specialmente
riguardo alla C.
denticulata. La specie è
rappresentata da un
discreto frustolo.
Fossile hel Post-plioc.,
Livorno; Pliocene: Palo,
Castrocaro, Calablria;
Miocene: Calabria (Seguenza,
in tutti i piani) ;
anche nel Cretaceo d’
Italia, nell'Oligocene
di Soellingen (Reuss);
nel Miocene dl Austria
ed UngherIa (Reuss,
Manzoni), nel Crag d
Inghilterra (Busk)
Hornera striata M.
Edw.
1877. Manzoni, Brioz.
foss: Mioc: Aust. Ungh.,
pag. 8, tav. VII, fig.
24.
Quivi è riportata la
citazione dell’opera del
M. Edwards (Ann.
Hist.
nat.
II°;ser., tom.
IX, pag.
213, tav. XI, fig.1),
e del Busk (Crag polyz.,
pag. 103, tav. XV, fig.
3; tav. XVI; fig. 5). Vi
riferisco uno splendido
esemplare.
(303)
Fossile nel Miocene di
Porzeteich (Mahren). Il
Seguenza ha raccolto la
seguente specie nel
Zancleano, nell’Astiano
e nel Quaternario di
Calabria.
1826. G.ldfuss, ,Petr.
Germ, pag. 29, 30, tav.
IX, fig. 15 (Retepora).
1840-47. Michelin, Icon.
zooph., pag. 204, tav.
Lll,
fig. 18 (Retepora).
1847. Reuss, Foss.
Polyp. Wiener Tertiar.,
pag. 45, tav. VI; fig.
29-31.
1877. Manzoni, Brioz.
foss.
Aust-Ungh. pag. 5, tav.
III, fig. 12, 23.
Il Reuss la cita in
molte località; nei
calcari di Leitha, nel
bacino di Vienna ecc. Il
Manzoni nell' Aust-Ungh.
Il Seguenza la menziona,
con dubbio, nel
Tortoniano calabro. È
specie altresì fossile
nel Cretaceo di
Maestricht e di
Danimarca. Il gen.
Idmonea è rappresentato
da un’altra forma; ed il
genere Retepora, da un
piccolo e mal conservato
avanzo.
Eschara Porosa M. Edw.
1836.
M.
Edwards, Ann.
Hist.
Nat., ser. VI,
pag.13,tav. XII fig. 7.
1859. Busk, Crag Polyz.,
pag. 66, tav.XI, fig.4.
1877. Manzoni, Brioz.
Foss. Mioc.
Aust-Ungh., pag. 16, tav.
II, fig. 34.
Fossile nel Miocene
in Austria ed Ungheria (Manzoni).
I fossili citati (A) e
(B), e la stratigrafia,
accennano a due tempi
successivi, pure sempre
del Miocene medio o
meglio appartenenti al
2° Piano
Mediterraneo(pars,Suess).
E’ vero che la fauna dei
Briozoi è poco
concludente, perché
molte forme sono ancora
viventi, oppure fossili
fin dal Cretaceo; ma vi
sono sempre due specie
che pare vogliono
indicare la facis
tortoniana,essendo solo
state trovate nel
calcare di Leitha, e
cioè: Schizzoporella
Polyomma, Heteropora
stipitata. Quanto poi ai
fossili delle argille di
Mandela basta ricordare
il Balantium
pedemontanum, la
Carinaria Hugardi e la
Lepas Mallandriniana,
per essere sicuri del
riferimento cronologico
da noi fatto.
Subiaco
Nulla devo aggiungere
nella località
fossilifera del sobborgo
San Martino (Subiaco),
non avendovi fatto
ulteriormente al 1893
altri rinvenimenti.
(304)
28
G. DE ANGELIS D’OSSAT
Ricordo soltanto come
questa località e le
altre citate nella nota
(1) debbono essere
riportate al Miocene ed
alla parte media, come
gia feci.
Dintorni di Affile
Ad Affile nella vigna
Ciuffa, sotto il
Camposanto, ho trovato
un calcare quasi
esclusivamente
costituito da conchiglie
marine, non ben
conservate. Ecco le
forme che pòtei
riconoscere.
Flabellum sp. ind.
Una
sezione di un corallario
deve certamente
riportarsi aquesto
genere; riuscirebbe
certamente erroneo
qualsiasi rifelimento
specifico.
