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D. Clemente Maurizio di S. Eldrado , confr. Dello Scapolare O.S.B.
Della vita ed istoria del S. P. Benedetto Patriarca dei monaci di occidente.
manoscritto secolo XVIII
pagg. 15-17
La strada, per la quale si era messo, lo condusse alle rive dell’Aniene, ed in poco d’ora giunse ad un vallone formato dagli altissimi e repentissimi fianchi di due montagne, le quali da piè si serrano tanto, che danno appena passo al fiume Aniene, ivi ripidissimo, spumoso ruggente, e precipitatesi di ripa in ripa, e di abisso in abisso, sinchè giunge a due profonde voragini, che al tempo di Benedetto formavano due laghi, per mezzo i quali traversando l’Aniene, scorreva per Subiaco, fino a mettere foce nel Tevere. La serra adunque di queste due montagne è d’un meraviglioso contrasto: perocchè il fianco, che guarda tramontana è tutto vestito dalle ultime vette in sino all’imo piè d’una boscaglia fitta di cerri, che coi densi rami e col cupo colore adombra il lôco, e lo rendo pieno di oscurità e di orrore. Per converso nel fianco di mezzodì la foresta dei roveri e degli elci ascende a due terzi dell’erta, e di là si spiccano ricisamente e si levano al cielo crudi e stagliati macigni, che tutto il cinghiano a guisa di altissime munizioni di una rôcca. Ma questi scogli cenerognoli e scagliosi sono quì e colà fessi da larghe e fonde spaccature e alcuni pendono, ed altri ingrottano cavernosi e traboccano in frane e burroni spaventevoli. Andò oltre fino ad un grande e edificio in rovina, che erano gli avanzi della villa di quel mostro di crudeltà che fu Nerone, di un acquedotto, che provvedeva ai tre laghi, ivi da lui fatti a delizia uno sull’altro. Muri rovesciati, o cadenti, grandi massi di pietra, scolture, che anche nell’abbandono, in cui erano lasciate, mostravano la bella età dell’arte, in cui erano state fatte, od ivi stesso, o da più lontani luoghi portate.