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INCIPIT
Tu uomo
che conosci tante Muse,
per te le
porte d’Olimpo son dischiuse,
rivolgiti un poco a
noi da quella cima
e ispiraci
benigno qualche rima.
(Ettore Capitani)
II
per far della
tua memoria tesoro
e cantar le
imprese tue amene
a tutti i
figli della val d’Aniene.
che sian dei tuoi prodigi esempi tersi
e piaccian a voi carissimi lettori
annoiati dai
soliti siliconati attori.
(Serena Micozzi)
Tu uomo
che fai il topo in biblioteca
ove studioso
volgo il dì si reca;
vedi di
approfittarne e fare in modo
che il tuo cervel non resti un uovo sodo.
(Alberta Felici)
che sovente
infetti l’emoteca,
cerca
d’archiviar qualche testo
e rispiarmiaci quel tuo sangue pesto.
(Toni Sbraga)
Tu uomo,
nel saper donde lavori,
osi ascoltar
gli odori,
i saggi
come gli scritti
devi saper
metter dritti.
(Carlo Appodia)
con la stessa
cura che hai per i tuoi cavoli,
sei sempre
disponibile, avvolto nel tuo mistico torpore,
ma perdi la
pazienza quando vedi l’obiettore.
(Gian Luca
D’Innocenti)
la prece
ascolta dell’obiettore,
prendi forza da
questi ritornelli
e spodesta
il generale Coluccelli.
(Marco D’Innocenti)
sforzati almeno di
apparire austero,
ma non come
certo clero
che briga più
di un Ministero.
(Toni Sbraga)
dallo scaffale
ai tavoli, e non domo
riesci anche a
trovare qualche chicca
per l’amica,
e la mente ci si arricca.
(Alberta Felici)
e al macero
mandavi le copie di Siddharta,
attingi nella tua
acquasantiera
compra e ricicla
pure la Cartiera.
(Toni Sbraga)
Tu uomo
che tra i libri tutto trovi,
pensa sempre
mentre passi in mezzo ai rovi:
nei pertugi a
tutti puoi far scuola,
ma anche
fuori di testa ne hai una sola.
(Federica Papi)
XIII
Tu uomo
cresciuto all’ombra di don Beda,
fa’ che la
tua fede non receda
e con il
fido Alfredo, sai che paio,
prendete pure i
voti e il sacro saio.
(Toni Sbraga)
Tu uomo
religioso, pio e devoto,
non cercar di
far miracoli a vuoto:
non a te si
pensava in Vaticano
quando si parlò
di anno Mariano.
(Ettore Capitani)
Tu uomo
che procedi a rapide falcate,
brucia le tappe,
proclamati Abate
e come il
don Bastiano del Marchese
manda tutti
quanti a quel paese.
(Toni Sbraga)
Tu uomo
che banchetti al desco degli immortali,
ammetti che la
tua ‘100’ ti ha dato poche righe sui giornali,
stai sempre
alla ricerca dell’impresa eccezionale
che ti
permetta un dì di far ritorno alla Nazionale.
(Gian Luca
D’Innocenti)
XVII
Tu uomo,
la corsa a tre cifre hai fatto,
lesto e veloce
come fossi un gatto,
da Firenze
partisti quasi normale
e arrivasti
a Faenza da immortale.
(Marco D’Innocenti)
Itali
atleti con focoso ardore
perché non
continui a far sognare
gli amici che
amavano tifare?
(Alberta Felici)
Tu uomo
hai fatto tanto,
ma il tuo
più grande vanto
è aver
conquistato l’onnipotenza
nella gloriosa
notte di Faenza.
(Marco D’Innocenti)
o sei
inseguito,
non lo fai
per gli allori
eppur sei
diventato un mito.
(Carlo Appodia)
Tu uomo
partisti, alle apparenze,
poco sicuro,
quel dì, a Firenze,
ma poi
fiducia hai conquistato
e il tuo
nome nella storia hai stampato.
(Marco D’Innocenti)
Tu uomo
che della corsa facesti preghier della tua vita,
non volesti
mai farti staccare in salita.
In queste
valli hai espresso il tuo furore,
calma dunque il
tuo ardore.
(Benedetto Segatori)
Sancho Panza raccolse nella notte,
prendesti, devi
essere sincero,
Mauro Boccio’ a tuo umile scudiero.
(Marco D’Innocenti)
all’ombra del
maestoso “Cupolone”
or che l’età
continua ad avanzare
puoi soltanto
il tuo orto coltivare.
(Alberta Felici)
Tu uomo
risveglia il tuo entusiasmo,
lesto sopito
per colpa di un orgasmo,
combattilo senza
troppe negligenze
e vincerai
la pugna di Firenze.
(Marco D’Innocenti)
oggi vedi le
spalle di Urbano:
è inutile
che al passar degli anni ti ribelli
perché tra un
po’ ti stacchi anche da Pizzelli.
(Gian Luca
D’Innocenti)
XXVII
quel dì alla
Pistoia – Abetone,
il percorso,
con volto pulito ma imbarazzato,
di grandi cacate hai seminato.
(Marco D’Innocenti)
per
migliorare il record della volta scorsa
vestiti
rifrangente, non andare solo in maglietta
ché ogni auto
di notte nasconde una coppietta.