Cribrilina radiata
Moll. sp. (Eschara)
L' intricata sinonimia
di questa forma si può
raccogliere specialmente
dai lavori dell'Hincks,
Pergens, Jelly, Neviani
ecc. L' esemplare non si
scorge chiaramente
perchè ricoperto da un
tenue velo calcareo. È
una forma tuttora
vivente nell' Atlantico
e nel Mediterraneo, fu
trovata fossile nell'
Astiano di Barcellona
(De Angelis), nel
Miocene di molte
località italiane e
straniere. Le più
antiche formazioni che
la contengòno spettano
al Cretaceo.
Pecten cfr. Icaralitanus
Meneg.
1857.
Meneghini, Voyage en
Sardaigne, Paleont.,
vol. II, pag.
383, tav.
H,
fig.12.
1877. Locard,
Descript. foss. Tert.
Corse, pag; 129.
1887. Parona C. F., op.
cit., pag; 315.
Riferisco un modello
della valva inferiore
(destra) di un
gigantesco pettine alla
presente forma per i
caratteri che è dato
osservare. Certamente il
Pecten deve essere
ascritto al gruppo del
Pecten plano-suleatus,
P. solarium. P. Basseri.
P. Burdigalensis ,
(1)De Angelis G.,Giàcimenti
elevati di Pliocene
nella Valle dell'Aniene.
Roma 1893.
(2)De Angelis G.,
Appunti prelìminari
sulla geologìa della
vall dell' Aniene. Roma
1896.
(305)
P. Karalitanus, di cui
probabilmente il tipo è
il P. plano-suleatus
mentre gli altri si
debbono considerare come
varietà di quest'ultimo.
(Locard, .op. cit., pag.
131}. È inutile che
descriva i pochi.
caratteri che vi ho
riscontrato, perchè dal
modello non potremo
ritrarne la certezza;
tuttavia cito la
corrispondenza del
numero delle coste,
dell' angolo apicale,
del rigonfiamento, del
rapporto delle
dimensioni ecc. ecc. Il
Locard (op. pag. cit.)
muove il dubbio se
questa specie
meneghiniana debba
rientrare nella
sinonimia del P.
plano-suleatus, Matheron.
(Matheron,
Cat. des foss.
Bouehes-du-Rhone, pag.
188, tav. XXXI, fig. 415
1847; Fischer et
Tournouer. Invert.du
mont Leberon; pag. 115;
tav. XIX, fig.
21, 22 1873)
Egli pare molto
inclinato a tale
ravvicinamento. Il
Parona (op. cit;pag.129),
mentre contrassegna la
specie del Meneghiriì
con un punto
interrogativo, si limita
ad accennare al dubbio
del Locard. Per quanto
ho potuto osservare
dalle figure dei vari
Pettini del gruppo, in
confronto coi nostro
esemplare, sembrami che
si possa tenere
separata. Il Meneghini
già la differenziò
ottimamente dal Peeten
solarium. In ogni modo
il nostro fossile
somiglia moltissimo al
P. Icaralitanus, il
quale se pure si deve
considerare come
sinonimo del P.
plano-suleatus, non
viene ad alterare il
nostro riferimento
cronologico. È
interessante questo
rinvenimento per la
distribuzione
topografica di questa
forma o del P.
plano-suleatus. Ho
altresì trovato un’altra
impronta che mi sembra
la valva supèriore
(sinistra) della stessa
specie; ma non posso
assicurarlo. La forma è
stata Itrovata fossile
nel Miocene Sardo a
Nurri,a Fontanazzo ed a
Fontaccio.
Pecten
cfr. aduneus Eickw.
Con molto dubbio riporto
a questa specie molti
modelli interni di un
Pectèn che somiglia
molto alle descrizioni e
figure che si danno
della forma. Corrisponde
specialmente alle
deserizioni del
Meneghini e del Locard,
che danno per il P.
Benedictus, Lk.(Locard,
op. ,cit., pag. 38,
Meneghini, op, cit. pag.
313 tav. G, fig. 22b,
Janira)che si deve
considerare come
sinonimo del P. aduncus
(306)
36
G. DE
ANGELIS D'OSSAT
Questa specie oltre che
nel Miocene Sardo e
Corso, si trova anche in
quello di Vienna (Hornes,
op. cit., pag. 401, volo
II, tav. LIX, fig. 7, 8,
9).
Il Seguenza la raccolse
a Messina (Brev. cenn.
terr. terz. Messina. pag.264)
il Fuchs a Malta (L'età
degli strati terz. di
Malta, pag. 317). Il
Fontannes la cita nell'
Elveziano ( Terr. tert.
