IV
Tu uomo che fai il topo
in biblioteca
ove studioso volgo il dì
si reca;
vedi di approfittarne e
fare in modo
che il tuo cervel non
resti un uovo sodo.
(Alberta Felici)
V
Tu uomo topo di
biblioteca
che sovente infetti
l’emoteca,
cerca d’archiviar
qualche testo
e rispiarmiaci quel tuo
sangue pesto.
(Toni Sbraga)
VI
Tu uomo, nel saper donde
lavori,
osi ascoltar gli odori,
i saggi come gli scritti
devi saper metter
dritti.
(Carlo Appodia)
VII
Tu uomo che maneggi gli
incunaboli
con la stessa cura che
hai per i tuoi cavoli,
sei sempre disponibile,
avvolto nel tuo mistico
torpore,
ma perdi la pazienza
quando vedi l’obiettore.
(Gian Luca
D’Innocenti)
VIII
Tu uomo dall’immenso
cuore
la prece ascolta
dell’obiettore,
prendi forza da questi
ritornelli
e spodesta il generale
Coluccelli.
(Marco D’Innocenti)
IX
Tu uomo che ti cibi del
Monastero
sforzati almeno di
apparire austero,
ma non come certo clero
che briga più di un
Ministero.
(Toni Sbraga)
X
Tu uomo che trasporti
tomo tomo
dallo scaffale ai
tavoli, e non domo
riesci anche a trovare
qualche chicca
per l’amica, e la mente
ci si arricca.
(Alberta Felici)
XI
Tu uomo che riciclavi
carta
e al macero mandavi le
copie di Siddharta,
attingi nella tua
acquasantiera
compra e ricicla pure la
Cartiera.
(Toni Sbraga)
XII
Tu uomo che tra i libri
tutto trovi,
pensa sempre mentre
passi in mezzo ai rovi:
nei pertugi a tutti puoi
far scuola,
ma anche fuori di testa
ne hai una sola.
(Federica Papi)
XIII
Tu uomo cresciuto
all’ombra di don Beda,
fa’ che la tua fede non
receda
e con il fido Alfredo,
sai che paio,
prendete pure i voti e
il sacro saio.
(Toni Sbraga)
XIV
Tu uomo religioso, pio e
devoto,
non cercar di far
miracoli a vuoto:
non a te si pensava in
Vaticano
quando si parlò di anno
Mariano.
(Ettore Capitani)
XV
Tu uomo che procedi a
rapide falcate,
brucia le tappe,
proclamati Abate
e come il don Bastiano
del Marchese
manda tutti quanti a
quel paese.
(Toni Sbraga)
LIBER SECVNDVS
XVI
Tu uomo che banchetti al
desco degli immortali,
ammetti che la tua ‘100’
ti ha dato poche righe
sui giornali,
stai sempre alla ricerca
dell’impresa eccezionale
che ti permetta un dì di
far ritorno alla
Nazionale.
(Gian Luca
D’Innocenti)
XVII
Tu uomo, la corsa a tre
cifre hai fatto,
lesto e veloce come
fossi un gatto,
da Firenze partisti
quasi normale
e arrivasti a Faenza da
immortale.
(Marco D’Innocenti)
XVIII
Tu uomo che sfidasti al
“Passatore”
Itali atleti con focoso
ardore
perché non continui a
far sognare
gli amici che amavano
tifare?
(Alberta Felici)
XIX
Tu uomo hai fatto tanto,
ma il tuo più grande
vanto
è aver conquistato
l’onnipotenza
nella gloriosa notte di
Faenza.
(Marco D’Innocenti)
XX
Tu uomo che corri
o sei inseguito,
non lo fai per gli
allori
eppur sei diventato un
mito.
(Carlo Appodia)
XXI
Tu uomo partisti, alle
apparenze,
poco sicuro, quel dì, a
Firenze,
ma poi fiducia hai
conquistato
e il tuo nome nella
storia hai stampato.
(Marco D’Innocenti)
XXII
Tu uomo che della corsa
facesti preghier della
tua vita,
non volesti mai farti
staccare in salita.
