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INDICE

I. -Orografia e Idrografia esterna.                      Pag.3
II. -Bibliografia.                                             Pag.8
III. Cretaceo. Pag.13
IV. Eocene. Pag.23
V. Miocene. Pag.29
VI. Postpliocene inferiore. Pag.40
VII. Materiali vulcanici. Pag.43
VIII. Magnetismo. Pag.49
IX. Postpliocene superiore e Recente. Pag.51
X. Tettonica ed Orogenesi. Pag.56
XI.

Fenomeni del Carso e caverne, Sorgenti ed Idrografia sotterranea.

Pag.59
XII. Paletnologia. Pag.66
XIII. Geologia applicata. Pag.69
XIV. Conclusione.  

Con insperato successo, studiando geologicamente l'alta valle dell'Aniene mi occorse trovare un abbondante materiale paleontologico com’ebbi già l'onore di comunicare alla nostra società (I). In quell’occasione promise di documentare con i fossili quanto aveva asserito: eccomi a mantenere la promessa. I risultati dello studio geologico e geografico sono stati pubblicati nelle Memorie di un'altra società, molto affine alla nostra (2). Se le difficoltà finanziarie non si fossero opposte, il lavoro sarebbe stato unico; ma in tal modo non venne punto lesa l'unità di  concetto. Quantunque il lavoro sia t11tt'altro che completo, tuttavia mi lusingò che riesca interessante, perché, fatta eccezione di qualche fossile del Cretaceo, le altre formazioni. erano ritenute come sterili. Le località fossilifere non sono completamente sfruttate, avendo io raccolto quanto è dato a chi è costretto a percorrere la regione con una certa velocità, a causa dei meschini mezzi. Il Miocene specialmente si è mostrato ricchissimo per forme svariate e caratteristiche. Spesso, infatti, c’è dato non solo assicurare il riferimento al sistema, ma ancora alla zona batimetrica di formazione. I fossili sono stati divisi secondo la loro età relativa e poi suddivisi per località; quelli che non ho potuto determinare, con

(l) De Angelis G., Appunti preliminari sulla geologia della valle dell'Aniene. Roma, 1896. .f

(2) De Angelis d’Ossat G., L' alta valle dell’Aniene p I. Studio geologico geografica. Memorie Soc. geogr. ital. -Anno 1987 voi. Vll.. Roma:

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qualche sicurezza, non figurano nèl presente scritto; In tal modo spero che apparisca chiaramente dimostrato il riferimento cronologico dei terreni che diedero avanzi fossili.


Triassico.

Già due volte, in brevissimo intervallo di tempo (1), ho avuto occasione di parlare della fauna trovata nelle dolomiti bituminose di Filettino. Essa, quantunque finora scarsamente rappresentata, pure a causa della forte analogia che offre con quelle della dolomia principale (Hauptdolomit) dell’Appennino meridionale, credo mi permetta affermare il sincronismo degli strati. Oltre alla somiglianza litologica e dei fossili possono addurre, a conferma di quanto asserisco, l'analogo rapporto stratigrafico con il Cretaceo sovrastante. Con ciò non voglio escludere la possibile prèsenza d’altri sistemi, come del Liassico, la cui presenza fondatamente sospettò in un'ultima e fugace escursione a Filettino. Ciò mi ha fatto nascere il dubbio sul riferimento cronologico attribuito a rocce di simile natura litologica nelle vicine catene montuose. Le dolomiti, anche in quei monti, dovranno probabilmente passare dal Cretaceo al Triassico, ciò che spero poter presto confermare con i fossili caratteristici.


Cretaceo.
Cava di Monte Affilano
.


Una località fossilifera, già da molto tempo conosciuta, è la cava del così detto Travertino di Monte Affilano, presso Subiaco. Ivi furono raccolti molti esemplari di Rudiste che si vedono in; parecchi Musei italiani. Il Clerici (2) riporta alcune determinazioni  approssimative e provvisorie. In questo giacimento non ho potuto mai riscontrare la presenza del gen. Hippurites; ma molte forme dei generi affini al gen. Sphaerulites. Solo molto probabile mi è sembrata la determinazione. del Plagioptychus Aguilloni d’Orb.,

(I) Loc. cit., pag. 15.

(2) Clerici E., La pietra di Subiaco in provincia di Roma e suo confronto col Tra!1ertino. Boll. R. Comit. geol. ital., n. l, 2. Roma., 1890. ,

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CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO PALEONTOLOGICO ECC.


che veniva prima riferito al gen. Caprina. (Zittel-Gosau, pag. 78; tav. XXVI, fig. 8-10, tav. XXVII, fig.1-8 ; D' Orbigny, Paleont. franç voI. IV, pag. 184, tav. DXXXVIII, fig. 1-6). Tuttavia, anche questa forma ci presenta particolarità anatomiche speciali. Riuscirà certamente utilissimo un lavoro monografico intorno ai fossili di questa località; per ora cito le seguenti forme:

Terebratula cfr. carnea Sow.

1860. D’Orbigny, Paleont. Franç. Terr. crét., tom. IV, pag. 103, tav. DXILI, fig. 5-8

In quest’opera è citata la lunga sinonimia della specie del Senoniano. Ho raccolto la sola valva superiore. Il pessimo stato di conservazione e la mancanza dell’altra valva mi consiglia a dare per incerta la determinazione, quantunque sia persuaso della forte affinità. Corrispondono a meraviglia la forma. generale, le linee d’accrescimento, la curvatura, l’umbone ricurvo, il piccolo foro ed il deltidio. Il.fossile sembra abbia sofferto ingenti pressioni. Nel nostro esemplare si scorgono due inflessioni con una piega nel bel mezzo. Questo carattere parrebbe allontanare il fossile da questa forma per  avvicinarlo alla T. semiglobosa Sow. (D"Orb., op. cit., pag. 105, tav. CDXIV, fìg. 1-4) ; ma se ne distingue per essere meno inflessa e per l’umbone più arcuato. Del resto anche la T. semiglobosa è dello stesso piano, con la vicinissima 1': obesa Sow. (D' Orb., op. cit., pag. 101, tav. DXIII, fig. 1-4). Credo che il nostro esemplare potrebbe costituire una forma nuova, che riunirebbe, per caratteri anatomici, la T. carnea e la semiglobosa; mostrando particolarità dell’una e dell’altra. In Francia è stata trovata in molte località del Senoniano. Nella collezione del Museo geol. univers. di Roma v' ha un esemplare che porta il nome di Nueula. Esso appartiene certamente al gen. Terebratula, presentandoci le valve dissimetriche, con l'umbone provvisto di foro ed un distinto deltidio. Con una lente si riconosce anche la speciale struttura della conchiglia dei Brachiopodi. Lo stato di conservazione è così cattivo da non permettere

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una determinazione più che generica. Certamente però spetta ad una forma diversa da quella ora citata.

Monopleura (Matheron, -1842) sp.

 Un fossile da me trovato nella Cava del Monte Affilano, credo che debba essere riferito a questo genere piuttosto raro. In Italia infatti, menziona specie di questo genere il Di Stefano in un lavoro sul Cretaceo di. Sicilia, ed ultimamente il Boehm ed il Marinelli O. nel cretaceo friulano (1). Il fossile può appartenere ad una specie con conchiglia liscia. Per quanto abbia rovistato libri non sono riuscito ad intravedere neppure un legame con altre congeneri conosciute, ciò che mi fa sorgere il sospetto che s' abbia a fare con una forma nuova. La posizione generica è fondata sopra i caratteri esterni, non potendosi esaminare gl' interni, perché le valve sono intimamente congiunte. Non seziono l'esemplare perché unico, quantunque solo in tal modo si possa raggiungere la certezza della determinazione generica. Le conchiglie non sono equivalvi., ma ornate di strie sottili e longitudinali la valva libera (sinistra) è piccola, operculiforme, con coste che si dipartono dal cardine. Sopra di essa scorrono ondulazioni longitudinali, nonche trasversali. La valva fissa (destra) è conicoschiacciata. Il ligamento non si scorge chiaramente, perché la conchiglia ha sofferto una potente pressione. Probabilmente del guscio è rimasto il solo strato interno striato, mentre che l'esterno, che  poteva ancora essere ornato, è mancante. Il D'Orbigny (Paleont. franç. Terr. Cret. tom. IV, 1860, pag. 236) riunisce il presente genere a quello di Caprotina, descrivendo sette forme del Neocomiano,.Urgoniano e –Cenomaniano. Ora però tutti ritengono ben distinto il gen. Monopleura, tra I qual il Fischer (Manuel de Conchy., pag. 1052), che ne fa una famiglia a parte (Monopleuridae e Caprinidae). Anche, lo Zittel tiene separati i due generi fra di loro ( Palaeozoologie, voI. II, pag. 75).

{l) Boehm G., Beitrag zur Gliederun,q der Kreide in den Venetianer .lpen. Berlin, 1897; Marinelli 0" La serie cretacea nei dintorni di Tarcento in Friuli.Venezia, 189.

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Nel Museo geologico universitario e nel Gabinetto di storia naturale del Regio Liceo E. Q. Visconti si trovano certi falsi fossili che portano i nomi di Caprinella, Ctprinula, Ichtyosarlithes triangutaris D' Orb., e d’Aulococeras io stesso ne ho raccolto un bel pezzo nella stessa cava. Ho potuto rivolgere il mio studio anche sopra uno splendido esemplare proveniente da Vitulano {Napoletano). Attraverso parecchi segmenti ho praticato sezioni e levigature, senza mai scorgere nulla che somigliasse, pur lontanamente, alla struttura del gen. Ichtyosarcolithes, come si può, vedere anche nel trattato dello Zittel (voI. II, pag. 79, "fig. 115, a, b); né nulla che facesse supporre il sifone e la configurazione generale del gen. .Aul.acoceras. (op. vol. cit., pag. 495, fig. 675). Sono d'avviso che simili falsi fossili si debbano riferire a nuclei Interni delle cavità di Sphaerulites. Infatti in una sezione, attraverso un segmento, ho trovato un frammento a struttura cellulosa, identica a quella che si ascrive al gen. Sphaerulites.
 