Haut Comtat, Vanaissin,
pag. 624), il Fuchs nel
Miocene di Egitto (Best.
Mioc. Aegypten. pag.
36). Il Mariani e Parona
a S. Marco in Sardegna,
il Pantanelli e Mazzetti
a Montese ecc. ecc.
Pecten sp. ind.
V' ha un altro frammento
di modello interno, che
appartiene ad altra
forma; non posso però
darne neppure un
riferimento qualsiasi,
oltre al generico.
Ostrea tumellosa
Brocchi.
1870.
Hornes, op. cit., vol.
II, pag. 447,
tav.
LXXI, fig. 1-4; tav.
LXXII; fig 1-2.
Nell' opera citata si
può vedere la lunga
sinonimia, mentre che
nel Pantanelli possiamo
farci un'idea chiara
sull'estensione della
specie e per i caratteri
e per la cronologia (Lamell.
plioc.pag. 62). Essa è
rimasta quasi immutata
dall'Eocene sino ai
nostri tempi. La valva
superiore che vi
riferisco è molto grande
ed abbastanza spessa.
Lunghezza mm. 115, largh.
m. 95, spessore massimo
mm. 20. Pessimo stato di
conservazione. È stata
pure citata in molte
località mioceniche
italiane e straniere.
Ostrea digitaliana
Dub.
1870. Hornes, op. cit.,
vol. II, pag. 447, tav.
LXXIII, fig. 1-9.
1886. Locard, Descript.
foss. Corse, pag. 127
(O. frondosa).
1881. Seguenza,.Le form.
terz. Reggio-Cal., pag.
122.
1881. Coppi, Paleont.
moden. pag. 95.
1883.
Fuchs, Beitr. z. Kennt.
der Miocanfauna
Aegyptens., Wurste, pag:
26.
1887, Mariani,
Descr. dei ter, Mioc.
fra la Scrivia e la
Staffora, pag. 26.
1891. Parona, App.
paleont. Sardegna, pag.
308.
(307)
Tra le valve rispondono
perfettamente e per
forma e per dimensioni
alle figure dell’Hornes,
e specialmente alle
figure 7-8; tuttavia i
nostri esemplari sono un
pochino più piccoli. E’
forma citata in molte
località Mioceniche come
si può rilevare dalle
opere citate.
Teredo Norvegica
Spelng.
Tubi calcarei, di
piccole dimensioni,
contorti. E’ la solita
determinazione empirica
non avendo mai osservato
le valve. E’ frequente
anche nel Miocene.
Venus cfr. deleta
michtti
1861. Michelotti,
Etud. Mioc. Inf., pag.
61, tav. VI, fig. 16-17
Riferisco, con qualche
esitazione, a questa
forma un esemplare, in
pessimo stato di
conservazione, perchè
corrisponde esattamente
alle figure citate. Il
Michelotti la trovò nel
Miocene di Dego.
Cytherea erycina Linn
1857. Meneghini, op.
cit. pag. 562. (C.
erycinoides).
1870.
Hornes, Die foss.
Moll. Wien., vol. II,
pag. 154, tav.XIX, fig.1-2
(sinonimia).
1876. Locard, Descript...
Corse, pag. 189.
1876.
Fontaness, Les terr.
Tert. Du haut comtat
venaissin ecc., pag.
630.
Gli esemplari che
riporto a questa specie
sono generalmente nuclei
interni, ma che spesso
mostrano anche parte
dell’ornamentazione
esterna. Le dimensioni
sono varie, ma sempre
minori delle figure 1a e
1b dell’Hornes. Questa
specie è molto abbondnte
nel nostro giacimento e
con i Pettini
costituisce quasi la
totalità del calcare.
Forse vi potrà figurare
qualche altra forma
affine; ma certamente le
più appartengono a
questa forma, come mi
sono potuto convincere
con largo paragonefatto
con valve provenienti da
molte località italiane
e straniere, che, per
brevità, non descrivo.
Il Panora (op. cit.) la
cita in molte località
del Miocene Sardo; nel
corso la ricrda il
Locard. Il Seguenza la
menziona nel Langhiano,
Aquitanio Torloniano di
Calabria (Form. Terz.
Reggio-Calab., pag. 52,
40, 119);
32
G. DE
ANGELIS D'OSSAT
il Coppi nel Tortoniano
Modenese (op. cit., pag.