(Alessia Iacoella)
le strade
che conosci a menadito
percorri; anche
nel buio più profondo
vai da Subiaco a Jenne in girotondo.
(Alberta Felici)
hai in testa
un chiodo fisso:
quello del nodo
a otto
per far
rimanere al palo Pipicchiotto.
(Gian Luca
D’Innocenti)
Tu uomo
che chiudi gli orizzonti
nel lume di
una grotta
dove per la
natura non conti.
Lì pesi l’aeroso coraggio, ma di una futile lotta.
(Carlo Appodia)
e parli ognor di grotte e d’avventura
fa che
appiglio e mani siano tali
da non dover
dispiegare le ali.
(Alberta Felici)
sulla fronte,
sorretta da fascetta,
magari la
lampadina sulla testa
fosse una tua
idea che si ridesta!
(Ettore Capitani)
XXXIV
e scavi
buche sperando siano senza fondo
non dar retta
al Presidente che, convinto, esorta
perché potresti
trovare un dì degli Inferi la porta.
(Alessia Iacoella)
fortunato sei che
non fu orso…!
A nessuno
capitò per molti anni:
solo a te cacò in testa un barbagianni!
(Federica Papi)
Tu uomo
che scendi dalle altezze con le corde
e spesso
riguardo i nodi con Nerone sei discorde
attento quando
per calarti leghi la fune
perché da
contusioni non sei immune.
(Alessia Iacoella)
e dopo
sulla spiaggia vai in letargo,
ignori che sotto
il mare di cristallo
c’è un
dedalo di grotte di corallo.
(Ettore Capitani)
ometti pure il
Soccorso
che invece
d’esser Alpino
con te non è
altro che tapino.
(Toni Sbraga)
come sogliono
far giovin mufloni
che la tua
mano serri un buon appiglio
o vedrai
allontanar veloce il ciglio.
(Alberta Felici)
LIBER
QVARTVS
Tu uomo
che ti inoltri nei pertusi
e pali i pomidor con ferrei fusi
attento a che la
ruggine di questi
ad
appestarti il piatto non si appresti.
(Marco Cignitti)
senza paura, ma
anche senza guadagno,
non vagare
nelle buche assorto:
gli eventi
potrebbero danneggiarti l’orto!
(Alessia Iacoella)
attrai
inconsapevole l’invidia:
a tutti i
tuoi vicini tu fai rabbia,
ché
t’augurano di prendere la scabbia.
(Ettore Capitani)
patate, pomodori
e lattughina
non creder
che la scusa della fogna
ti salverà
per sempre dalla gogna.
(Marco Cignitti)
e trichi dal levarti dalle chiappe,
inoltrati nel tuo
orto preferito
dove il cavolo
da tempo è già fiorito.
(Alfredo Lollobrigida)
e li curi
come fossero bambini,
quest’anno t’è
andato tutto storto
ché non t’è
andata l’acqua per l’orto.
(Enzo Checchi)
e lavori
tra i tomi, circondato da cultura
si inganna
chi – vedendoti tra i libri – presume
che essi
possano restituirti ciò che hai perso: il lume.
(Alessia Iacoella)
cui tosto
preferisci la verdura
forte t’illudi
se ancor non hai capito
che l’orto va
curato col ramato.
(Marco Cignitti)
XLVIII
Tu uomo:
la natura ti apprezza,
a te per
difenderla basta una carezza,
ma noi ne
abbiamo la certezza:
prima o poi,
occhio, ti può far male la brezza.
(Carlo Appodia)
tra allori,
bossi, acanti e tamerici
talora sonnecchi
tra le fronde
che dell’Aniene adornano le sponde.
(Ettore Capitani)
chinato
sull’amata bicicletta
prudenza, che il
cambio non si fonda
e che la
ruota resti sempre tonda.
(Alberta Felici)
Tu uomo
ardito,
il vigor nel
mulinar le gambe io cito,
pioggia, neve e
sole tu sfidi,
il vincente
sei nei nostri miti.
(Carlo Appodia)
Tu uomo,
ma più che tale servacino,
con la bici
passasti il confino,
appari non
avvezzo alle cose pigre,
ma
maledettamente temi ancora il Tigre.
(Marco D’Innocenti)
con addosso
soltanto una maglietta
a tutti in
partenza dai una pista,
ma fai un
po’ di fumo: passa dal Carburatorista.
(Enzo Checchi)
pensa a che
velocità potresti andare
se Alfredo
potesse per la tua bici rimediare
un motore
che fosse facile da applicare.
(Alessia Iacoella)
Tu uomo
con la tua macchinetta
non hai una
guida perfetta,
il tuo
spirito gitano
ti ha spinto
fin in quel di Marano.
(Gian Luca
D’Innocenti)
sulla Sublacense con la tua vetturetta
anche se le
acque un giorno verranno a mancare
in quel di
Marano ti vedranno sempre arrivare.
(Alessia Iacoella)
non sbuffare
davanti al semaforo
ormai è rosso e
buio anche per i tuoi piedi
e a nulla
serve manco il giallo che tu chiedi.
(Toni Sbraga)
con l’auto
appannata e la faccia paonazza
ci
chiediamo: cosa c’è a Marano di così interessante
oltre al fatto
che la sua acqua è davvero dissetante.
(Alessia Iacoella)
dove coltivan la cipolla; è bella!