Lithodomus avellana d’Orb

1860 d’Orbigny.Paleont.franç. Terr. Crèt. Tom.III, pag 291, tav.CCCXLIV fig. 13-15


Nel Museo geologico di Roma esisteva un fossile col nome di Modiola, che riferisco, senza dubbio alcuno, a questa specie. La descrizione e le figure rispondono esattamente, come pure le dimensioni ed il loro reciproco rapporto. Le valve sono molto convesse quasi ugualmente arrotondate alle due estremità. Sopra di esse si scorgono le linee d’accrescimento con lo stesso andamento che nelle figure citate. La sua forma ovale quasi perfetta, differenzia questa forma da tutte le altre congeneri.  Questa specie fu pure raccolta da Renaux nel calcare a Caprotina ammonia, cioè nel livello inferiore del Neocomiano, ad Orgon (Vaucluse).


Dimensioni

Lunghezza massima mm.21
Spessore massimo delle due valve chiuse mm.14,5
Larghezza massima di una valva mm.14
Nella Cava d’Affile

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G. DE ANGELIS D’OSSAT

Inoceramus cfr. latus Mantel.

1822. Mante1l, Geol. of Sussex, pag. 216, tav. XXVll, fig. 10.
1828. Sowerby, Min. conch., t. VI, pa.g. 159, ta.v. DLxxm.
1836. Goldfuss, Petref. Germ., n. 21, pag.113,tav.CX,fig.6a.(I. Cordiformis).
1836. Goldfuss, Petref. Germ., n. 30, pag. 117, tav. cm, ,fig. 5.
1841. Roemer, Nord. Kreid., tav. vm, pag. 62, f
ig. 11. (I. tenuis).
1860. D'Orbigny, Palliont. franf}.
Terr. Ore"t., tom. m, pag. 513, tav. cDvm. fig. '1-2.

Dopo la consultazione di tutte le opere citate ed il paragone istituito con le relative figure, posso assicurare che se non devesi certamente attribuire a questa forma il pessimo esemplare) che si conservava nel Museo predetto, per lo meno è ad essa molto vicina. Già dal Meli era stato determinato come Inoceramus f come tale lo ha citato il Clerici (l. cit.). Si avvicina questa specie all’I. cuneiformis d’Orb.; con gli esemplari della quale ho potuto stabilire utili confronti. Solo le dimensioni sono alquanto maggiori a quelle della presente forma che del resto le somiglia e nella sagoma e nelle ornamentazioni. È specie frequente in molte località del Turoniano della Francia. (D’Orbigny).

Dimensioni:

Larghezza massima della conchiglia  mm.73
Lunghezza massima della conchiglia  mm.70

Il dubbio della determinazione è nato dal pessimo stato di conservazione del fossile della Cava di ,M. Affilano. Nello stesso materiale trovasi un'impressione,di conchiglia abbastanza chiara, ma solo di una parte di valva. Non credo di andare molto lungi dal vero se asserisco che appartiene al genere Cardium. La direzione delle coste, la loro ornamentazione,come ho potuto rilevare con contro-impronte in gesso, mi confermano. il mio riferimento. Per tutti i caratteri che si possono scorgere, la specie potrebbe appartenere od al C. productum Sow. Od al C. Moutonianum d’Orb., che sono ambedue del Turoniano "di Francia. (D' Orbigny Paleont. franç. Terr. Crtet., voI. III, pag. 31 tav. CCXLVII; pag. 34; tav. CCXLVIII).

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contribuzione allo studio paleontologico ecc.

Nei calcari, sottoposti alla pietra di Subiaco, della cava del M. Affilano che localmente prendono il nome di saponaria, trovai un’infinità di fossili; ma così malconci e calcificati, da non permettere determinazione alcuna. Ulteriori ricerche frutteranno una larga messe paleontologica, che riuscirà utile alla conoscenza del cretaceo italiano ed ai possibili paragoni coi terreni sincroni del bacino di Parigi e Londra, tanto profondamente noti.

 

Dintorni di Jenne

Oltre alle solite Spkaerulites., abbondanti in tutto il Cretaceo della nostra regione, potei trovare sotto il paese di J enne un cattivo esemplare di Echino ed uno peggiore di Nerinea, Fortunatamente il primo potei, con moltissima probabilità, determinare come Ananehytes ovata Leske sp.; mentre che per il secondo non sono riuscito che ad accertarne il tipo cretaceo, per le analogie fortissime che offre con le Nerinee di questo sistema.


Ananchytes cfr.ovata Leske sp.

Rimando per la storia, per la sinonimia e per il valore cronologico di questa specie al d’Orbigny (Paleont. franç. Terr. Cret.tom. VI, pag. 62, tav. DCCCIV, DCCCV, DCCCVI e DCCCVIII,fig.1-3), che la nomina: Eehinocorys vulgaris .Breynius. Riporto a questo,tipo un echinoide, trovato lungo la via che conduce da Subiaco a Jenne, poco prima dl arrivare alI Inferniglio. Disgraziatamente, ora l’esemplare è mancante più di quanto ebbi ad osservare appena, raccolto. Egli è per questo che ora l’esemplare non prova la determinazione data. TuttavIa si presenta con rapporti di altezza abbastanza forti; rotondeggiante in avanti, un poco  acuminato all'indietro. Superiormente regolare convessità pianeggiante la superficie inferiore; anzi un poco concava, ma rilevata sui bordI e nel mezzo: la parte più escavata e intorno alla bocca, Sono visibili le zone ambulacrali, tutte uguali fra di loro, con zone porifere uguali e con pori parimenti uguali. Le particolarità delle placche genitali ed occellari ho in parte oSservate nel frammento che ora non esiste, Qua e là l'erosione ha risparmiato qualche tubercolo che trovasi intercalato da granuli, che sembrano uguali fra  di loro.

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 G. DE ANGELIS D’OSSAT

I sopra menzionati caratteri fanno ritenere per abbastanza approssimata la determinazione di questa specie che trovasi nel 22° piano del d’Orbigny. di cui è caratteristica. Fu raccolta l' Ananchytes ovata in moltissime località del, bacino Anglo-parigino della Creta bianca; nel bacino dei Pirenei, del Mediterraneo. In Italia nel Vicentino. In Russia, Svezia e Norvegia, nell’Africa del Nord. Tutti i giacimenti spettano al Senoidiano o al Turoniano superiore. I tedeschi citano la specie nel loro Quadersandstein.

Nerinea, sp.

 Un pessimo esemplare deve essere certamente ascritto al presente genere. La conchiglia è di tipo cilindraceo, a spesse spire, con incurvatura nel bel mezzo. La bocca è molto complicata e non si scorge chiaramente, perché nel prepararla colla levigazione si è dovuto oltrepassare il piano mediano. Ogni tentativo di specificazione riuscirebbe vano; si può però assicurare che è di tipo cretaceo, come mi sono potuto convincere con l' esame di molti lavori e col confronto di parecchi esemplari. Le maggiori somiglianze le ho riscontrate con quelle specie che il d’Orbigny ha trovato Del Cretaceo (Paleont. franç. Terr. Cret. tav II, pag.72), con quelle di Gosau (Zittel, op. cit.) e finalmente con le Nerinee descritte dal Pirona; (Nuovi fossili del terreno Cretaceu del Friuli, Venezia, 1884) e dal Boehm (Beitrag zur Gliederung der Kreide in de;ì Venetianer .Alpen. Berlin, 1897).

 

Hippurites, sp.

 A mezza via circa Subiaco-Inferniglio(Jenne), trovai un frammento che certamente devesi ascrivere al gen. Hippurites. È l’unico residuo che io conosca di questo genere trovato nella nostra valle; quantunque sia stato spesse volte menzionato, ma sempre a torto; Infatti non ho rinvenuto fossili di questo genere nelle Collezioni del Museo geologico universitario, del R. Liceo E.Q. Visconti (Roma) e del Seminario di Subiaco. Fortunatamente il frammento ci fa riconoscere l'ornamentazione esterna, che somiglia di molto a quella dell’Hi. Organisan Desmoulins, sp. {d'Orbigny., Paleont., franç.,

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CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO PALEONTOLOGICO ECC.

tom.IV,pag.173, tav. CXXXIII,fig. 1-7). E’una specie ben conosciuta anche nel cretaceo dell’Italia settentrionale (Catullo, Taramelli, Pirona).
L’ Hi. Cornovaccinum Bronn., appartiene al calcare Turoniano superiore e propriamente al sotto-piano Angoumien dei francesi.(1)

 

    EOCENE

Presso la stazione di Mandela il dott. Tellini estrasse una placca di Diodonte, che formò oggetto di studio al prof. Portis (Di alcuni gimnodonti fossili italiani, 1889). Solo questo è il fossile conosciuto in questo sistema, e disgraziatamente ben poco è dato aggiungere, dacchè le numerose impronte di Pecten che si riscontrano nelle rocce, non permettono determinazione specifica, essendo sempre rotte e mal conservate. Se nella valle alta dell'Aniene, propriamente detta, sono scarsi gli avanzi fossili, non è così lungo la valle del Licenza e nei dintorni di Orvinio. Ivi il Tellini con lo scrivente raccolsero molti fossili, non ancora determinati. Anche il Meli cita residui fossili in queste regioni eoceniche. [Sulla presenza dell'Iberus (subsect. Murella) signatus Fer. (Heli-cogena) nei monti Ernici e nei dintorni di Terràcina. Siena, 1894].

 

Dintorni di Castelmadama

Presso Castelmadama, del versante dell’Aniene, trovasi un calcare ricchissimo di Nummolitidi, fra le quali ho potuto determinare: Non so dove il Mantovani(Descr. Geol. Camp. Rom.,pag.30) abbia trovato il Micraster cor-anguinum,Agass., la Belemnitellamucronata, D’Orb.,e l’Anicloceras gigas, D’Orb.,citandole complessivamente per i Monti Simbruini, Lepini ecc. Sarebbe stato di grande interesse conoscere la località di forme così caratteristche, che designano abbastanza nettamente piani determinanti, che per noi sarebbero riusciti preziosi. Vane furono le mie ricerche nella collezione del Mantovani(R.Liceo E.Q.Visconti.Roma), che dal Neviani, con intelletto ed amore, è stata rimessa in ordine dal deplorevole disordine in cui giaceva.