109); il Cafici in
Sicilia nel Langhiano ed
Elveziano (La ,form.
miocenica Licopodia,
pag. 14) ; il Pantanelli
e Mazzettii a Montese
(op. cit., Pag. 34).
Cardium, n. sp.
Tre gigantesche valve
che appartengono a
questo genere non so a
quale specie debbano
riferire. Per quanto
abbia procurato di
cercare altra specie che
loro somigliasse, non ci
sono riuscito. Le tre
valve sono rappresentate
in parte da modelli
interni, che pure
lasciano trasparire
quanto è necessario
dell'ornamentazione
esterna. Per la forma
generale si avvicina di
molto al C. sulcatum Lk.,
tanto frequente nel
Pliocene italiano.
Secondo il Pantanelli (Lamellib.
Plioc. pag. 179) questa
ultima forma dovrebbe
entrare nel C. oblongum
Chemnitz, che appartiene
al gruppo del C.
norvegicum. Checchè ne
sia di ciò, il nostro è
di proporzioni sempre di
molto più grandi, più
convesso e più ricco di
coste. L' esemplare più
piccolo, che è il più
corto, potrebbe
ricordare per le sue
particolalità il C.
discrepans Bast.
(Hornes,
Moll. Wien. pag, 174,
tav. XXIV, fig.
1-5); ma se ne allontana
per essere più allungato
e più inequilatere.
Molto maggiore è
certamente il numero,
delle coste. Vi sono
ancora altri caratteri
che valgono a
differenziare la nostra
nuova specie dalle altre
che più le assomigliano.
Dimensioni.
Lunghezza
massima
mm. 130
Larghezza
massima
mm. 100
Spessore
massimo
mm. 43
Mi auguro di trovare
altri esemplari meglio
conservati per poterne
dare una esatta
descrizione.
Modiola, sp. ind.
Riporto a questo genere
un modello interno di
una valva che mi sembra
appartenervi. È una
forma molto affine alla
M. marginata; Eickw, (Hornes,
op, cit. pag. 350, tav,
XLV, fig. 6a, b),
(309)
ma di dimensioni più
piccole. Infatti è lunga
mm. 20 e larga mm. 11;
l’altezza della valva è
di mm.7.
Ficula condita Brong.
Sp.
1823. Brongniart, Mem.
Vicent., pag. 75, tav VI
fig. 4a, b (Pyrula).
1847. Michelotti,
Dscript. D. foss. Mioc.
Pag. 276 (Pyrula).
1856. Hornes, op. cit.,
vol. I, pag. 270, tav.
XXVIII, fig.4-6 (Pyrula).
1876.
Locard, op. cit.
Pag. 15.
1880. Seguenza, Le Form.
Terz. Reggio-Calab. Pag.
51.
1883. De Gregorio, Sul
Miocene di Nicosia, pag
20.
1887. Mariani, op. cit.
pag. 39.
1887. Pantanrlli e
Mazzetti, op. cit. pag.
32.
1887. Parona C.F. op.
cit. pag. 346.
1891. Sacco, I Moll.
Terr. Terz. Piemont. Lig.
Pag. 23, tav. I, fig. 27
a, b.
La presente specie è
rappresentata da
parecchi individui, di
diverse dimensioni,
sempre però allo stato
di modello interno; un
solo esemplare
fortunatamente fa
scorgere una piccola
superficie
dell'ornamentazione
esterna, che è
caratteristica per la
forma. Se si volesse
seguire il Sacco
potremmo riferirne
gl'individui a più di
due specie o varietà. Le
dimensioni diverse
possono essere causate
dalla diversa età, tanto
più che non si
discostano di molto
dalle proporzioni delle
figure, dell'Hornes e
dello stesso Sacco. La
forma trovasi nei tre
livelli del Miocene del
bacino del Mediterraneo
e specialmente nel,
Tongriano. (Oligocene.
Carcare, Dego. Mioglia,
Cassinelle) e nell’Elvezlano
(Colli di Torino, San
Raffaele, Sciolze ecc.).
Dai lavori citati si
conoscono le, altre
località. Ultimamente il
Simonellila ritrovò a
Castelnuovo nei
Monti(Fossili tortoniani
di Castelnuovo nei
Monti, 1896). Delle
varietà del Sacco, una
sola è citata nel
Tortoniano e cioè: F.
condita, var.
proreticulata Sacc.(op.
cit. pag, 26, tav. I,
fig. 31)
Dintorni di
Tagliacozzo
Per ben intendere le
faune della valle dell’Aniene
è necessario che
descriva una fauna
Miocenica, da me
raccolta presso
Tagliacozzo, vicino
all’ultimo casello
ferroviario ed a mezza
via fra Tagliacozzo e
Sante Marie.
