IL FURIOSO
Fratelli carissimi,
dovete sapere che ho scoperto una cosa incredibile!
Prima di scrivere l'Orlando furioso Ludovico Ariosto aveva intitolato le bozze del suo poema l'Elia furioso; e la storia originariamente era ambientata nel mondo degli speleologi, anziché in quello dei cavalieri. Queste notizie le ho ricavate da un manoscritto, scoperto di recente e dato alle stampe dalla MALANDRO EDITORE: devo prestarvi fede? Vi allego una copia della primitiva redazione del poema ariostesco, della cui originalità lascio ogni responsabilità proprio alla suddetta MALANDRO ED.
A presto
sempre vostro
Ettore
1. Le storie di grotte, le discese
negli arcani meandri della terra,
fatti, leggende ed eroiche imprese
io canto, e le battaglie e alfin la guerra
ch’un manipolo d’uomini intraprese
per il senno perduto sottoterra,
che condusse diritto alla follia
il pazzo smarritor Mariano Elia.
2. Perduto ch’ebbe il ben dell’intelletto,
farneticando giva e notte e giorno:
né riposo cercava nel suo letto,
ma senza posa s’aggirava intorno.
Con il cielo stellato come tetto
delle comodità faceva scorno;
finché gli amici davvero preoccupati
decisero d’agire raggruppati.
3. In schiera breve, pronta alla missione
s’aduna la masnada coraggiosa;
di partire, come veltro e lione
al tempo istesso, in un desio bramosa,
a cercar quel senno. Guida Nerone
il gruppo ver la prova perigliosa,
fido scudiero è Alfredo Sanussano,
sempre pronto a concedere una mano.
4. Frattanto Elia imperversa furibondo:
urla correndo di notte in galleria,
scorrazzando atterrisce mezzo mondo,
scala ogni monte, va in bici in ogni via,
con la canoa sui fiumi gira in tondo.
Dimentico di sé, Mariano Elia
contro chiunque ingaggia la sua lotta,
per via del senno perduto nella grotta.
5. Fu in quella che Alfredo con Nerone,
scoperto il loco dello smarrimento,
preparano la loro spedizione.
Attrezzano perciò ogni strumento,
dal curato hanno la benedizione:
sono pronti così per il cimento.
Cimento temuto assai, tutto sommato,
perché si tratta d’un cimento armato!
6. Avanza Nerone assieme al suo scudiero,
(Alfredo, mago delle ferramenta)
con le chiome fluenti del guerriero,
solenne avanza, in andatura lenta,
possente, oscuro in volto, molto fiero,
nell’armatura sua davver spaventa:
alto era e moro e di crudele aspetto,
sembrava avere Bruno[1] in gran dispetto.
7. Dopo alpestre cammino quell’armata
giunge all’ingresso d’un antro naturale
nelle cui profondità stava celata
d’Elia l’intelligenza personale.
Ora Neron si cala nell’entrata
di questo pozzo che chiamano Bocale.
Fuori rimane Alfredo e le zazzicchie
per ristoro cucina e due lenticchie.
8. Brancolando nel buio di quell’ambiente
rischiarato soltanto da fiammelle,
il nostro eroe rinviene immantinente
in un anfratto scuro una di quelle
provette d’alchimista, contenente
il bene d’Elia smarrito lì, nelle
viscere secolari d’uno speco,
e impadronitosene la riporta seco.
9. Tornato al sole e consumato il pasto
dal fido Alfredo tosto cucinato,
Neron riparte, carico del basto
prezioso e fragile appena ritrovato:
il senno, immaturo ancora al tasto,
ch’Elia perse, prima d’averlo usato.
Nerone ora cattura il proprio amico
e lo lega ad un albero di fico:
10. Bloccato così il povero demente,
lo costringe a ingoiare la provetta.
Ma quel che accadde allor fu sorprendente
e contrario a quanto ognun s’aspetta,
perché l’effetto assai fu deludente:
Elia si libera e fugge in bicicletta!
Il senno riacquistato non gli giova,
la pazzia sua ha bisogno d’altra prova.
MMII Poeta Vate(r)
[1] Personaggio imprecisato: si ritiene fosse un nemico personale di Nerone.
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