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Orbitoides Gumbeli Seg.

1880. Seguenza, Le formazioni terziarie della provincia di Reggio(Calabria), pag. 45, tav. IV, fig. 9a-c.
Corrispondono tutti i caratteri; le dimensioni non sono delle, più vistose, raggiungendo di frequente 6-8 mm. di diametro; vi sono però frammenti che dovevano fai parte di individui più grandi.
Il Seguenza ( Terz. Calab.) raccolse la specie ad AIitonimina (Calabria) nel Tongriano ; ecc.


 

Orbitoides (Diseoeyelina Giimb.) papyraeea Boube.

Questa forma, con le solite compagne, indicano il Bartoniano ed il Parisiano; come asserisce il Tellini. Majella (Tellini, Le Nummulitidi della Majella. Isole Tremiti e promontorio Garganico, 1890, pag. 60; Le Nummuliti della Majella, 1891, pagina 7) ; Dintorni di Taormina (Tellini., Relas. eseurs. Boe. geoi., 1892. pag. 9) ; Isole Treilliti (Tellini, Oss. geol. sulle isole Tremiti e Pianosa, 1890, pag. 28).

 

Orbitoides stellata d'Arch.

n Rovasenda cita questa forma a Gassino (I foss. di Gassino, 1893, pag. l). Le stesse specie vennero raccolte dal Tellini nello sbocco, a sinistra, della valle del -Licenza; alle falde del colle su cui, riposa Mandela. L' assieme di questa, faunula e la vicinanza delle .,roccie vicine del Bartoniano, ci fanno riferire gli strati o allo stesso Bartoniano od al Parisian6. Molte Nummulitidi si raocolgono pr~sso Orvinio e sopra li paese di S. Gregorio da Sassola (Tivoli). In quest' ultima località; predomina la Nummulites perforata d' Orb.., con una compagna, che probabilmente è la N. Lueasana de Fra~c. Secondo le idee del Tellilli (op. cit.); questa coppia accennerebbe al. Pil.risiano inferiore. Non trovai sino adora Nummulitidi determinabili in altre località, quantunque già altri assicuri di averne trovate; come Murchison, Seghetti ecc.

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CONTRIBUZIONE ALLO STUIDIO PALEONTOLOGICO ECC. 13

Nel Palombino del Monte Affilano (L' alta  valle dell' Aniene.. pag. 20); rinvenni abbondatissima un' orbitoide che probabilmente è l'0. dilatata,. comune nell' Eocene appennino.

Miocene.

Trascrivo l'elenco generale dei fossili animali che ho trovato in questo sistema e che mi permisero lilla determinazione. Meno la Cleodora e l'Orbulina universa, rinvenute presso Subiaco, le altre specie sono tutte nuove per la valle dell' Aniene e del Salto.


PROTOZOI.

Haplophragmium globigeriniforme   Parker et Jones
Globigerina bulloides   d'Orb.
"                    " var. trilobata   Reuss.
"           bilobata   d'Orb.
"           helicina   d'Orb.
"           conglobata   Brady.
"           digitata   Brady.
Orbulina universa   d'Orb.
"         porosa    Terquem.
Discorbina globularis    d'Orb.
"          turbo   d'Orb.
"          arcuata   Reuss.
Truncatulina humilis  Brady.
Pulvinulina Soldani   d'Orb.
"           canariensis   d'Orb.
Rotalia Beccarii  Lin.
Amphistegina rugosa d'Orb. ecc.

CELENTE

Heliastraea ellisiana   de Franc.
Balanophyllia praelonga   Michtti;
Trochocyathus crassus   Miehtti.
Flabellum acutum  E. H.
Flabellum sp.

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ECHINODERMI.

Spataginus austriaeus   Laube.
Pericosmus latus    Herklot.
Cidaris cfr. papillata   Leske.
Echinolampas Mazzettii  sp. n.
Scutella   sp.

MOLLUSCOIDI

Scrupocellaria elliptica   Reuss.
Melicerita fistulosa   Lin.
"          Johnsoni    Busk.
Onyehocella angulosa   Reuss.
Cribrilina radiata   Moll. sp. (Esehara).
Sehi3oporella polyomma Reuss.
Smittia exarata    Reuss.
Eschara porosa    M.E.
Crisia Hornesi    Reuss.
Idmonea disticha   Goldf.
Hornera striata   M.E.
Heteropora stipitata   Reuss.

MOLLUSCHI.
(Lamellibranchi)

Malletia Caterini   Appelius.
Teredo norvegica    Spengler.
Pecten karalitanus  Meneg.
"      aduncus     Eickw.
"      Malvinae    Dub.
"      spinulosus    Munst.
Ostrea digitalina    Dub.
"      lamellosa     Brocchi.
"      langhiana     Trabucco.
Venus deleta       Michtti.
Cytherea erycina    Lin.
Cardium    sp. n.

(Gasteropodi)

Ficula condita    Brong.

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(Pteropodi ecc.)

Balantium pedemontanum    May.
Carinaria Hugardi     Bell.
Vaginella depressa    Daud.
Cuvieria intèrmedia    Bell.
Cleodora pyràmidata    Lin.

ARTOPRODI
(Cirripedi)
Lepas malladrina Seg. Territorio di Sambuci

Nel territorio di Sambuci, al Quarto di Giovanzano, negli strati calcarei e calcareo-arenacei, ricchi di cilindri riferiti, a torto, a fucoidi, furono trovati i seguenti Echinodermi:

Spantagus austriacus LAUBE

 I tre esemplari, di uno di pessimo stato di conservazione, fanno riconoscere tutti i caratteri specifici descritti da LAUBE. Perfetta è la corrispondenza alle figure citate dal Manzoni. Il guscio è solido, abbastanza spesso, spatizzato. Fasciolo subanale ben distinto, ornato di granulazione militare; non se ne conoscono le spine. Somiglia moltissimo allo S.purpures, vivente, ed allo S.Perroni Cotteau, del Miocene di Corsica. Le dimensioni sono fra le medie secondo i dati del Manzoni: l’altezza però è quasi massima, raggiungendo i mm. 30.

Diametro longitudinale mm. 93
Diametro trasversale mm. 88

Le misure si riferiscono all’esemplare meglio conservato e che non sembra aver subito schiacciamenti di sorta. Si trova nei depositi di spiaggie e di mare profondo del Miocene medio; come a Bologna {Schlier), Montese, Fontanazzo, Corsica (C. F. Parona. Appunti per la paleontotogia della Sardegna, Boll. S(lc. geol. ital., voI. VI; 1887). È specie caratteristica dello , Schlier (11° Pian. Med.).. Quarto di Giovanzano (Sambuci).

Pericosmus latus Herklot.

 1880. Manzoni, Echinodermi fossili della molassa serpentinosa e supplemento 1 agli Echinodermi dello Schlier delle colline di Bolo.qna, pag. 5, I tav. II, fig. 16, 17.

Corrisponde esattamente ai caratteri descritti dal Manzoni ultimamente ho potuto esaminare due altri esemplari (uno, con metà guscio e l',altro molto avariato) che con molta probabilità si devono unire a quello che abbiamo ascritto alla presente forma.È specie finora esclusiva, mente miocenica. E' stata trovata in giacimenti del Miocene medio di Torino, di Bologna, dell' Isola di Corsica e di S. Marino.

Echinolampas Mazzettii n. sp.

 Specie di medie proporzioni, di poco allungata, arrotondata nella, parte anteriore, ed alquanto ristretta nella posteriore, appena accennata la forma a rostro. La faccia superiore è alta e parecchio introflessa nella regione anteriore. la faccia inferiore è subconcava, ma molto obliterata; in essa però si distinguono le granulazioni miliari. Nulla si può dire del peristoma e del periprocto. Le aree ambulacrali petaloidi, ben sviluppate non si può scorgere  con certezza se terminano aperte; sono depresse;con pori disuguali; gl'inerni rotondi, allungati gli esterni. Una zona porifera manca. Non si scorgono chiaramente i rapporti fra i diversi fori e della relativa lunghezza delle zone ambulacrali; per le quali ragioni è impossibileprecisare il numero delle coppie dei fori dei quali sono arrivato a contarne 34-38. Questi si rendono più vicini accostandosi verso il peristoma. Le zone interambulacrali sono gonfie. I tubercoli sono quasi tutti obliterati, ma dove si scorgono sono abbondandi, uguali e divengonopiù piccoli e frequenti verso il peristoma.

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si scorgono pure le granulazioni intermedie, fine ed abbondanti.




Echinolampas Mazzettii n. sp. Grandezza naturale
 

La sommità ambulacrale è alquanto eccentrica verso l’ avanti. Guscio solido, abbastanza spesso, profondamente spatizzato.

Dimensioni

Altezza massima mm. 34
Lunghezza massima faccia inferiore mm. 78
Larghezza massima faccia inferiore mm. 67

La presente forma si tiene facilmente distinta dall’ Echinolampas hemisphaericus Lk, nonché dall’ E. depressa Gray. (agassiz a., revision of the Echin., pag. 335 e 551, pl. XVI),(Manzoni, suppl.cit., pag. 4, tav. I,fig. 4-15);similmente da tutte le altre forme finora conosciute nel Miocene e nell’ Eocene, come ho potuto accertarmi con la consultazione della classica opera del Cotteau: Paleont., franç., tomo II (eoc) pag. 5 e segg. Stabilisco quindi questa nuova forma dedicandola, con rispetto e riconoscenza, al Mazzetti, rapito all’affetto e alla stima della famiglia geologica italiana, che con lui a perduto il più profondo conoscitore di Echinodermi fossili terziari italiani.

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G. DE ANGELIS D’OSSAT

Scutella sp.

 Presso la località citata in quei di Sambuci, erratico, trovai un Echino molto malconcio. Esso certamente appartiene a questo  genere, ma nulla si può dire della sua posizione specifica. I legami più intimi li ho trovati con le forme del genere rinvenute nel Miocene Torinese, Sammarinese, Bolognese, Calabresè e Sardo. In molte sezioni microscopiche praticate attraverso la roccia attaccata al fossile mi ha mostrato infinite sezioni di Foraminiferi dei generi: Globigerina, Orulina, Robulina, Textularia ecc. mai però forme del gen. Nummulites.