(311)
34
G. DE
ANGELIS D’OSSAT
Balanophyllia
praelonga Michtti
1838. Michelotti,
Spec. zooph dil., pag.
67.
1840-47.
Michelin, Icon. zooph,
pag. 96, tav.
VIII, fig. 15. (Turbinolia
cylindrica).
Riporto a questa specie
un nucleo interno di un
individuo molto mal
conservato, ma che
mQsti.a parecchi
caratteri specifici. Non
nascondo però la
somiglianza di questa
forma con la E.
Meneghini E. Sismonda. (Mat.
paleont., pag. 289, tav.
, I, fig. 8). È forma
coml1lle nelle colline
;di Torino, Crosara,
Dego ecc. Fossile dall'
Eocene medio sino all'Elveziano
nell'Italia
settentrionale; nel
Tongriano e Langhiano
di, Calabria (Seguenza)
; nel Piacentino di
Catalogna (de Angelis):
abbonda però nel
Miocene.
Trochocllathus crassus
Michtti.
1838. Michelotti, Spec.
zooph. dil., pag. 69,
tav. III, pag. 1. {Turbinolia
plicata).
1840-47.
Michelin, Icon. zooph.,
pag. 40, tav. IX,
fig. 2 (esclus.
2°). (Turbinolia).
1872. Reuss, Die foss.
Korallen d'oest-Ung.
Miocàns.; pag. 215, tav.
II, fig.15.
Un modello di questa
specie si riconosce
sopratutto per la forma
generale e per le
dimensioni. Esso non
deve riferirsi alla
vicina forma mitratus
Goldf.. (Petr. germ.,
pag. 52, tav. XV, fig.
5) per essere di forma
molto più tozza, per
portare i tramezzi più
sottili e serrati, per
il pedicillo meno
ricurvo. È fossile molto
frequente nel Tortoniano,
ma anche nell'EIveziano
e Langhiano. : Stazzano,
S. Agata-fosSili, Monte
Gibio, Fontanazzo
(Sardegna).
Flabellum acutum E.
1848. Milne Edwards et
J. Haime, Ann. des. Sc.
nat., ser. 3°, tav. IX,
pag. 267, tav. VIII,
fig. 6.
Un piccolo esemplare lo
riferisco a questa
specie, perchè somiglia
moltissimo a quelli di
S. Agata-fossili, che
prendono questo nome.
(311)
Verso il pedicillo è
ricurvo e porta le
creste. Sulle due facce
ci presenta due coste
più sporgenti delle
altre. L’angolo formato
dalle creste laterali è
molto vicino a 60°. I
due assi del calice
sembrano siano contenuti
nello stesso piano. E’
forma del Tortoniano
Piacentino:S.
Agata-fossilie e Zipola.
Nella stessa roccia ho
osservato due negative
di coralli di
difficilissima
determinazione pure
generica; probabilmente
appartengono al genere
Flabellum od altro
affine
Cidaris cfr. papillata
Leske. {.Dorocidaris).
Un radiolo. Deformato
pare appartenga a questa
forma, che è ancora
vivente nei nostri mari:
ma fossile anche nel
Miocene medio,
specialmente dell' alta
italia e del Bolognese :
come riporta il Manzoni
{ Gli Eehin; fos.
Sehlier. Col. BoJoflna,
pag. 5).
Pecten Malvine Dub.
1870. Hornes, Die.
Foss. Moll. Wien.,
vol.II, pag.414,
tav.LXIV, fig.5
1883. Fuchs, Beitr.
Z. Kenn.
D. Miocanf. Aaegypetens,
pag.23,41.
È questa la forma più
comune nel giacimento di
Tagliacozzo. Non è molto
conservata, anzi se ne
vedono quasi sole
impronte spesso però si
possono osservare
frammenti di conchiglie,
le quali presentano le
caratteristiche
ornamentazioni. Il
numero delle coste
allontana questa forma
dal P. opercularis L.
(26-28). Gli esemplari
che ho avanti di me
somigliano molto più a
quelli del Miocene di
Vienna per il numero
delle coste {30), che a
quelli di Sardegna (Parona,
op. cit., pag. 310). È
forma miocenica, citata
in moltissime località;
Pecten cfr.
spinulosus Munst.