In queste valli hai
espresso il tuo furore,
calma dunque il tuo
ardore.
(Benedetto Segatori)
XXIII
Tu uomo, come Don
Chisciotte
Sancho Panza raccolse
nella notte,
prendesti, devi essere
sincero,
Mauro Boccio’ a tuo
umile scudiero.
(Marco D’Innocenti)
XXIV
Tu uomo che correvi
maratone
all’ombra del maestoso
“Cupolone”
or che l’età continua ad
avanzare
puoi soltanto il tuo
orto coltivare.
(Alberta Felici)
XXV
Tu uomo risveglia il tuo
entusiasmo,
lesto sopito per colpa
di un orgasmo,
combattilo senza troppe
negligenze
e vincerai la pugna di
Firenze.
(Marco D’Innocenti)
XXVI
Tu uomo che andavi come
un uragano
oggi vedi le spalle di
Urbano:
è inutile che al passar
degli anni ti ribelli
perché tra un po’ ti
stacchi anche da
Pizzelli.
(Gian Luca
D’Innocenti)
XXVII
Tu uomo, non so per qual
ragione
quel dì alla Pistoia –
Abetone,
il percorso, con volto
pulito ma imbarazzato,
di grandi cacate hai
seminato.
(Marco D’Innocenti)
XXVIII
Tu uomo che
all’imbrunire alle Prata
vai di corsa
per migliorare il record
della volta scorsa
vestiti rifrangente, non
andare solo in maglietta
ché ogni auto di notte
nasconde una coppietta.
(Alessia Iacoella)
XXIX
Tu uomo che con passo
assai spedito
le strade che conosci a
menadito
percorri; anche nel buio
più profondo
vai da Subiaco a Jenne
in girotondo.
(Alberta Felici)
XXX
Tu uomo che domini
l’abisso
hai in testa un chiodo
fisso:
quello del nodo a otto
per far rimanere al palo
Pipicchiotto.
(Gian Luca
D’Innocenti)
LIBER TERTIVS
XXXI
Tu uomo che chiudi gli
orizzonti
nel lume di una grotta
dove per la natura non
conti.
Lì pesi l’aeroso
coraggio, ma di una
futile lotta.
(Carlo Appodia)
XXXII
Tu uomo che respiri
l’aria pura
e parli ognor di grotte
e d’avventura
fa che appiglio e mani
siano tali
da non dover dispiegare
le ali.
(Alberta Felici)
XXXIII
Tu uomo che accendi la
lucetta
sulla fronte, sorretta
da fascetta,
magari la lampadina
sulla testa
fosse una tua idea che
si ridesta!
(Ettore Capitani)
XXXIV
Tu uomo che di Nerone
segui il comando
e scavi buche sperando
siano senza fondo
non dar retta al
Presidente che,
convinto, esorta
perché potresti trovare
un dì degli Inferi la
porta.
(Alessia Iacoella)
XXXV
Tu uomo che uscendo da
Caorso
fortunato sei che non fu
orso…!
A nessuno capitò per
molti anni:
solo a te cacò in testa
un barbagianni!
(Federica Papi)
XXXVI
Tu uomo che scendi dalle
altezze con le corde
e spesso riguardo i nodi
con Nerone sei discorde
attento quando per
calarti leghi la fune
perché da contusioni non
sei immune.
(Alessia Iacoella)
XXXVII
Tu uomo che tra i flutti
nuoti a largo
e dopo sulla spiaggia
vai in letargo,
ignori che sotto il mare
di cristallo
c’è un dedalo di grotte
di corallo.
(Ettore Capitani)
XXXVIII
Tu uomo di lungo corso
ometti pure il Soccorso
che invece d’esser
Alpino
con te non è altro che
tapino.
(Toni Sbraga)
XXXIX
Tu uomo che zampetti sui
costoni
come sogliono far giovin
mufloni
che la tua mano serri un
buon appiglio
o vedrai allontanar
veloce il ciglio.
