L'ELIADE

 

INCIPIT

 

I

 

Tu uomo che conosci tante Muse,

per te le porte d’Olimpo son dischiuse,

 

rivolgiti un poco a noi da quella cima

e ispiraci benigno qualche rima.

 

(Ettore Capitani)

 

 

PROOEMIVM ET INVOCATIO

 

II

 

Tu uomo sei invocato in coro

per far della tua memoria tesoro

 

e cantar le imprese tue amene

a tutti i figli della val d’Aniene.

 

III

 

Tu uomo, anima questi versi

che sian dei tuoi prodigi esempi tersi

 

e piaccian a voi carissimi lettori

annoiati dai soliti siliconati attori.

 

(Serena Micozzi)

 

 

LIBER PRIMVS

 

IV

 

Tu uomo che fai il topo in biblioteca

ove studioso volgo il dì si reca;

 

vedi di approfittarne e fare in modo

che il tuo cervel non resti un uovo sodo.

(Alberta Felici)

 

V

 

Tu uomo topo di biblioteca

che sovente infetti l’emoteca,

 

cerca d’archiviar qualche testo

e rispiarmiaci quel tuo sangue pesto.

(Toni Sbraga)

 

VI

 

Tu uomo, nel saper donde lavori,

osi ascoltar gli odori,

 

i saggi come gli scritti

devi saper metter dritti.

(Carlo Appodia)

 

VII

 

Tu uomo che maneggi gli incunaboli

con la stessa cura che hai per i tuoi cavoli,

 

sei sempre disponibile, avvolto nel tuo mistico torpore,

ma perdi la pazienza quando vedi l’obiettore.

(Gian Luca D’Innocenti)

 

VIII

 

Tu uomo dall’immenso cuore

la prece ascolta dell’obiettore,

 

prendi forza da questi ritornelli

e spodesta il generale Coluccelli.

(Marco D’Innocenti)

 

IX

 

Tu uomo che ti cibi del Monastero

sforzati almeno di apparire austero,

 

ma non come certo clero

che briga più di un Ministero.

(Toni Sbraga)

 

X

 

Tu uomo che trasporti tomo tomo

dallo scaffale ai tavoli, e non domo

 

riesci anche a trovare qualche chicca

per l’amica, e la mente ci si arricca.

(Alberta Felici)

 

XI

 

Tu uomo che riciclavi carta

e al macero mandavi le copie di Siddharta,

 

attingi nella tua acquasantiera

compra e ricicla pure la Cartiera.

(Toni Sbraga)

 

XII

 

Tu uomo che tra i libri tutto trovi,

pensa sempre mentre passi in mezzo ai rovi:

 

nei pertugi a tutti puoi far scuola,

ma anche fuori di testa ne hai una sola.

(Federica Papi)

 

XIII

 

Tu uomo cresciuto all’ombra di don Beda,

fa’ che la tua fede non receda

 

e con il fido Alfredo, sai che paio,

prendete pure i voti e il sacro saio.

(Toni Sbraga)

 

XIV

 

Tu uomo religioso, pio e devoto,

non cercar di far miracoli a vuoto:

 

non a te si pensava in Vaticano

quando si parlò di anno Mariano.

(Ettore Capitani)

 

XV

 

Tu uomo che procedi a rapide falcate,

brucia le tappe, proclamati Abate

 

e come il don Bastiano del Marchese

manda tutti quanti a quel paese.

(Toni Sbraga)

 

 

LIBER SECVNDVS

 

XVI

 

Tu uomo che banchetti al desco degli immortali,

ammetti che la tua ‘100’ ti ha dato poche righe sui giornali,

 

stai sempre alla ricerca dell’impresa eccezionale

che ti permetta un dì di far ritorno alla Nazionale.

(Gian Luca D’Innocenti)

 

XVII

 

Tu uomo, la corsa a tre cifre hai fatto,

lesto e veloce come fossi un gatto,

 

da Firenze partisti quasi normale

e arrivasti a Faenza da immortale.

(Marco D’Innocenti)

 

XVIII

 

Tu uomo che sfidasti al “Passatore”

Itali atleti con focoso ardore

 

perché non continui a far sognare

gli amici che amavano tifare?

(Alberta Felici)

 

XIX

 

Tu uomo hai fatto tanto,

ma il tuo più grande vanto

 

è aver conquistato l’onnipotenza

nella gloriosa notte di Faenza.

(Marco D’Innocenti)

 

XX

 

Tu uomo che corri

o sei inseguito,

 

non lo fai per gli allori

eppur sei diventato un mito.