1870. Hornes, Foss.
Moll.
Wien.,vol. II,
pag. 421, tav. LXVI,
fig. 3.
Un frammento di
conchiglia ed una più
larga impronta interna
mi permettono di citare,
con molto dubbio, la
presente specie. Ciò che
si osserva, ravvicina di
molto l’esemplare a
quello del Miocene di
Vienna. In Sardegna fu
trovato ne Miocene di
Fangario, Castelsardo,
S. Michele.
Pecten sp.
Vi sono molte
impressioni di un’altra
forma di questo genere,
ma è impossibile
determinarla.
Ostrea sp.
Parecchie valve di
Ostrica, non molto
conservate, non si
possono sp-ecificare.
Potrebbero forse essere
riferite, con grave
esitazione, all' Ostrea
(Placuna) langhiana,
Trab. (Trabucco, Il
Langhiano della
provincia di Firenze
pag. 7, fig. 5) ;
tuttavia non oso
affermarlo a causa della
cattiva figura che
rappresenta la forma
tipica. Se lo fosse,
secondo lo stesso autore
(l. cit., pag. 7; nota),
designerebbe le assise
tanto inferiori che
superiori del Langhiano.
Ostrea sp.
Un altro frammento
sembrami, che, con molto
dubbio, possa riportarsi
alla O. (Gryphaea)
cochlear Poli, e
specialmente alla
varietà miocenica.
(Foresti, Dell' 0.
cochlear Poli e di
alcune varietà 1880 Note
sur deux nouvelles
varietes..., 1882
Pantanelli,
Lamellibranchi
pliocenici, 1893).
Teredo sp.
Parecchi tubi calcarei,
cilindrici, irregolari.
Determinazione senza
aver veduto le valve.
Bostricophiton
Pantanelli Squin.
1890. Squii1abol, Alghe
pseudoalqhe foss. ital.,
parte 1°, pag. 40, tav.
VII fig. 5.
1891.
Id., Contrib. flor. foss.
terr. terz,-Alghe, pag.
XVI, tav. C, fig.
3.
L' esemplare che
riferisco a questa
specie, ha i ramuli
disposti a fiocco, ed
alcune volte occupa una
superficie abbastanza
larga.
(313)
37
CONTRIBUZIONE ALLO
STUDIO PALEONTOLOGICO
ECC.
Esso somiglia ai tipici
dell'Oligocene di S.
Martino in Vallata o
della valle di Tresinaro
(provin. Reggio-Emilia).
Altri esemplari di
questa forma provengono
dal promontorio di
Portofino, immediamente
sotto il conglomerato
tongriano. I numerosi
rami si dividono
dicotomicamente. Qualche
lieve differenza si
potrebbe rilevare sopra
i nostri esemplari, in
confronto dei tipici.
Chondrites affinis
Sternb.
Nel lavoro dello
Squinabol del 1891 (pag.
XVI, tav. A, fig. 1) si
trova una lunga
sinonimia di questa
forma. Il piccolo
esemplare che possiedo
corrisponde esattamente
e per la forma e per le
dimensioni a quello
figurato. È una specie
molto diffusa nel
Liguriano (S. Stefano d'Aveto,
Taggia, Madonna del
Monte, Lagaccio, M.
Creto, M. Fasce, M.
Bastia, Portofino,
ecc.), dove la citano il
Simonelli de Stefani,
Savi e Meneghini,
Pentland, de Gregorio
ecc. Gli esemplari sono
molto frequenti, ed
occupano larghe
superficie, ma è
difficile il poterli
raccogliere. Non
nascondo la grande
affinità che corre fra
I' esemplare di
Tagliacozzo e la Ch.
dolichophyllus, Squin. (Squinabol.,
op. cit., pag. XI, tav.
B).
Camerata Nuova.
Non lascio la valle del
Turano per dar conto di
un dente di pesce
trovato nel calcare
presso Camerata Nuova,
il quale fa nascere il
sospetto che parte di
quel calcare possa
appartenere al Miocene;
ma che riferisco ancora
all' Eocene.
Oxyrhina hastalis
Agassiz.
1881.
Lawley, studi comp.
Pag.93.
La copiosa bibliografia
si trova nel lavoro del
De Alessandri (Contrib.
Pesci terz. Piemont. Lig.,
pag. 13, tav. I, fig.