Vicinanze di Pisoniano.

 Sotto il celebre santuario della Mentorella, in quel di Pisoniano, negli strati calcarei-argillosi rinvenni un bellissimo esemplare della seguente specie :

Heliastraea ellisiana de Franc.

1840-47. Miche.1in, Icon. zooph., pag. 60, tav. XX, fig. 8. (Astraea astroites).
1857. Meneghini, Paleont. de la Sardaigne, pag. 620. (Astraea acropora).,
1861. Miche.1otti; stud. Mioc. inf" pa.g. 46. -
1876. Locard, JJe8C. de la faune d. terr. tert. de la Corse, pag. 228.
Syn., vedasi M. Edwards, Hi8t Corall., tomo n, pag. 467.

Polipajo massiccio, polipieriti poco divergenti, allungati e serrati. I calici sono vicini, alquanto ineguali, circolari e poco deformati. Le. coste però sono ben distinte, sottili e vicine, alternativamente più grosse e più tenui. La columella è poco sviluppata. I setti molti, sottili, ineguali e larghi. Nella superficie, ottenuta per levigazione, le teche si mostrano. indipendenti. Le traverse esotecali eccessivamente serrate, lontane appena di un quarto di millimetro; esse sono ramificate e dolcemente inclinate.Le superfici dei setti sono fortemente granulate. Le traverse endotecali sono molto inclinate, subvescicolari ed appena lontane di mezzo millimetro.

(295)


Dall’esemplare, quantunque non sia in ottimo stato, pure con le sezioni praticate e dalle rotture naturali, si possono raccogliere tutti i caratteri della specie. In una cavità del polipaio è annidato un frammento di balanus. Nella nostra regione deve essere molto rara, non avendo trovato, nelle molteplici escursioni, che un solo esemplere. La specie è citata spesso per confermare la mionecitàdegli strati che la contengono. Del resto dal Tongriano arriva al Tortoniano: Stazzano. S. Agata-fossili, Colli di Torino, Dego, Fontazzano (Sardegna), Bonifacio (Corsica), Calabria, Dax, Creta, ecc.

Dintorni di Mandela 

 Presso il paese di Mandela, nella località. Frattocchie, negli strati di argilla .indurita rinvenni una discreta fauna, abbastanza caratteristica. Laonde senza dubbio questi strati passano dal Pliocene, cui erano stati riferiti, al Miocene. Similmente furono trovati fossili,nelle stesse argille, lungo la via del Pozzo e proprio dove questa riceve la via del Colle. Anche al Colle Cappellino, nel podere c9munale coltivato da Alessandro Attili, si rinvenne una bellissima fauna di Briozoi, del quale con il validissimo aiuto del prof. Neviani, che ringrazio dal cuore, riuscii a determinare qualche forma. I fossili delle due prime località. sono sotto il paragrafo (A) e sotto (B) quelli della terza.

A

Balantium pedemontanum Mayer (Cleodora)

 1872.Bellardi.I molluschi dei terr.terz. del Piemonte e della Liguria, pag.31, tav. III,fig. 10 a,b,c.

Questa specie è rappresentata da un unico esemplare, in pessimo stato di consevazione. L’impronta è così ben chiara e netta da non dar luogo a dubbi nella specificazione. Il Michelotti riferisce per errore, come giustamente asserisce il Bellardi, il B.pedemontanum alla Cleodora Riccioli Calend.; specie ben distinta e diversa dai fossili del Miocene medio del Piemonte. Michelotti, Foss. Mioc., pag. 147, 1847). Il Bellardi, con ragione,

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l' assegna a questo genere, mentre il Mayer l'ascrisse al gen. Cleodora (Journ; conch., voI. XVI, pag. 104, tav. II, fig, 2).
Miocene medio.Colli Torinesi, Pino-Torinese, Termofourà, Valle dei Salici (Bell.).
Miocene superiore. Serravalle Scrìvia; Acqui (Mayer).
Ftattocchie (Mandela).

Carinaria Hugardi Bell.

 1872. Bellardi, op. cit., pag. 37, tav. III, fig. 22.

La presente specie fatta di pubblica ragione nel 1847 (Bellardi in Sismonda), fu ritenuta per buona dal d'Orbigny (Prodr:, voI. III; pag. 96) e dal Pictet ( Trait. de Paleont., 2&, ed., voI. III, pag. 315; tav. L XX, fig. 12). L' esemplare che vi si riferisce non è intero, tuttavia presenta quanto è necessario per determinarlo; specificamente e per rilevarne le differenze dalla congenere C.
Paretoi Mayer (Journ conch., voI. XII, tav. II, fig. 4) del Miocene superiore. L' esemplare delle Frattocchie (Mandela) differisce da quello che fu trovato nelle argille vaticane (Roma) e che spetta a questo genere. Miocene medio. Rio della Batteria (Bellardi).

Vaginella depressa Daud.

1800. Daud, Bull. 8oc. Phil., n. 43, pag. 1.
1825. Basterot, Mem. Bord., pag. 19, tav. IV, fig.116.
1851. HIJrnes, Moll. foss.
W~en., voi. I, pag. 663,tav. L, fig. 42.
1872. Bellardi, Moll. terr. terz. Piemont. e, Lig., Pag. 34 {con sinonimia).

Riferisco a questa forma parecchie impronte e residui di conchiglia; che per le dimensioni, per la forma e la delicatezza del guscio ottimamente concordano con essa. infatti il guscio è sottile, elongato, ventricoso, depresso, nella parte inferiore ristretto ed appuntito e porta due carene lateralmente. Si restringe nella parte superiore. La depressione e le carene l’ allontanano facilmente dalla Vaginella Calandrelli Michtti.(Foss. Mioc., pag. 147; Bellardi, op.cit. pag. 35,tav. III;pag. 11), della v. testudinaria Michtti. (Bellardi, op. Cit., pag. Cit., tav. III fig. 18. Anche

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21

CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO PALEONTOLOGICO ECC.

 le dimensioni la differenziano di parecchio. Dall’impressione piùnetta e dai  resti meglio conservati, ricavo le seguenti dimensioni.

Lunghezza media mm. 8
Larghezza media mm.2

 Non posso però celare, nei nostri esemplari, la presenza di qualche carattere che non sarebbe della presente specie, con cui del resto ha le maggiori affinità. Miocene medio. Colli Torinesi, Rio dellla Batteria, Villla Forzano, Baldissero nelle sabbie serpentinose (Bellardi). Reggio Calabria (Seguenza, La form.terz.prov.Reggio, 1880, pag.60, Langhiano); Varano (Mariani, La Molassa Miocenica di Varano, 1882, pag. 20); Castelsardo (C. F. Parona, op.cit, pag 335). E’ questa una forma tuttora vivente nel nostro Mediterraneo e che comparve nel Langhiano.
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela).

Teredo Norvegica Spengeler.

1847. Michelotti, Descr.d.foss.mioc.de l’I)t.sept., pag. 131
1870.Hornes,Die foss. Moll. Wien., pag. 8, tav. I, fig. 6.
1887. Mariani, Descriz.t
erz.mioc.ecc., pag. 37.

E’ una determinazione alquanto dubbia, perché non sono riuscito a vedere le valve della conchiglia. Si trovano tubi a guscio sottile, ripieni di sostanza marmosa, irregolarmente cilindrici, schiacciati, talvolta un poco curvati. Somigliano anche per le dimensioni, che talora sono poco minori di quelle delle figure citate. Nutro però il dubbio per alcuni cilindretti, cui non aderisce il tubo calcareo; perché potrebbero essere riempimenti di cavità lasciati vuoti dal passaggio di altri animali. Qualche esemplare si potrebbe chiamare T. appenninica, tanto frequente nel miocene italiano. E’ una specie citata in quasi tutte le faune mioceniche: Vienna, Sardegna, Bolognese ecc.
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela)

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Malletia cfr. Caterini Appelius.

1871.Appelius, Catal. Conchigl. Foss. Livorno, pag.105, tav. VI, fig.1 a,b(Leda)
1872.Ponzi, Foss.bac.roman. Fauna M. Vaticano, pag 3(Solenella transversa)
1875.Bellardi,Monog. Nucul.foss.Piemontee Lig., pag.26, fig. 23 a,b,c (M. tranversa)
1877. Seguenza, Nucul. Terz. Provin. Merid., pag.23

Riferisco, con qualche dubbio, alla presente forma tre impronte le quali appartengono certamente al presente genere e che si accostano, per i caratteri che ci mostrano, a questa specie. Non manca nei nostri esemplari qualche tenue differenza che li allontana dal dato  riferimento ed anche dalla M. Bellardi Seg. (op. cit., pag. 23, tav. III, flg. 11, 11a). Infatti dell' ultima è più lunga ed ha diversa I' inflessione del lato boccale ed anale. Molto invece somiglia agli esemplari del Vaticano (Roma) che il Ponzi, chiamò: Solenella transversa; ma questi relativamente sono più corti. Anche con gl'individui del Piemonte troviamo forti analogie. Non posso dire altro se non trovo migliori esemplari. È forma trovata nel Pliocene tanto Piacentino che Astiano M. Vaticano, Livorno, Genova, Castelnuovo d' Asti, Calatabiano ecc. ecc.
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela).

Lepas mallandriniana seg.