(Carlo Appodia)

 

XXI

 

Tu uomo partisti, alle apparenze,

poco sicuro, quel dì, a Firenze,

 

ma poi fiducia hai conquistato

e il tuo nome nella storia hai stampato.

(Marco D’Innocenti)

 

XXII

 

Tu uomo che della corsa facesti preghier della tua vita,

non volesti mai farti staccare in salita.

 

In queste valli hai espresso il tuo furore,

calma dunque il tuo ardore.

(Benedetto Segatori)

 

XXIII

 

Tu uomo, come Don Chisciotte

Sancho Panza raccolse nella notte,

 

prendesti, devi essere sincero,

Mauro Boccio’ a tuo umile scudiero.

(Marco D’Innocenti)

 

XXIV

 

Tu uomo che correvi maratone

all’ombra del maestoso “Cupolone”

 

or che l’età continua ad avanzare

puoi soltanto il tuo orto coltivare.

(Alberta Felici)

 

XXV

 

Tu uomo risveglia il tuo entusiasmo,

lesto sopito per colpa di un orgasmo,

 

combattilo senza troppe negligenze

e vincerai la pugna di Firenze.

(Marco D’Innocenti)

 

XXVI

 

Tu uomo che andavi come un uragano

oggi vedi le spalle di Urbano:

 

è inutile che al passar degli anni ti ribelli

perché tra un po’ ti stacchi anche da Pizzelli.

(Gian Luca D’Innocenti)

 

XXVII

 

Tu uomo, non so per qual ragione

quel dì alla Pistoia – Abetone,

 

il percorso, con volto pulito ma imbarazzato,

di grandi cacate hai seminato.

(Marco D’Innocenti)

 

XXVIII

 

Tu uomo che all’imbrunire alle Prata vai di corsa

per migliorare il record della volta scorsa

 

vestiti rifrangente, non andare solo in maglietta

ché ogni auto di notte nasconde una coppietta.

(Alessia Iacoella)

 

XXIX

 

Tu uomo che con passo assai spedito

le strade che conosci a menadito

 

percorri; anche nel buio più profondo

vai da Subiaco a Jenne in girotondo.

(Alberta Felici)

 

XXX

 

Tu uomo che domini l’abisso

hai in testa un chiodo fisso:

 

quello del nodo a otto

per far rimanere al palo Pipicchiotto.

(Gian Luca D’Innocenti)

 

 

LIBER TERTIVS

 

XXXI

 

Tu uomo che chiudi gli orizzonti

nel lume di una grotta

 

dove per la natura non conti.

Lì pesi l’aeroso coraggio, ma di una futile lotta.

(Carlo Appodia)

 

XXXII

 

Tu uomo che respiri l’aria pura

e parli ognor di grotte e d’avventura

 

fa che appiglio e mani siano tali

da non dover dispiegare le ali.

(Alberta Felici)

 

XXXIII

 

Tu uomo che accendi la lucetta

sulla fronte, sorretta da fascetta,

 

magari la lampadina sulla testa

fosse una tua idea che si ridesta!

(Ettore Capitani)

 

XXXIV

 

Tu uomo che di Nerone segui il comando

e scavi buche sperando siano senza fondo

 

non dar retta al Presidente che, convinto, esorta

perché potresti trovare un dì degli Inferi la porta.

(Alessia Iacoella)

 

XXXV

 

Tu uomo che uscendo da Caorso

fortunato sei che non fu orso…!

 

A nessuno capitò per molti anni:

solo a te cacò in testa un barbagianni!

(Federica Papi)

 

XXXVI

 

Tu uomo che scendi dalle altezze con le corde

e spesso riguardo i nodi con Nerone sei discorde

 

attento quando per calarti leghi la fune

perché da contusioni non sei immune.

(Alessia Iacoella)

 

XXXVII

 

Tu uomo che tra i flutti nuoti a largo

e dopo sulla spiaggia vai in letargo,

 

ignori che sotto il mare di cristallo

c’è un dedalo di grotte di corallo.

(Ettore Capitani)

 

XXXVIII

 

Tu uomo di lungo corso

ometti pure il Soccorso

 

che invece d’esser Alpino

con te non è altro che tapino.

(Toni Sbraga)

 

XXXIX

 

Tu uomo che zampetti sui costoni

come sogliono far giovin mufloni

 

che la tua mano serri un buon appiglio

o vedrai allontanar veloce il ciglio.