9,9a); ivi oltre alle
figure sono citati i
sinonimi della specie
che, per merito del
Lawley, acquistò chiari
e netti confini. Il
nostro esemplare
corrisponde
perfettamente, per tutti
i caratteri specifici, a
quelli miocenici del
Piemonte e della
Liguria.
(314)
38
G. DE ANGELIS D’OSSAT
Fra i sinonimi, per
intendere l'abitat, è
necessario che ricordi,
0. xiphodon, O.
plicatilis, 0. isoscela,
0. complanata, O.
Agassizii, 0. quadrans.
Fossile nell' Eocene:
Alabama e Carolina
meridionale.
Fossile nell' Oligocene
: Acqui, Belforte,
Mombasiglio, S.
Giustilla.
Fossile nel :Miocene:
Torino, Albugnano,
Pavarolo, Sciolze,
Baldissero, Casalborgone,
Vignale, Alba, Clavesana,
Mondovì, Stazzano,
Calcare di Malta,
M.Titano, Fangario,
Fontanazzo ecc.
Fossile nel Pliocene:
Astigiano, Moncalvo,
Savona, Siena, Volterra.
La presente forma si
estinse sul finire del
Pliocene. È abbondante
nel Miocene italiano,
,come si può rilevare
anche dal magistrale
lavoro del Bassani (Contrib.
Paleont.
Sardegna-Ittioliti
miocenici, pag. 31, tav.
I, fig. 3; tav.
II, fig.
1, 2b).Dicono che
in quelle vicinanze
siano frequenti i denti
di Pesci: ma io rinvenni
il presente ed un altro
là dove fu trovato
l'Elefante di Riofreddo
descritto dal Portis (
Contr. bac. di Roma,
vol. II, pag. 221), che
andò in frantumi, ma che
doveva appartenere a
questa forma od alla
affine 0. Desori Agassiz.
Il Mantovani ( op. cit.,
pag. 31) riferendo
questo calcare
all'Eocene, scrive:
presso il paese di
Camerata, posto in riva
al torrente Foggio, il
terreno Eocenico è
rappresentato da un
calcare bianco, a
struttura granosa,
ripieno di una quantità
enorme di pesci
placoidi.
Postpliocene.
Passiamo agli avanzi
fossili di Mammiferi,
che provengono dai
conglomerati di Subiaco:
Elephas sp.
Nel 1862 si rinvennero
nell'interno della città
di Subiaco alcuni
frammenti di difesa ed
altre ossa spettanti a
questo genere. Così è
annunziato il fatto dal
Ponzi: “Al finire del
passato aprile di quest'
anno 1862 nella città di
Subiaco, sulla strada
dei Cappuccini, nel
rimuovere le sabbie e le
ghiaie plioceniche, che
un proprietario faceva
per certe sue
costruzioni, è stata
(315)
rinvenuta una difesa e
varie ossa di un
elefante fig. 3, D.”(1).
In un lavoro posteriore
del Ponzi uscito nel
1875 (2) si leggono
queste parole: « Elephas...?
Difese rinvenute nelle
sabbie gialle di Subiaco”.
Il Seghetti {3) parla di
denti di Elephas
meridionali, mentre che
nello stesso anno in un
altro suo lavoro (4)
scrive: " dove il ch.pr.
Ponzi ebbe la fortuna di
raccogliere stupende
reliquie di E. antiquus
? " .Il Ponzi poi nel
1878 (5) dice di non
permettere
determinazione alcuna le
ossa rinvenute del monte
di Subiaco. Finalmente
il Portis (op. cit.,
pag. 230, vol. II),
crede che le ossa di cui
parla il Seghetti, siano
le stesse citate dal
Ponzi; ciò che ora mi
viene confermato da una
gentilissima lettera
scrittami dal Seghetti.
Per quanto abbia
procurato di vedere le
ossa di cui si parla,
non sono riuscito a
saperne nulla. Trovo
solamente notizie che
poco si corrispondono
fra di loro, sia intorno
all' entità dei resti,
come alla
determinazione. Infatti
non si sa se fosse una
difesa ed ossa, o più
difese, o denti
mascellari. Il Ponzi le
crede indeterminabili ed
il Seghetti le riferisce
all' Elephas antiquus
ed all' E. meridionali.
Dai dati che abbiamo
esposti possiamo
ricavare l'
assicurazione del
rinvenimento di ossa
fossili elefantine nel
conglomerato di Subiaco.