(Alberta Felici)
LIBER QVARTVS
XL
Tu uomo che ti inoltri
nei pertusi
e pali i pomidor con
ferrei fusi
attento a che la ruggine
di questi
ad appestarti il piatto
non si appresti.
(Marco Cignitti)
XLI
Tu uomo che in grotta ti
muovi come un ragno
senza paura, ma anche
senza guadagno,
non vagare nelle buche
assorto:
gli eventi potrebbero
danneggiarti l’orto!
(Alessia Iacoella)
XLII
Tu uomo che tirando su
l’indivia
attrai inconsapevole
l’invidia:
a tutti i tuoi vicini tu
fai rabbia,
ché t’augurano di
prendere la scabbia.
(Ettore Capitani)
XLIII
Tu uomo che cospargi di
pollina
patate, pomodori e
lattughina
non creder che la scusa
della fogna
ti salverà per sempre
dalla gogna.
(Marco Cignitti)
XLIV
Tu uomo che vuoi manici
e zappe
e trichi dal levarti
dalle chiappe,
inoltrati nel tuo orto
preferito
dove il cavolo da tempo
è già fiorito.
(Alfredo
Lollobrigida)
XLV
Tu uomo che guardi i
vellutini
e li curi come fossero
bambini,
quest’anno t’è andato
tutto storto
ché non t’è andata
l’acqua per l’orto.
(Enzo Checchi)
XLVI
Tu uomo che ti dedichi
all’agricoltura
e lavori tra i tomi,
circondato da cultura
si inganna chi –
vedendoti tra i libri –
presume
che essi possano
restituirti ciò che hai
perso: il lume.
(Alessia Iacoella)
XLVII
Tu uomo che produci la
cultura
cui tosto preferisci la
verdura
forte t’illudi se ancor
non hai capito
che l’orto va curato col
ramato.
(Marco Cignitti)
XLVIII
Tu uomo: la natura ti
apprezza,
a te per difenderla
basta una carezza,
ma noi ne abbiamo la
certezza:
prima o poi, occhio, ti
può far male la brezza.
(Carlo Appodia)
LIBER QVINTVS
XLIX
Tu uomo che abbandoni la
tua bici
tra allori, bossi,
acanti e tamerici
talora sonnecchi tra le
fronde
che dell’Aniene adornano
le sponde.
(Ettore Capitani)
L
Tu uomo che pedali in
tutta fretta
chinato sull’amata
bicicletta
prudenza, che il cambio
non si fonda
e che la ruota resti
sempre tonda.
(Alberta Felici)
LI
Tu uomo ardito,
il vigor nel mulinar le
gambe io cito,
pioggia, neve e sole tu
sfidi,
il vincente sei nei
nostri miti.
(Carlo Appodia)
LII
Tu uomo, ma più che tale
servacino,
con la bici passasti il
confino,
appari non avvezzo alle
cose pigre,
ma maledettamente temi
ancora il Tigre.
(Marco D’Innocenti)
LIII
Tu uomo che vai al
lavoro in bicicletta
con addosso soltanto una
maglietta
a tutti in partenza dai
una pista,
ma fai un po’ di fumo:
passa dal
Carburatorista.
(Enzo Checchi)
LIV
Tu uomo che al volante
non ci sai fare
pensa a che velocità
potresti andare
se Alfredo potesse per
la tua bici rimediare
un motore che fosse
facile da applicare.
(Alessia Iacoella)
LIBER SEXTVS
LV
Tu uomo con la tua
macchinetta
non hai una guida
perfetta,
il tuo spirito gitano
ti ha spinto fin in quel
di Marano.
(Gian Luca D’Innocenti)
LVI
Tu uomo che a sera
sfrecci in tutta fretta
sulla Sublacense con la
tua vetturetta
anche se le acque un
giorno verranno a
mancare
in quel di Marano ti
vedranno sempre
arrivare.
(Alessia Iacoella)
LVII
Tu uomo che arranchi
dietro il tedoforo
non sbuffare davanti al
semaforo
ormai è rosso e buio
anche per i tuoi piedi
e a nulla serve manco il
giallo che tu chiedi.
