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COSAS DE CUEVAS
Chiunque abbia letto l'opera omnia
del poeta argentino Jorge Luis
Borges deve sapere che esiste una
raccolta inedita di questo grande
del Novecento, dal titolo El perro,
el burro, el zorro (Il cane, l'asino
e la volpe), che contiene una poesia
dedicata alla speleologia. Si chiama
Cosas de cuevas (Cose di grotte). Ve
ne faccio partecipi.
Il poeta grottesco
PS- Adesso non vi ci abituate.
Consideratelo un regalo di Natale,
messo nero su bianco in un momento
un po' particolare. Non sono mai
stato in grotta, ma spero di averci
preso in qualche modo. Attendo
commenti (siate generosi).
Il suddetto
Cosas de
cuevas
Il fuoco primitivo che oggi è
cenere.
Le ossa di un lupo diventate pietra.
La polvere, che fu legno d’un albero
abbattuto dal peso della neve.
Le foglie ancora verdi dentro i
fossili.
La fessura, un tempo tana della
volpe.
Lo spiffero tagliente, oscuro e
gelido,
animato da ghiacci permanenti.
Riflessi sulla roccia resa lucida
dall’acqua trascorsa, che ora è il
mare
di Gaeta. La ragnatela pendula,
perduta sulla volta della grotta.
E tutte queste cose ignote esistono
solo quando l’incognito reclama
che alcuni pazzi, al lume delle
lampade,
scendano nei meandri della terra.
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