Aggiungerò poi che,
tenuto conto di ciò che
si rinviene in terreni
sincroni, probabilmente
doveva essere l' E. (Euelephas)
antiquus, Falc.
Bos taurus
primigenius Boj.
Questa specie è citata
in entrambi i lavori del
Seghetti come rinvenuta
nei conglomerati di
Subiaco, come riporta il
Portis ( op. cit., voI.
II, pag. 230). Non ho
rintracciato questi
avanzi e non so dove
essi siano conservati:
quindi nomino la specie
sull' autorità del
Seghetti.
(l) Ponzi G., Dell'
Aniene e dei suoi
relitti, pag. 30.
(2) Ponzi G., Cronaca
subappennina od Abbozz..
...pag. 27.
(3) Seghetti D., Uno
sguardo geologico al
Sublacense, 1876.
(4) Seghetti D., Un
certo fossile nel
Quaternario di Subiaco.
(5) Ponzi G., Le ossa
fossili subappennine dei
dintorni di Roma, pag.
22.
(316)
40
G. DE
ANGELIS D'OSSA.T
Rhinoceros (Coelodonta)
Mercki Kaup et Jag.
È merito del prof.
Portis (op. cit. vol. II,
pag. 230) l'aver fatto
conoscere la presenza di
questo Rinoceronte nel
conglomerato di Subiaco,
con un avanzo fossile
che da molto tempo si
conservava nel Museo
Geologico universitario
di Roma. La vera
località di provenienza
è Mora Casca, vicino
alla chiesa di S, Maria
della Valle, entro l'
abitato. Il migliore
avanzo è il ramo
mandibolare
destro, quantunque in
pessimo stato di
conservazione ed incluso
tuttora nel travertino,
Le corone dentali meglio
conservate, sono dell'
antipenultimo e
penultimo molare
inferiore, Nell' op,
cit, vengono riportate
tutte le misure che si
sono potute prendere.
Sotto questa specie come
viene largamente
dimostrato dallo stesso
Portis, si raggruppano
giustamente, tutte le
diverse denominazioni
che correvano per gli
avanzi della provincia
di Roma.
La presenza di questa
specie, abbastanza
caratteristica, serve a
riunire la fauna
mammalogica sublacense a
quelle che
frequentemente si
rinvengono presso Roma.
Cervus (dama)
euryceros Aldrov.
Rimando alla nota che
scrisse appositamente il
Seghetti intorno al
rinvenimento di questa
specie, chi ne volesse
conoscere le
particolarità tutte ( Un
cervo fossile nel
Quaternario di Subiaco
).
Gli avanzi si trovarono
nella vigna Pietrucci;
esse sono un pezzo di
mascellare con due
denti, l'osso frontale
con la base del corno,
due mezze costole, la
scapola, una vertebra e
buona parte del grosso
corno. Tutto ciò si
conserva ora nel Museo
dell’Università di Roma
fatta eccezione di un
dente e della base del
corno con parte
dell’osso frontale,
Secondo il Seghetti i
resti, dovevansi
attribuire al C.
giganteus, varietà del.
C. elaphus, Il Ponzi (Le
ossa foss, subap. pag,
27) riporta questi resti
al C. megaceros Cuv.
cioè uno scheletro le
cui ossa non logorate
dall' attrito: di
trasporto formano un
gruppo. Rinvenuto nei
travertini dell'Aniene
presso Subiaco e donato
a questo R. gabinetto
universitario. Si
distingue chiaramente
dalle sue corna sebbene
frazionate.
(317)
41
CONTRIBUZIONE ALLO
STUDIO PALEONTOLOGICO
ECC.
Della grandezza di un
bue anche questo è un
animale terziario
estinto nei tempi
post-glaciali.
Finalmente il Portis
(op. cit., voI. II, pag.
98) riporta gli avanzi
scoperti dal Seghetti
alla presente specie,
che ha come sinonimo il
c. megaceros Hart.
Infatti, confrontando i
residui fossili con le
figure e le descrizioni
che si danno di questa
forma, si vedono
corrispondere
esattamente,
specialmente con quelle
del lavoro del Cornalia,
(Mam. foss. Lomb., pag.
54 e seg., tav. XVIIIXX).
Tra gli altri sinonimi
della presente forma
dobbiamo annoverare
C. giganteus Blum., C.
irlandieus Blum., C.
hibernicus Desm., C.
platycerus Moling.,
Megaeeros hibernieus
Owen.
Museo Geologico R.
Università. Roma, 1897.
[22 gennaio]
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