(Toni Sbraga)
LVIII
Tu uomo che a sera
giungi in Piazza
con l’auto appannata e
la faccia paonazza
ci chiediamo: cosa c’è a
Marano di così
interessante
oltre al fatto che la
sua acqua è davvero
dissetante.
(Alessia Iacoella)
LIX
Tu uomo che trovi
giovine donzella
dove coltivan la
cipolla; è bella!
Stai allerta, che i
nativi di Marano
Potrebbero colpirti il
deretano.
(Alberta Felici)
LX
Tu uomo agli ordini di
don Augusto
a Marano non fare il
bellimbusto
che per sanarti nulla
può neppur la plastica
né i vani tentativi di
quella Santa di
Scolastica.
(Toni Sbraga)
LXI
Tu uomo, nemmeno il
richiamo della carne
così forte,
può tosto cambiare la
tua sorte?
Volgi il tuo sguardo
verso quel dolce sorriso
giulivo
e molla un po’ del tuo
orgoglio sportivo.
(Benedetto Segatori)
LXII
Tu uomo, cosa vai sempre
a cercar,
forse te stesso?
Basterebbe uno specchio
ben messo.
(Carlo Appodia)
LXIII
Tu uomo placa i tuoi
affanni
che non ti serviranno a
fermare gli anni,
ma prima che questi
diventino una
squadriglia
datti da fare, metti su
famiglia.
(Marco D’Innocenti)
LIBER SEPTIMVS
LXIV
Tu uomo che ti inoltri
sui laghetti,
vai pagajando l’acque e
non sospetti
che il giorno in cui
sturano il Turano
ti troverai a pagajare
invano.
(Ettore Capitani)
LXV
Tu uomo che la canoa usi
spesso
sul fiume che ti scorre
lì di presso;
non ti risparmi e la
porti con fatica
a “Vena Cionca” per la
“vecchia” amica.
(Alberta Felici)
LXVI
Tu uomo ricorda che, da
Colombo novello,
pur più ardito per
l’insolito ruscello,
sfidasti le irate onde
del nostro fiume
a bordo d’una vasca,
solita ad altre schiume.
(Serena Micozzi)
LIBER OCTAVVS
LXVII
Tu uomo che pistacchi
sulla neve,
non sfidare lo sleale
uomo greve
alla marcia di Campo
Imperatore,
ma con le racchette da
neve sull’Autore.
(Marco Mancini)
LXVIII
Tu uomo con il tuo stile
un po’ sfigato
sei l’unico però che la
Vasalopet ha sciato.
Partisti da Mora con lo
sguardo del guerriero
e tornasti a Subiaco da
fondista vero.
(Gian Luca D’Innocenti)
LXIX
Tu uomo che sciando a
busto eretto
influenzasti lo stile di
Bebbetto,
confessa: non avresti
mai creduto
che fosse il tuo sciar
“fondo perduto”.
(Ettore Capitani)
LXX
Tu uomo con la tua
esperienza sopraffina
indovini al volo la
sciolina
su ogni neve, dalla dura
alla moscia,
dici sempre: “Eo metto
la roscia”.
(Gian Luca D’Innocenti)
LXXI
Tu uomo montanaro, è
strano
vederti con gli sci ai
piedi e la piccozza in
mano.
Solchi sentieri e dirupi
dicendo: “Qua ci son
stato”
e all’ombra del ceraso
il territorio hai
marcato.
(Alfredo Lollobrigida)
LXXII
Tu uomo, sì sei uomo e
non donna!
Ami spesso sciare sulla
Mon(n)a,
d’uopo sarebbe invitassi
i triestini,
vedresti allor come
sarebbero… carini.
(Alberta Felici)
LIBER NONVS
LXXIII
Tu uomo che vorresti
sempre andare
veloce sia per monti che
per mare
è d’uopo che ti cheti;
pensa un poco,
non attizzar di continuo
il sacro fuoco.
