CODICE CARBURATORIANO
Rinvenuto in nel codice Carburatoriano BMW 609 da Cesare Segre, questo brano fu in principio considerato un inedito dantesco, destinato a far parte del II canto del Purgatorio, poi espunto dalla redazione finale della Divina Commedia.Solo in seguito ad una più attenta analisi, Muscetta lo ritenne un falso, probabilmente per il fatto che sul manoscritto ricorreva più volte la parola totocalcio.
Dante e Virgilio dopo il lungo colloquio con Catone l'Uticense si avviano ad iniziare l'ascesa verso il Purgatorio.
Come lasciammo Catone a la proda
per superar del monte santo l'erta
notammo tosto la fattezza soda
d'un'alma, la cui persona m'era certa:
"Vedi Mariano Elia, che non è morto,
eppurre la sua terra già diserta.
- dissemi 'l duca appena l'ebbe scorto -
La brama a scalar monti qui lo spinse:
ancor vivente giunge, e non a torto,
all'improba impresa cui s'accinse
spesso, già in passato, sopra "I Viglio."
Tale fu il quadro che il duca mi dipinse,
però m'avvicinai da questo figlio
dei boschi simbruini, e domandai:
"Perchè vivente, già ricerchi appiglio
sul monte ove si purgan tutti i guai?"
"Non più massiccio, poggio o collinetta
in terra c'è, ov'io sia stato mai.
- rispose Elia - Mi resta questa vetta,
che ancora non vinsi: ad essa mi preparo.
Ne affronterò le balze in bicicletta"
E'l duca allor:"l'u dunque parti ignaro
pel mondo ove si mondan le peccata,
con l'insicuro trespolo d'acciaro:
e che farai, a fatica terminata,
su lontano cima d'esto monte?"
Rispose:"Poeta,la dove spianata
ristà la vetta, sgorga un fresco fonte
ch'alimenta di chiaro rivo il corso,
dall'onde a ridiscender sempre pronte.
Egli si pone giusto al mio soccorso,
chè di canoa munito, e d'istromenti,
seguirò la corrente sul suo dorso
per ritornar tra gl'uomini viventi."
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