(Alberta Felici)

 

 

LIBER QVARTVS

 

XL

 

Tu uomo che ti inoltri nei pertusi

e pali i pomidor con ferrei fusi

 

attento a che la ruggine di questi

ad appestarti il piatto non si appresti.

(Marco Cignitti)

 

XLI

 

Tu uomo che in grotta ti muovi come un ragno

senza paura, ma anche senza guadagno,

 

non vagare nelle buche assorto:

gli eventi potrebbero danneggiarti l’orto!

(Alessia Iacoella)

 

XLII

 

Tu uomo che tirando su l’indivia

attrai inconsapevole l’invidia:

 

a tutti i tuoi vicini tu fai rabbia,

ché t’augurano di prendere la scabbia.

(Ettore Capitani)

 

XLIII

 

Tu uomo che cospargi di pollina

patate, pomodori e lattughina

 

non creder che la scusa della fogna

ti salverà per sempre dalla gogna.

(Marco Cignitti)

 

XLIV

 

Tu uomo che vuoi manici e zappe

e trichi dal levarti dalle chiappe,

 

inoltrati nel tuo orto preferito

dove il cavolo da tempo è già fiorito.

(Alfredo Lollobrigida)

 

XLV

 

Tu uomo che guardi i vellutini

e li curi come fossero bambini,

 

quest’anno t’è andato tutto storto

ché non t’è andata l’acqua per l’orto.

(Enzo Checchi)

 

XLVI

 

Tu uomo che ti dedichi all’agricoltura

e lavori tra i tomi, circondato da cultura

 

si inganna chi – vedendoti tra i libri – presume

che essi possano restituirti ciò che hai perso: il lume.

(Alessia Iacoella)

 

XLVII

 

Tu uomo che produci la cultura

cui tosto preferisci la verdura

 

forte t’illudi se ancor non hai capito

che l’orto va curato col ramato.

(Marco Cignitti)

 

XLVIII

 

Tu uomo: la natura ti apprezza,

a te per difenderla basta una carezza,

 

ma noi ne abbiamo la certezza:

prima o poi, occhio, ti può far male la brezza.

(Carlo Appodia)

 

 

LIBER QVINTVS

 

XLIX

 

Tu uomo che abbandoni la tua bici

tra allori, bossi, acanti e tamerici

 

talora sonnecchi tra le fronde

che dell’Aniene adornano le sponde.

(Ettore Capitani)

 

L

 

Tu uomo che pedali in tutta fretta

chinato sull’amata bicicletta

 

prudenza, che il cambio non si fonda

e che la ruota resti sempre tonda.

(Alberta Felici)

 

LI

 

Tu uomo ardito,

il vigor nel mulinar le gambe io cito,

 

pioggia, neve e sole tu sfidi,

il vincente sei nei nostri miti.

(Carlo Appodia)

 

LII

 

Tu uomo, ma più che tale servacino,

con la bici passasti il confino,

 

appari non avvezzo alle cose pigre,

ma maledettamente temi ancora il Tigre.

(Marco D’Innocenti)

 

LIII

 

Tu uomo che vai al lavoro in bicicletta

con addosso soltanto una maglietta

 

a tutti in partenza dai una pista,

ma fai un po’ di fumo: passa dal Carburatorista.

(Enzo Checchi)

 

LIV

 

Tu uomo che al volante non ci sai fare

pensa a che velocità potresti andare

 

se Alfredo potesse per la tua bici rimediare

un motore che fosse facile da applicare.

(Alessia Iacoella)

 

 

LIBER SEXTVS

 

LV

 

Tu uomo con la tua macchinetta

non hai una guida perfetta,

 

il tuo spirito gitano

ti ha spinto fin in quel di Marano.

(Gian Luca D’Innocenti)

 

LVI

 

Tu uomo che a sera sfrecci in tutta fretta

sulla Sublacense con la tua vetturetta

 

anche se le acque un giorno verranno a mancare

in quel di Marano ti vedranno sempre arrivare.

(Alessia Iacoella)

 

LVII

 

Tu uomo che arranchi dietro il tedoforo

non sbuffare davanti al semaforo

 

ormai è rosso e buio anche per i tuoi piedi

e a nulla serve manco il giallo che tu chiedi.

(Toni Sbraga)

 

LVIII

 

Tu uomo che a sera giungi in Piazza

con l’auto appannata e la faccia paonazza

 

ci chiediamo: cosa c’è a Marano di così interessante

oltre al fatto che la sua acqua è davvero dissetante.

(Alessia Iacoella)

 

LIX

 

Tu uomo che trovi giovine donzella

dove coltivan la cipolla; è bella!