1876 Seguenza; ,Ricerch. Cirrip. terziar.prov. Messina, pag.l, tav. VI; fìg. 1

Sono molto rari i fossili di questo genere nei terreni terziari italiani. Il Seguenza occupandosene istituì due forme, quella citata e la L. signata, riconoscendo nel suo Zancleano (Scoppo) la L.Hilli Leach, (Turckey's  Congo Expedit., pag. 413; 1818 [PentaLasmis]. Ultimamente il de Alessandri ( Contrib. allo studio dei Cirripedi foss. D’Ita., pag.22) annovera le sole quattro forme : L. Hillii mallandriniana. Rovasendai n. sp., anatifera. I molti èseri1plari che ebbi la ventura di raccoglierei si differenziano abbastanza facilmente dalla L. Hillii, per le minori

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dimensioni e per la mancanza di linee radianti. Grandi invece sono i legami che avvicinano i nostri fossili alla L. mallandriniana. Infatti le dimensioni corrispondono esattamente. Le valve sono sottili e levigate. Lo scudo, che quasi solo si mostra nei nostri esemplari, è triangolare con I' apice molto acuto, liscio alla superficie esterna; solo nel margine tergo-laterale si vedono linee di accrescimento. Le linee radianti mancano assolutamente. Verso la parte inferiore, cioè nel margine basale, ci si presenta convesso; specialmente verso l' umbone ; la valva è depressa od appianata nella regione superiore, cioè verso il margine tergale. Il margine tergo-laterale è superiormente retto o poco incavato per divenire inferiormente molto' ricurvo. Il margine basale quasi retto. Il rilievo che dall' umbone si porta ali' apice è ben distinto. La specie fu istituita sopra un solo scudo, che aveva le stesse dimensioni degli scudi trovati a Mandela.

Lunghezza dello scudo mm. 6-10
Larghezza"          " mm. 5-6,5.

Disgraziatamente i fossili non sono ben conservati e poche sono le valve intere; tuttavia è la specie più abbondante e quindi, a ragione si possono chiamare argille a Cirripedi.
Tortoniano : Eisato, Marina di Casteana (Seguenza).
Frattocchie, Via Pozzo (Mandela).

Ho lavato molto materiale argilloso e ne ho ottenuto una quantità immensa di Foraminiferi, molto svariati. Predominano i generi: Globigerina. Orbulina. Textularia. Polystomella e tanti altri. Mi parve il materiale tanto interessante, che pensai di mandarne parte al Fornasini, acciò, con la sua abilità, ne redigesse un elenco più completo che avesse potuto. Fra i gusci  Foraminiferi vidi parecchi radioli, piccolissimi; di Echini.

B


Scrupocellaria elliptica Reuss.

1847. Reuss, Die fossilen Polyp. Wiener Teriarbeckens, pag. 56, tav. IX, fig. 7, .8 ;(Bactridium).
1869. Reuss,Aelt. tertiàr.
Alpen, II, pag. 48, tav. XXIX, fig. 3.
1880. Hincks, Brit.mar. polyz., pag. 46, tav. VI,fig. 5,6.
Sinonimia, vedi Neviani (Briozoi Livorno, pag. 110)


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G. DE ANGELIS D’OSSAT

 Questa specie è rappresentata da pochi zoeci mal conservati, ma riconoscibili. Fossile dal Cretaceo: vive nell' Atlantico in acque poco profonde. Il Neviani (Brio:. postpl. del sott. suol. di Livorno, pag. 110) differenzia molto chiaramente la presente specie dalla S. scruposa L. Fossile in Italia. Post-plioc. di Livorno, Spilinga (Neviani)  Pliocene; Palo (Terrigi) ; Castrocaro, Castell' Arquato (Manzoni) ; I Plioc. e Miocene di Reggio Calab. (Seguenza) ; Oligocene, Val dl Lonte (Reuss) ; Miocene d' Austria ed Ungheria (Reuss).

Onychocella angulòsa Reuss.

1869. Reuss, Piil. Stud. Crosara, pag. 253, 262, 291; tav. XXIX, fig. 9, 10- (Membranipora).
1875. Manzoni, I Briozoi plioc. ant. di Castrocaro, pag. 8, tav. I, fig. 11 (idem).
1891. Waters, North;-Ital. Bryoz., I parte, pag. 9; tav. I, fig. 20 ( con sinonimia).
1895. Neviani, Brioz. foss. Farnesina, pag. 21, tav. I, fig. 6.

L' esemplare è con portamento di Vincularia, come quello trovato dal Neviani a Mosciano (Brio$. eoc. Mosciano, pag. 6). Secondo il Waters (op. pag. cit.) il nostro esemplare trovandosi in quello stato peculiare si dovrebbe avvicinare alla Eschara exea- vata, Reuss. (Foss. Pol1lp. Wien. Tertiar., pag. 72, tav. VIII, fig. 36), che considera come varietà della presente specie Vive nel Mediterraneo (Manzoni) ; Mari, Madera (Busk), Florida (Smitt) prof. m. 75. Fossile: Post'-plioc. Spilinga (Neviani): Pliocene, Farnesina (N eviani), Castrocaro, Castell' Arquàto, Pisano(Manzoni); Miocene, Colline di Torino, Modena, Dego, Crosara; Austr.-Ungher. (Manzoni); Eocene, Mosciano (Neviani).

Melicerita fistulosa Lin.

1895. Neviani, Brioz. foss:. Farnesina pag. 23, tav. I, fig. 12.

Nel Waters (Br1lo. S. 1iJ7: Victoria, pag. 319, tav. XIV, fig. 1, 2, 10, Il) si trova la lunga sinonimia. Spetta il merito all' Hincks di aver chiaramente distinto questa specie dalla Congenere M. Johnsoni. In Italia era citata con nomi diversissimi.

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CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO PALEONTOLOGICO ECC.

 Vive Nel Mediterraneo ed è diffusa negli altri oceani; alla profondità dì m. 5-200. Fossile nel Post-pliocene: Livorno, Rodi; Spilihga ; Pliocenè: Farnesina, Càstrocaro, Emilia, Calabria; Miocene: Calabria, Austria- U ngherià. È fossile pure nell’ Eocene.

Melicerita Johnsoni Busk.

1895. De Àngelis, Brioz. Cataluna, pag. 8, tav. B. fig. 2-5.
1895. Neviani, Brioz. foss. Farnesina, pag. 24, tav. I, fig. 15-17.

Nell' opera dell' Hincks (Brit. Mar. Poly:., pag. 112, tav. XIII, fig. 9-12) sì trova la lunga sinonimia. Non era stata mai trovata nel Miocene. Ultimatmente il Neviani (Briozoi neogenici di Sardegna. pag. 15) la cita nel Grès di Sa Scala e Scala Chilivoi (Orosei).  Vive nel Mediterraneo, Atlantico. Fossile nel Post-plioc. Di Livorno; Pliocene, Pisa, Acquatraversa, Valle dell' Inferno, Farnesina (Roma).

Schizoporella polyomma Reuss.

1847. Reuss, Die foss. Polyp. Wiener Tertiar., pag. 71, tav. VIll, fig; 33, (Esckara).
1877; Manzoni; Brioz. foss. Aust.-Ung., pag. 15, tav. VIII, fig. 27 tav. IX, fig. 28 (Esckara).

Un piccolo polizoario deve essere ascritto a questa specie. Esso presenta circa 10 zoeci, abbastanza ben conservati. È una specie trovata dal Reuss nei calcari di Leitha e dal Manzoni in molte località del Miocene di Austria ed Ungheria.

Smittia exarata Reuss.

1847. Reuss, Foss. Poiyp. wien. Tert ,pag. 61; tav. VII, fig. 32. (Cellaria).
1869. RèUBS, Bryoz. Von Crosara, pag.. 276,tav. XXXV, fig. 1. (.Vincularia).
1891. Waters, Nortk.;Italian Bryoz. pag. 22,tav. III, fig. 6.

Un piccolo polizoario incrostante appartiene sicuramente alla presente forma. Sgràziatamente, a causa della non ottima conservazione, non posso stabilire quale dei sottogeneri stabiliti. dalNeviani(Brio:. foss.Farnes. . 1895}debba ascriversi la nostra Smittia

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G. DE ANGELIS D’OSSAT

Tale rinvenimento è di qualche interesse per il ben conosciuto valore cronologico delle località che finora diedero avanzi di questo elegante Briozoo. Il Reuss ed il Waters la rinvennero a Val di  Lonte, e quest' ultimo anche a Montecchio maggiore, e Brendola ed a Ferrara di Monte Baldo.

Heteropora stipitata Reuss. I

1847. Reuss, Diè foss. Polyp. Wiener Tertiar., pag. 35, tav. V, fig. 19.
1877. Manzoni, Brioz. foss. Aust. Ungh., pag. 12, tav. XII, fig. 39(Eschara).

Un piccolo frammentino, isolato, come gli altri, dall’erosione ci fa riconoscere abbastanza bene i caratteri specifici. La presente forma trovasi citata solo nel Miocene di Austria ed Ungheria dal Reuss e dal Manzoni.

Crisia Hòrnesi Reuss.

1847. Reuss, (op. cit.), pag. 54, tav. VII, fig. 21.
1891. Neviani, Brioz. Livorno, pag. 35, tav. IV, fig. 13.

Nell' ultimo lavoro citato è riportata intera la sinonimia ed una dettagliata discussione intorno alla specie, specialmente riguardo alla C. denticulata. La specie è rappresentata da un discreto frustolo. Fossile hel Post-plioc., Livorno; Pliocene: Palo, Castrocaro, Calablria; Miocene: Calabria (Seguenza, in tutti i piani) ; anche nel Cretaceo d’ Italia, nell'Oligocene di Soellingen (Reuss); nel Miocene dl Austria ed UngherIa (Reuss, Manzoni), nel Crag d Inghilterra (Busk)

Hornera striata M. Edw.

1877. Manzoni, Brioz. foss: Mioc: Aust. Ungh., pag. 8, tav. VII, fig. 24.

Quivi è riportata la citazione dell’opera del M. Edwards (Ann. Hist. nat. II°;ser., tom. IX, pag. 213, tav. XI, fig.1), e del Busk (Crag polyz., pag. 103, tav. XV, fig. 3; tav. XVI; fig. 5). Vi riferisco uno splendido esemplare.

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Fossile nel Miocene di Porzeteich (Mahren). Il Seguenza ha raccolto la seguente specie nel Zancleano, nell’Astiano e nel Quaternario di Calabria.

1826. G.ldfuss, ,Petr. Germ, pag. 29, 30, tav. IX, fig. 15 (Retepora).
1840-47. Michelin, Icon. zooph., pag. 204, tav. Lll, fig. 18 (Retepora).
1847. Reuss, Foss. Polyp. Wiener Tertiar., pag. 45, tav. VI; fig. 29-31.
1877. Manzoni, Brioz. foss. Aust-Ungh. pag. 5, tav. III, fig. 12, 23.