(Alberta Felici)
LXXIV
Tu uomo che cammini
sotto il bosco,
ricorda di indossare
sempre il casco!
Non fu cacca ad
abbozzare il nostro
Elia,
ma il vento che quel
ramo portò via!
(Federica Papi)
LXXV
Tu uomo che frequenti
valli e cime
gioioso e allegro in
mezzo a selve opime
finché caduco ramo non
ti arresta
colpendoti preciso sulla
testa.
(Alberta Felici)
LIBER DECIMVS
LXXVI
Tu uomo che hai visto il
sole sottoterra
e i corvi anodizzati a
Finisterra
di notte attendi assorto
l’astronave
sull’erba riecheggiante
delle cave.
(Ettore Capitani)
LXXVII
Tu uomo che in mezzo
agli arti c’hai lo
sfogo,
che tra Subiaco e
‘Maranello’ è il tuo
luogo,
ammetti che con acqua e
vento è uno spasso
e che tornando indietro
non riconosci il passo.
(Alfredo Lollobrigida)
LXXVIII
Tu uomo che sei stato il
primo della lista
ti ha ripudiato anche il
Carburatorista
e non sperare di trovare
una mano
perché ti ha dato le
spalle anche don Romano.
(Gian Luca D’Innocenti)
LXXIX
Tu uomo che affronti il
tempo inesorabile,
sei forte e
invulnerabile,
la tua età è come la tua
onestà: incontestabile,
fiera e mai giudicabile.
(Carlo Appodia)
LXXX
Tu uomo che bevi il
rianimetor
e poi impettisci, come
fossi Terminator,
non ti scordar che la
vecchiaia avanza:
si vede dai capelli e
dalla panza.
(Ettore Capitani)
LXXXI
Tu uomo che porti in
mano
il simbolo di Adamo
in grotta o in
superficie è il tuo
vanto,
ricorda sempre lo
scorrere del tempo.
(Alfredo Lollobrigida)
LXXXII
Tu uomo, lungi
dai valori mondani
nel tuo ruolo fungi
da chi dovremmo star
lontani.
(Carlo Appodia)
LXXXIII
Tu uomo così generoso
appari a volte un po’
scontroso,
ma è sempre sorprendente
trovarti in realtà così
gaudente.
(Marco D’Innocenti)
LXXXIV
Tu uomo che del silenzio
fai il tuo dir
e nel tuo far non
conosci ozio
porta orgoglio: hai
trovato l’essenza del
capir.
(Carlo Appodia)
LXXXV
Tu uomo che in tanti
anni di strada
ruzzicando tra semaforo,
mezzeria e autostrada,
tra un pieno di super,
acqua sulfurea e trave
stagionato
ti sei trovato il
carrello pieno, ma tutto
svanito.
(Alfredo Lollobrigida)
LXXXVI
Tu uomo più robusto di
Marco Sasso
e che del Tigre hai più
veloce il passo
per diventar perfetto
sotto ogni aspetto
devi solo rubare ad
Ettore l’intelletto.
(Alessia Iacoella)
LXXXVII
Tu uomo che saluti
“Intanto ciao”
il gatto ti risponde
“Intanto miao”
e quando tu gli porgi i
croccantini
lui si nasconde in mezzo
ai vellutini.
(Ettore Capitani)
EXITVS
LXXXVIII
Tu uomo, tu eroe, tu
sovrano,
tu che tutto puoi con un
gesto della mano,
aiutaci ti prego,
illuminaci la via,
noi per questo ti
adoriamo, Mariano Elia.
(Marco D’Innocenti)
LXXXIX
Tu uomo, or che l’Eliade
è finita
speriam che l’opra sia
almen gradita
a te e a tutto il Clan
dei Mariano.
Abbiam forse calcato un
po’ la mano?
(Alberta Felici)
XC
Tu uomo che hai letto
questi versi
erogati dai nostri estri
diversi
ricevi fiero questo
nostro omaggio.
Ricorda che sei un
grande personaggio.
(Ettore Capitani)
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