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Enciclopedia dei Comuni d’Italia
Il Lazio. Paese per paese
IV Volume
Casa Editrice Bonechi. Firenze 1993
Subiaco
Provincia di Roma. Abitanti 8431. Superficie kmq 63,44. Altitudine 408. Denominazione abitanti: Sublacensi. Festa patronale: San Benedetto. Frazioni e località: Monte Livata, San Benedetto (Monastero di ) Santa Scolastica (Monastero di). Comuni limitrofi: Camerata Nuova, Vallepietra, Jenne, Arcinazzo Romano, Affile, Rocca Santo Stefano, Canterano, Agosta, Cervara di Roma. Distanza da Roma 73 km. Autostrada, Casello A 24.
Storia della Terra di San Benedetto
Subiaco è uno dei centri più importanti della provincia di Roma, per il richiamo religioso che i suoi monasteri
esercitano a livello internazionale. Adagiato su di un colle
roccioso dell’alta valle dell’Aniene, il secondo fiume del Lazio, affluente del
Tevere, anch’esso ricco di storia e di leggende. Si dice
che derivi il suo nome dal re etrusco Anio, morto annegato nelle sue acque.
Anticamente, in periodo preromano, il territorio era abitato dagli equi, ai
quali dopo una serie di scontri nel 299 a. C. , fu
sottratto dai latini che vi si stabilirono come tribus Aniensis . Testimonianza di quell’epoca (III a.C.) è il
sarcofago di Lucio Menio, della tribù Aniense, ritrovato nel 1843 e visibile poco
prima di entrare a Subiaco. Già in età repubblicana i romani utilizzavano le
acque del fiume per alimentare il primo dei quattro acquedotti che furono
edificati nella zona per portare acqua a Roma: l’Anio Vetus del 272 a. C. Nei secoli successivi seguirono quelli
dell’Aqua Marcia, dell’Aqua Clodia e dell’Anio Novus. La valle, per la ricchezza delle acque, per la dolcezza
del clima, fu prescelta come luogo di villeggiatura, tanto che lo stesso Nerone
volle edificarvi, nel 54 d. C., una villa suntuosa, posta a vari livelli e di
proporzioni grandiose, composta da più padiglioni raccordati tra loro da un
ponte di marmo. Gli edifici si specchiavano in tre piccoli laghi artificiali,
creati sbarrando le acque dell’Aniene: i “Simbruina Stagna”. Da qui il nomadi Subiaco (Sublaqueum,
sotto il lago). La villa come luogo di svaghi e di vacanze ebbe vita breve: nel
60 d. C., mentre Nerone stava banchettando, scoppiò un furioso temporale ed un
fulmine si abbatté sulla mensa tra le vivande che l’imperatore stava consumando.
L’episodio fu interpretato come cattivo auspicio e la villa venne abbandonata.
La diga costruita da Nerone, di cui rimangono evidenti rovine, crollò nel 1305
a seguito di una inondazione. Anche i laghetti artificiali vennero cancellati.
Alcuni ruderi della villa sono ben visibili, per chi percorre la strada
provinciale verso il Monastero di Santa Scolastica. La parte che si affaccia
sulla strada, in opus reticolatum, apparteneva
probabilmente alle terme del complesso. Altri resti si trovano a sinistra dell’Aniene,
nei pressi del fosso di Santa Croce. Qui nel 1833, fu rinvenuto il celebre Efebo
del Museo nazionale romano. E ancora marmi e mosaici sono affiorati un po’
ovunque. Si pensa che il corpo centrale della villa fosse in località Pianello,
nello stesso luogo dove si stabilì il primo nucleo di abitazioni di quello che
in seguito diventerà Subiaco, probabilmente costituito da manovali, carpentieri
e artigiani che avevano lavorato alla grande costruzione neroniana. Nel IV
secolo, quindi, sulle rive dell’Aniene, già sorgeva un modesto agglomerato di
case, una sorta di villaggio. Qui attraverso la parola illuminata di un giovane
di nobile famiglia, Benedetto da Norcia, si affermò in modo preponderante la
dottrina del Cristianesimo, che da Roma si andava irradiando in tutti i
territori circostanti. Benedetto, che aveva una sorella gemella, Scolastica,
era fuggito da Roma, stanco del clima dissoluto e corrotto che si respirava in
quell’epoca di decadenza e si era rifugiato in una grotta di quel monte Talèo dove
si andavano ritirando i primi eremiti. Tra di essi vi era San Romano che
accolse il giovane desideroso di pace e di solitudine. Ben presto la fama di
santità e di saggezza di Benedetto attrasse numerosi proseliti che si dettero a
imitarlo, benché egli costituisse oggetto di invidia per qualcuno dei suoi
seguaci, che tentò persino di ucciderlo. La presenza di quel sant’uomo a
Subiaco lasciò un segno profondo che non sarebbe stato più cancellato nei
secoli. Egli rimase in meditazione per tre anni sul monte Talèo, poi con un
seguito di giovani monaci scese a Subiaco e volle dare origine a tredici
monasteri che affidò loro. Con le incursioni saracene essi furono tutti
distrutti a eccezione di quello chiamato del Sacro Speco, sorto intorno alla
grotta di San Benedetto e di quello chiamato si San Silvestro, che verrà
dedicato poi a Santa Scolastica, sorella di Benedetto. Nel corso dei secoli il
Cenobio di Santa Scolastica divenne un grandioso monastero, una vera e propria
potenza feudale agli ordini di un abate ed ebbe un peso determinante, poiché i
suoi possedimenti si estendevano per larghissimo raggio nella regione laziale.