Il Reuss la cita in molte località; nei calcari di Leitha, nel bacino di Vienna ecc. Il Manzoni nell' Aust-Ungh. Il Seguenza la menziona, con dubbio, nel Tortoniano calabro. È specie altresì fossile nel Cretaceo di Maestricht e di Danimarca. Il gen. Idmonea è rappresentato da un’altra forma; ed il genere Retepora, da un piccolo e mal conservato avanzo.

Eschara Porosa M. Edw.

1836. M. Edwards, Ann. Hist. Nat., ser. VI, pag.13,tav. XII fig. 7.
1859. Busk, Crag Polyz., pag. 66, tav.XI, fig.4.
1877. Manzoni, Brioz. Foss. Mioc. Aust-Ungh., pag. 16, tav. II, fig. 34.


Fossile nel Miocene in Austria ed Ungheria (Manzoni).

I fossili citati (A) e (B), e la stratigrafia, accennano a due tempi successivi, pure sempre del Miocene medio o meglio appartenenti al 2° Piano Mediterraneo(pars,Suess). E’ vero che la fauna dei Briozoi è poco concludente, perché molte forme sono ancora viventi, oppure fossili fin dal Cretaceo; ma vi sono sempre due specie che pare vogliono indicare la facis tortoniana,essendo solo state trovate nel calcare di Leitha, e cioè: Schizzoporella Polyomma, Heteropora stipitata. Quanto poi ai fossili delle argille di Mandela basta ricordare il Balantium pedemontanum, la Carinaria Hugardi e la Lepas Mallandriniana, per essere sicuri del riferimento cronologico da noi fatto.

Subiaco

Nulla devo aggiungere nella località fossilifera del sobborgo San Martino (Subiaco), non avendovi fatto ulteriormente al 1893 altri rinvenimenti.

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G. DE ANGELIS D’OSSAT


Ricordo soltanto come questa località e le altre citate nella nota (1) debbono essere riportate al Miocene ed alla parte media, come gia feci.

Dintorni di Affile

Ad Affile nella vigna Ciuffa, sotto il Camposanto, ho trovato un calcare quasi esclusivamente costituito da conchiglie marine, non ben conservate. Ecco le forme che pòtei riconoscere.

Flabellum sp. ind.

 Una sezione di un corallario deve certamente riportarsi aquesto genere; riuscirebbe certamente erroneo qualsiasi rifelimento specifico.

Cribrilina radiata Moll. sp. (Eschara)

 L' intricata sinonimia di questa forma si può raccogliere specialmente dai lavori dell'Hincks, Pergens, Jelly, Neviani ecc. L' esemplare non si scorge chiaramente perchè ricoperto da un tenue velo calcareo. È una forma tuttora vivente nell' Atlantico e nel Mediterraneo, fu trovata fossile nell' Astiano di Barcellona (De Angelis), nel Miocene di molte località italiane e straniere. Le più antiche formazioni che la contengòno spettano al Cretaceo.

Pecten cfr. Icaralitanus Meneg.

1857. Meneghini, Voyage en Sardaigne, Paleont., vol. II, pag. 383, tav. H, fig.12.
1877.
Locard, Descript. foss. Tert. Corse, pag; 129.
1887. Parona C. F., op. cit., pag; 315.

Riferisco un modello della valva inferiore (destra) di un gigantesco pettine alla presente forma per i caratteri che è dato osservare. Certamente il Pecten deve essere ascritto al gruppo del Pecten plano-suleatus, P. solarium. P. Basseri. P. Burdigalensis ,

(1)De Angelis G.,Giàcimenti elevati di Pliocene nella Valle dell'Aniene. Roma 1893.

(2)De Angelis G., Appunti prelìminari sulla geologìa della vall dell' Aniene. Roma 1896.


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P. Karalitanus, di cui probabilmente il tipo è il P. plano-suleatus mentre gli altri si debbono considerare come varietà di quest'ultimo. (Locard, .op. cit., pag. 131}. È inutile che descriva i pochi. caratteri che vi ho riscontrato, perchè dal modello non potremo ritrarne la certezza; tuttavia cito la corrispondenza del numero delle coste, dell' angolo apicale, del rigonfiamento, del rapporto delle dimensioni ecc. ecc. Il Locard (op. pag. cit.) muove il dubbio se questa specie meneghiniana debba rientrare nella sinonimia del P. plano-suleatus, Matheron. (Matheron, Cat. des foss. Bouehes-du-Rhone, pag. 188, tav. XXXI, fig. 415 1847; Fischer et Tournouer. Invert.du mont Leberon; pag. 115; tav. XIX, fig. 21, 22 1873)

Egli pare molto inclinato a tale ravvicinamento. Il Parona (op. cit;pag.129), mentre contrassegna la specie del Meneghiriì con un punto interrogativo, si limita ad accennare al dubbio del Locard. Per quanto ho potuto osservare dalle figure dei vari Pettini del gruppo, in confronto coi nostro esemplare, sembrami che si possa tenere separata. Il Meneghini già la differenziò ottimamente dal Peeten solarium. In ogni modo il nostro fossile somiglia moltissimo al P. Icaralitanus, il quale se pure si deve considerare come sinonimo del P. plano-suleatus, non viene ad alterare il nostro riferimento cronologico. È interessante questo rinvenimento per la distribuzione topografica di questa forma o del P. plano-suleatus. Ho altresì trovato un’altra impronta che mi sembra la valva supèriore (sinistra) della stessa specie; ma non posso assicurarlo. La forma è stata Itrovata fossile nel Miocene Sardo a Nurri,a Fontanazzo ed a Fontaccio.

Pecten cfr. aduneus Eickw.

Con molto dubbio riporto a questa specie molti modelli interni di un Pectèn che somiglia molto alle descrizioni e figure che si danno della forma. Corrisponde specialmente alle deserizioni del Meneghini e del Locard, che danno per il P. Benedictus, Lk.(Locard, op. ,cit., pag. 38, Meneghini, op, cit. pag. 313 tav. G, fig. 22b, Janira)che si deve considerare come sinonimo del P. aduncus

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G. DE ANGELIS D'OSSAT


Questa specie oltre che nel Miocene Sardo e Corso, si trova anche in quello di Vienna (Hornes, op. cit., pag. 401, volo II, tav. LIX, fig. 7, 8, 9).

Il Seguenza la raccolse a Messina (Brev. cenn. terr. terz. Messina. pag.264) il Fuchs a Malta (L'età degli strati terz. di Malta, pag. 317). Il Fontannes la cita nell' Elveziano ( Terr. tert. Haut Comtat, Vanaissin, pag. 624), il Fuchs nel Miocene di Egitto (Best. Mioc. Aegypten. pag. 36). Il Mariani e Parona a S. Marco in Sardegna, il Pantanelli e Mazzetti a Montese ecc. ecc.

Pecten sp. ind.

V' ha un altro frammento di modello interno, che appartiene ad altra forma; non posso però darne neppure un riferimento qualsiasi, oltre al generico.

Ostrea tumellosa Brocchi.

1870. Hornes, op. cit., vol. II, pag. 447, tav. LXXI, fig. 1-4; tav. LXXII; fig 1-2.


Nell' opera citata si può vedere la lunga sinonimia, mentre che nel Pantanelli possiamo farci un'idea chiara sull'estensione della specie e per i caratteri e per la cronologia (Lamell. plioc.pag. 62). Essa è rimasta quasi immutata dall'Eocene sino ai nostri tempi. La valva superiore che vi riferisco è molto grande ed abbastanza spessa. Lunghezza mm. 115, largh. m. 95, spessore massimo mm. 20. Pessimo stato di conservazione. È stata pure citata in molte località mioceniche italiane e straniere.

Ostrea digitaliana Dub.

1870. Hornes, op. cit., vol. II, pag. 447, tav. LXXIII, fig. 1-9.
1886. Locard, Descript. foss. Corse, pag. 127 (O. frondosa).
1881. Seguenza,.Le form. terz. Reggio-Cal., pag. 122.
1881. Coppi, Paleont. moden. pag. 95.
1883. Fuchs, Beitr. z. Kennt. der Miocanfauna Aegyptens., Wurste, pag: 26.
1887, Mariani, Descr. dei ter, Mioc. fra la Scrivia e la Staffora, pag. 26.
1891. Parona, App. paleont. Sardegna, pag. 308.


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Tra le valve rispondono perfettamente e per forma e per dimensioni alle figure dell’Hornes, e specialmente alle figure 7-8; tuttavia i nostri esemplari sono un pochino più piccoli. E’ forma citata in molte località Mioceniche come si può rilevare dalle opere citate.

Teredo Norvegica Spelng.

Tubi calcarei, di piccole dimensioni, contorti. E’ la solita determinazione empirica non avendo mai osservato le valve. E’ frequente anche nel Miocene.

Venus cfr. deleta michtti

1861. Michelotti, Etud. Mioc. Inf., pag. 61, tav. VI, fig. 16-17


Riferisco, con qualche esitazione, a questa forma un esemplare, in pessimo stato di conservazione, perchè corrisponde esattamente alle figure citate. Il Michelotti la trovò nel Miocene di Dego.

Cytherea erycina Linn

1857. Meneghini, op. cit. pag. 562. (C. erycinoides).
1870. Hornes, Die foss. Moll. Wien., vol. II, pag. 154, tav.XIX, fig.1-2 (sinonimia).
1876. Locard, Descript... Corse, pag. 189.
1876. Fontaness, Les terr. Tert. Du haut comtat venaissin ecc., pag. 630.

Gli esemplari che riporto a questa specie sono generalmente nuclei interni, ma che spesso mostrano anche parte dell’ornamentazione esterna. Le dimensioni sono varie, ma sempre minori delle figure 1a e 1b dell’Hornes. Questa specie è molto abbondnte nel nostro giacimento e con i Pettini costituisce quasi la totalità del calcare. Forse vi potrà figurare qualche altra forma affine; ma certamente le più appartengono a questa forma, come mi sono potuto convincere con largo paragonefatto con valve provenienti da molte località italiane e straniere, che, per brevità, non descrivo. Il Panora (op. cit.) la cita in molte località del Miocene Sardo; nel corso la ricrda il Locard. Il Seguenza la menziona nel Langhiano, Aquitanio Torloniano di Calabria (Form. Terz. Reggio-Calab., pag. 52, 40, 119);


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G. DE ANGELIS D'OSSAT


il Coppi nel Tortoniano Modenese (op. cit., pag. 109); il Cafici in Sicilia nel Langhiano ed Elveziano (La ,form. miocenica Licopodia, pag. 14) ; il Pantanelli e Mazzettii a Montese (op. cit., Pag. 34).

Cardium, n. sp.

Tre gigantesche valve che appartengono a questo genere non so a quale specie debbano riferire. Per quanto abbia procurato di cercare altra specie che loro somigliasse, non ci sono riuscito. Le tre valve sono rappresentate in parte da modelli interni, che pure lasciano trasparire quanto è necessario dell'ornamentazione esterna. Per la forma generale si avvicina di molto al C. sulcatum Lk., tanto frequente nel Pliocene italiano. Secondo il Pantanelli (Lamellib. Plioc. pag. 179) questa ultima forma dovrebbe entrare nel C. oblongum Chemnitz, che appartiene al gruppo del C. norvegicum. Checchè ne sia di ciò, il nostro è di proporzioni sempre di molto più grandi, più convesso e più ricco di coste. L' esemplare più piccolo, che è il più corto, potrebbe ricordare per le sue particolalità il C. discrepans Bast. (Hornes, Moll. Wien. pag, 174, tav. XXIV, fig. 1-5); ma se ne allontana per essere più allungato e più inequilatere. Molto maggiore è certamente il numero, delle coste. Vi sono ancora altri caratteri che valgono a differenziare la nostra nuova specie dalle altre che più le assomigliano.

Dimensioni.

Lunghezza massima                                        mm. 130
Larghezza massima                                        mm. 100
Spessore massimo                                         mm.  43 

Mi auguro di trovare altri esemplari meglio conservati per poterne dare una esatta descrizione.

Modiola, sp. ind.

Riporto a questo genere un modello interno di una valva che mi sembra appartenervi. È una forma molto affine alla M. marginata; Eickw, (Hornes, op, cit. pag. 350, tav, XLV, fig. 6a, b),

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ma di dimensioni più piccole. Infatti è lunga mm. 20 e larga mm. 11; l’altezza della valva è di mm.7.

Ficula condita Brong. Sp.

1823. Brongniart, Mem. Vicent., pag. 75, tav VI fig. 4a, b (Pyrula).
1847. Michelotti, Dscript. D. foss. Mioc. Pag. 276 (Pyrula).
1856. Hornes, op. cit., vol. I, pag. 270, tav. XXVIII, fig.4-6 (Pyrula).
1876. Locard, op. cit. Pag. 15.
1880. Seguenza, Le Form. Terz. Reggio-Calab. Pag. 51.
1883. De Gregorio, Sul Miocene di Nicosia, pag 20.
1887. Mariani, op. cit. pag. 39.
1887. Pantanrlli e Mazzetti, op. cit. pag. 32.
1887. Parona C.F. op. cit. pag. 346.
1891. Sacco, I Moll. Terr. Terz. Piemont. Lig. Pag. 23, tav. I, fig. 27 a, b.

La presente specie è rappresentata da parecchi individui, di diverse dimensioni, sempre però allo stato di modello interno; un solo esemplare fortunatamente fa scorgere una piccola superficie dell'ornamentazione esterna, che è caratteristica per la forma. Se si volesse seguire il Sacco potremmo riferirne gl'individui a più di due specie o varietà. Le dimensioni diverse possono essere causate dalla diversa età, tanto più che non si discostano di molto dalle proporzioni delle figure, dell'Hornes e dello stesso Sacco. La forma trovasi nei tre livelli del Miocene del bacino del Mediterraneo e specialmente nel, Tongriano. (Oligocene. Carcare, Dego. Mioglia, Cassinelle) e nell’Elvezlano (Colli di Torino, San Raffaele, Sciolze ecc.). Dai lavori citati si conoscono le, altre località. Ultimamente il Simonellila ritrovò a Castelnuovo nei Monti(Fossili tortoniani di Castelnuovo nei Monti, 1896). Delle varietà del Sacco, una sola è citata nel Tortoniano e cioè: F. condita, var. proreticulata Sacc.(op. cit. pag, 26, tav. I, fig. 31)

Dintorni di Tagliacozzo

Per ben intendere le faune della valle dell’Aniene è necessario che descriva una fauna Miocenica, da me raccolta presso Tagliacozzo, vicino all’ultimo casello ferroviario ed a mezza via fra Tagliacozzo e Sante Marie.

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Balanophyllia praelonga Michtti

1838. Michelotti, Spec. zooph dil., pag. 67.
1840-47. Michelin, Icon. zooph, pag. 96, tav. VIII, fig. 15. (Turbinolia cylindrica).

Riporto a questa specie un nucleo interno di un individuo molto mal conservato, ma che mQsti.a parecchi caratteri specifici. Non nascondo però la somiglianza di questa forma con la E. Meneghini E. Sismonda. (Mat. paleont., pag. 289, tav. , I, fig. 8). È forma coml1lle nelle colline ;di Torino, Crosara, Dego ecc. Fossile dall' Eocene medio sino all'Elveziano nell'Italia settentrionale; nel Tongriano e Langhiano di, Calabria (Seguenza) ; nel Piacentino di Catalogna (de Angelis): abbonda però nel Miocene.

 

Trochocllathus crassus Michtti.

1838. Michelotti, Spec. zooph. dil., pag. 69,  tav. III, pag. 1. {Turbinolia plicata).
1840-47. Michelin, Icon. zooph., pag. 40, tav. IX, fig. 2 (esclus. 2°). (Turbinolia).
1872. Reuss, Die foss. Korallen d'oest-Ung. Miocàns.; pag. 215, tav. II, fig.15.

Un modello di questa specie si riconosce sopratutto per la forma generale e per le dimensioni. Esso non deve riferirsi alla vicina forma  mitratus Goldf.. (Petr. germ., pag. 52, tav. XV, fig. 5) per essere di forma molto più tozza, per portare i tramezzi più sottili e serrati, per il pedicillo meno ricurvo. È fossile molto frequente nel Tortoniano, ma anche nell'EIveziano e Langhiano. : Stazzano, S. Agata-fosSili, Monte Gibio, Fontanazzo (Sardegna).

Flabellum acutum E.

1848. Milne Edwards et J. Haime, Ann. des. Sc. nat., ser. 3°, tav. IX, pag. 267, tav. VIII, fig. 6.

Un piccolo esemplare lo riferisco a questa specie, perchè somiglia moltissimo a quelli di S. Agata-fossili, che prendono questo nome.

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Verso il pedicillo è ricurvo e porta le creste. Sulle due facce ci presenta due coste più sporgenti delle altre. L’angolo formato dalle creste laterali è molto vicino a 60°. I due assi del calice sembrano siano contenuti nello stesso piano. E’ forma del Tortoniano Piacentino:S. Agata-fossilie e Zipola. Nella stessa roccia ho osservato due negative di coralli di difficilissima determinazione pure generica; probabilmente appartengono al genere Flabellum od altro affine

Cidaris cfr. papillata Leske. {.Dorocidaris).

Un radiolo. Deformato pare appartenga a questa forma, che è ancora vivente nei nostri mari: ma fossile anche nel Miocene medio, specialmente dell' alta italia e del Bolognese : come riporta il Manzoni { Gli Eehin; fos. Sehlier. Col. BoJoflna, pag. 5).

Pecten Malvine Dub.

1870. Hornes, Die. Foss. Moll. Wien., vol.II, pag.414, tav.LXIV, fig.5
1883. Fuchs, Beitr. Z. Kenn. D. Miocanf. Aaegypetens, pag.23,41.

È questa la forma più comune nel giacimento di Tagliacozzo. Non è molto conservata, anzi se ne vedono quasi sole impronte spesso però si possono osservare frammenti di conchiglie, le quali presentano le caratteristiche ornamentazioni. Il numero delle coste allontana questa forma dal P. opercularis L. (26-28). Gli esemplari che ho avanti di me somigliano molto più a quelli del Miocene di Vienna per il numero delle coste {30), che a quelli di Sardegna (Parona, op. cit., pag. 310). È forma miocenica, citata in moltissime località;

Pecten cfr. spinulosus Munst.

1870. Hornes, Foss. Moll. Wien.,vol. II, pag. 421, tav. LXVI, fig. 3.

Un frammento di conchiglia ed una più larga impronta interna mi permettono di citare, con molto dubbio, la presente specie. Ciò che si osserva, ravvicina di molto l’esemplare a quello del Miocene di Vienna. In Sardegna fu trovato ne Miocene di Fangario, Castelsardo, S. Michele.

Pecten sp.

Vi sono molte impressioni di un’altra forma di questo genere, ma è impossibile determinarla.

Ostrea sp.

Parecchie valve di Ostrica, non molto conservate, non si possono sp-ecificare. Potrebbero forse essere riferite, con grave esitazione, all' Ostrea (Placuna) langhiana, Trab. (Trabucco, Il Langhiano della provincia di Firenze pag. 7, fig. 5) ; tuttavia non oso affermarlo a causa della cattiva figura che rappresenta la forma tipica. Se lo fosse, secondo lo stesso autore (l. cit., pag. 7; nota), designerebbe le assise tanto inferiori che superiori del Langhiano.

Ostrea sp.

Un altro frammento sembrami, che, con molto dubbio, possa riportarsi alla O. (Gryphaea) cochlear Poli, e specialmente alla varietà miocenica. (Foresti, Dell' 0. cochlear Poli e di alcune varietà 1880 Note sur deux nouvelles varietes..., 1882 Pantanelli, Lamellibranchi pliocenici, 1893).

Teredo sp.        

Parecchi tubi calcarei, cilindrici, irregolari. Determinazione senza aver veduto le valve.

Bostricophiton Pantanelli Squin.

1890. Squii1abol, Alghe pseudoalqhe foss. ital., parte 1°, pag. 40, tav. VII fig. 5.
1891. Id., Contrib. flor. foss. terr. terz,-Alghe, pag. XVI, tav. C, fig. 3.

L' esemplare che riferisco a questa specie, ha i ramuli disposti a fiocco, ed alcune volte occupa una superficie abbastanza larga.

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CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO PALEONTOLOGICO ECC.

Esso somiglia ai tipici dell'Oligocene di S. Martino in Vallata o della valle di Tresinaro (provin. Reggio-Emilia). Altri esemplari di questa forma provengono dal promontorio di Portofino, immediamente sotto il conglomerato tongriano. I numerosi rami si dividono dicotomicamente. Qualche lieve differenza si potrebbe rilevare sopra i nostri esemplari, in confronto dei tipici.

Chondrites affinis Sternb.     

Nel lavoro dello Squinabol del 1891 (pag. XVI, tav. A, fig. 1) si trova una lunga sinonimia di questa forma. Il piccolo esemplare che possiedo corrisponde esattamente e per la forma e per le dimensioni a quello figurato. È una specie molto diffusa nel Liguriano (S. Stefano d'Aveto, Taggia, Madonna del Monte, Lagaccio, M. Creto, M. Fasce, M. Bastia, Portofino, ecc.), dove la citano il Simonelli de Stefani, Savi e Meneghini, Pentland, de Gregorio ecc. Gli esemplari sono molto frequenti, ed occupano larghe superficie, ma è difficile il poterli raccogliere. Non nascondo la grande affinità che corre fra I' esemplare di Tagliacozzo e la Ch. dolichophyllus, Squin. (Squinabol., op. cit., pag. XI, tav. B).

Camerata Nuova.

Non lascio la valle del Turano per dar conto di un dente di pesce trovato nel calcare presso Camerata Nuova, il quale fa nascere il sospetto che parte di quel calcare possa appartenere al Miocene; ma che riferisco ancora all' Eocene.

Oxyrhina hastalis Agassiz.

1881. Lawley, studi comp. Pag.93.

La copiosa bibliografia si trova nel lavoro del De Alessandri (Contrib. Pesci terz. Piemont. Lig., pag. 13, tav. I, fig. 9,9a); ivi oltre alle figure sono citati i sinonimi della specie che, per merito del Lawley, acquistò chiari e netti confini. Il nostro esemplare corrisponde perfettamente, per tutti i caratteri specifici, a quelli miocenici del Piemonte e della Liguria.

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G. DE ANGELIS D’OSSAT


Fra i sinonimi, per intendere l'abitat, è necessario che ricordi, 0. xiphodon, O. plicatilis, 0. isoscela, 0. complanata, O. Agassizii, 0. quadrans.
Fossile nell' Eocene: Alabama e Carolina meridionale.
Fossile nell' Oligocene : Acqui, Belforte, Mombasiglio, S. Giustilla.
Fossile nel :Miocene: Torino, Albugnano, Pavarolo, Sciolze, Baldissero, Casalborgone, Vignale, Alba, Clavesana, Mondovì, Stazzano, Calcare di Malta, M.Titano, Fangario, Fontanazzo ecc.
Fossile nel Pliocene: Astigiano, Moncalvo, Savona, Siena, Volterra.
La presente forma si estinse sul finire del Pliocene. È abbondante nel Miocene italiano, ,come si può rilevare anche dal magistrale lavoro del Bassani (Contrib. Paleont. Sardegna-Ittioliti miocenici, pag. 31, tav. I, fig. 3; tav. II, fig. 1, 2b).Dicono che in quelle vicinanze siano frequenti i denti di Pesci: ma io rinvenni il presente ed un altro là dove fu trovato l'Elefante di Riofreddo descritto dal Portis ( Contr.  bac. di Roma, vol. II, pag. 221), che andò in frantumi, ma che doveva appartenere a questa forma od alla affine 0. Desori Agassiz. Il Mantovani ( op. cit., pag. 31) riferendo questo calcare all'Eocene, scrive: presso il paese di Camerata, posto in riva al torrente Foggio, il terreno Eocenico è rappresentato da un calcare bianco, a struttura granosa, ripieno di una quantità enorme di pesci placoidi.

 

Postpliocene.

Passiamo agli avanzi fossili di Mammiferi, che provengono dai conglomerati di Subiaco:

Elephas sp.

Nel 1862 si rinvennero nell'interno della città di Subiaco alcuni frammenti di difesa ed altre ossa spettanti a questo genere. Così è annunziato il fatto dal Ponzi: “Al finire del passato aprile di quest' anno 1862 nella città di Subiaco, sulla strada dei Cappuccini, nel rimuovere le sabbie e le ghiaie plioceniche, che un proprietario faceva per certe sue costruzioni, è stata

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rinvenuta una difesa e varie ossa di un elefante fig. 3, D.”(1). In un lavoro posteriore del Ponzi uscito nel 1875 (2) si leggono queste parole: « Elephas...? Difese rinvenute nelle sabbie gialle di Subiaco”.
Il Seghetti {3) parla di denti di Elephas meridionali, mentre che nello stesso anno in un altro suo lavoro (4) scrive: " dove il ch.pr. Ponzi ebbe la fortuna di raccogliere stupende reliquie di E. antiquus ? " .Il Ponzi poi nel 1878 (5) dice di non permettere determinazione alcuna le ossa rinvenute del monte di Subiaco. Finalmente il Portis (op. cit., pag. 230, vol. II), crede che le ossa di cui parla il Seghetti, siano le stesse citate dal Ponzi; ciò che ora mi viene confermato da una gentilissima lettera scrittami dal Seghetti. Per quanto abbia procurato di vedere le ossa di cui si parla, non sono riuscito a saperne nulla. Trovo solamente notizie che poco si corrispondono fra di loro, sia intorno all' entità dei resti, come alla determinazione. Infatti non si sa se fosse una difesa ed ossa, o più difese, o denti mascellari. Il Ponzi le crede indeterminabili ed il Seghetti le riferisce all' Elephas antiquus  ed all' E. meridionali. Dai dati che abbiamo esposti possiamo ricavare l' assicurazione del rinvenimento di ossa fossili elefantine nel conglomerato di Subiaco. Aggiungerò poi che, tenuto conto di ciò che si rinviene in terreni sincroni, probabilmente doveva essere l' E. (Euelephas) antiquus, Falc.

Bos taurus primigenius Boj.

Questa specie è citata in entrambi i lavori del Seghetti come rinvenuta nei conglomerati di Subiaco, come riporta il Portis ( op. cit., voI. II, pag. 230). Non ho rintracciato questi avanzi e non so dove essi siano conservati: quindi nomino la specie sull' autorità del Seghetti.

(l) Ponzi G., Dell' Aniene e dei suoi relitti, pag. 30.

(2) Ponzi G., Cronaca subappennina od Abbozz.. ...pag. 27.

(3) Seghetti D., Uno sguardo geologico al Sublacense, 1876.

(4) Seghetti D., Un certo fossile nel Quaternario di Subiaco.

(5) Ponzi G., Le ossa fossili subappennine dei dintorni di Roma, pag. 22.


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G. DE ANGELIS D'OSSA.T

 

Rhinoceros (Coelodonta) Mercki Kaup et Jag.

 

È merito del prof. Portis (op. cit. vol. II, pag. 230) l'aver fatto conoscere la presenza di questo Rinoceronte nel conglomerato di Subiaco, con un avanzo fossile che da molto tempo si conservava nel Museo Geologico universitario di Roma. La vera località di provenienza è Mora Casca, vicino alla chiesa di S, Maria della Valle, entro l' abitato. Il migliore avanzo è il ramo mandibolare destro, quantunque in pessimo stato di conservazione ed incluso tuttora nel travertino, Le corone dentali meglio conservate, sono dell' antipenultimo e penultimo molare inferiore, Nell' op, cit, vengono riportate tutte le misure che si sono potute prendere. Sotto questa specie come viene largamente dimostrato dallo stesso Portis, si raggruppano giustamente, tutte le diverse denominazioni che correvano per gli avanzi della provincia di Roma. La presenza di questa specie, abbastanza caratteristica, serve a riunire la fauna mammalogica sublacense a quelle che frequentemente si rinvengono presso Roma.

Cervus (dama) euryceros Aldrov.

Rimando alla nota che scrisse appositamente il Seghetti intorno al rinvenimento di questa specie, chi ne volesse conoscere le particolarità tutte ( Un cervo fossile nel Quaternario di Subiaco ). Gli avanzi si trovarono nella vigna Pietrucci; esse sono un pezzo di mascellare con due denti, l'osso frontale con la base del corno, due mezze costole, la scapola, una vertebra e buona parte del grosso corno. Tutto ciò si conserva ora nel Museo dell’Università di Roma fatta eccezione di un dente e della base del corno con parte dell’osso frontale, Secondo il Seghetti i resti, dovevansi attribuire al C. giganteus, varietà del. C. elaphus, Il Ponzi (Le ossa foss, subap. pag, 27) riporta questi resti al C. megaceros Cuv. cioè uno scheletro le cui ossa non logorate dall' attrito: di trasporto formano un gruppo. Rinvenuto nei travertini dell'Aniene presso Subiaco e donato a questo R. gabinetto universitario. Si distingue chiaramente dalle sue corna sebbene frazionate.

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CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO PALEONTOLOGICO ECC.


Della grandezza di un bue anche questo è un animale terziario estinto nei tempi post-glaciali. Finalmente il Portis (op. cit., voI. II, pag. 98) riporta gli avanzi scoperti dal Seghetti alla presente specie, che ha come sinonimo il c. megaceros Hart. Infatti, confrontando i residui fossili con le figure e le descrizioni che si danno di questa forma, si vedono corrispondere esattamente, specialmente con quelle del lavoro del Cornalia, (Mam. foss. Lomb., pag. 54 e seg., tav. XVIIIXX). Tra gli altri sinonimi della presente forma dobbiamo annoverare C. giganteus Blum., C. irlandieus Blum., C. hibernicus Desm., C. platycerus Moling., Megaeeros hibernieus Owen.

Museo Geologico R. Università. Roma, 1897. [22 gennaio]