L’abate e i suoi monaci esercitavano sulle popolazioni contemporaneamente
potere spirituale e potere temporale. Tra di essi due si distinsero per fama e
per potenza: Umberto (1051-1065) e Giovanni V (1065-1117), che si trovò a
dominare una serie di castelli e di centri abitati fra cui la stessa Subiaco.
In seguito due terribili terremoti, quello del 1298 e quello del 1348, le piene
dell’Aniene, una pestilenza nonché lo stesso intervento della Chiesa di Roma,
causato dallo scisma del monaco Pelagio, segnarono la fine del periodo di
splendore dell’Abbazia di Subiaco. Papa Callisto III volle affidarla in
commenda a personaggi al di fuori della vita dell’Abbazia. Così nel 1456 si
ebbe il primo abate commendatario nella persona del cardinale Giovanni
Torquemada, che volle redigere un nuovo statuto e imporre una nuova disciplina
a tutte le popolazioni che erano sotto il suo governo. Qualche anno più tardi,
nel 1464, venne fondata in Santa Scolastica la prima stamperia italiana, per
merito di Corrado Sweynheim e Arnoldo Pannartz, della scuola di Guttemberg a
Magonza da cui erano fuggiti a causa della guerra civile. Il secondo abate
commendatario fu il cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessndro VI, il ci
nome è ancora legato alla imponente Rocca da lui ampliata e fortificata con
un’altissima torre. Al Borgia, eletto papa, successe il cardinale Giovanni
Colonna con una lunga discendenza familiare durata per più di cento anni, che
si distinse soprattutto per i continui contrasti e gli scontri armati con i
pontefici che via via si avvicendarono in quel periodo (1492-1608). Nel 1608 la
commenda passò ai Borghese, ma dopo appena venticinque anni, passò ad Urbano
VII la consegnò ai suoi familiari, i Barberini, che la ressero fino al 1738.
Dopo questi, per volere di Clemente XII, andò al cardinale Giovanbattista
Spinola. Con Benedetto XIV venne tolto all’abate commendatario di Subiaco il
potere temporale sui beni dell’abbazia e gli fu lasciato unicamente il potere
spirituale, mentre le proprietà venivano incamerate tra i beni della Chiesa.
Questa governava attraverso due congregazioni, rispettivamente quella della
Sacra Consulta e quella del Buon Governo, che si occupavano di amministrazione
e di questioni giuridiche. Tra i commendatari che in seguito si avvicendarono
al governo dell’abbazia va ricordato Giovanni Angelo Braschi, futuro Pio VI ,
che molto operò per lo sviluppo di Subiaco. Tra le numerose migliorie apportate
al paese è da menzionare il restauro della Rocca Borgiana, l’edificazione
di nuovi palazzi, come quello del
Seminario con l’annessa Biblioteca pubblica, del Vicariato e del Governo. Fece
costruire la Chiesa di Sant’Andrea che egli stesso consacrò nel 1789.
L’invasione francese pose fine alla grande opera di ammodernamento di tutti i
campi che Pio VI aveva desiderato per Subiaco che gli aveva guadagnato la
riconoscenza della popolazione e la dedica di un grande arco di trionfo
all’ingresso della città. Il papa fu deportato e i luoghi sacri del sublacense
furono depredati e spogliati degli arredi più preziosi. Dopo aver partecipato
attivamente alla vita politica che travagliò il paese nel XIX secolo Subiaco,
dopo il 1870, venne a far parte del nuovo regno d’Italia. Le prime conseguenze
furono la disgregazione del patrimonio della Chiesa e la dispersione di alcuni
ordini religiosi con la chiusura di alcuni conventi. Furono risparmiati i
Monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica dichiarati monumenti
nazionali. Nel 1915 Benedetto XV decretò la soppressione definitiva della
figura della commenda cardinalizia e l’Abbazia Nullius ritornò agli
abati di Santa Scolastica. Nella prima metà del XX secolo la cittadina venne
via via arricchendosi di strutture che migliorarono sensibilmente il tenore di
vita dei sublacensi: fu costruito un tratto di ferrovia per collegarsi con
Mandela e con la capitale; fu impiantata una nuova centrale idroelettrica
sfruttando le acque dell’Aniene, con conseguente diffusione della illuminazione
elettrica anche nelle case private. Fu eretto un ospedale civile venne
costruito un nuovo acquedotto. La seconda guerra mondiale lasciò pesanti segni
sulla cittadina che venne duramente bombardata con danni gravi anche ai monasteri, alle
chiese e a molti monumenti, oltre a mietere numerose vittime tra la
popolazione. Al termine del conflitto tutto fu faticosamente ricostruito e
restaurato. La città si ampliò con nuovi quartieri, vennero aperte nuove strade
e tornò ad essere un polo di attrazione per il turismo religioso e per i
cultori dell’arte antica e medioevale, oltre a costituire con i suoi dintorni
un ricercato centro di vacanze in stagione estiva e invernale.
Il territorio
sublacense.
Oltre a essere meta
di turismo religioso e culturale, Subiaco è diventato, in questi ultimi decenni
crocevia di traffico durante la stagione invernale per gli appassionati
sciatori e durante la stagione estiva per gli amanti della montagna. Percorrendo
non più di una ventina di chilometri si raggiunge infatti il monte Livata (il nome gli deriva da loca nivata) un massiccio assai esteso attrezzato
modernamente con alberghi, ristoranti, negozi, complessi residenziali tanto da
essersi guadagnato il titolo di “montagna di Roma”, anche per la sua vicinanza
alla capitale. D’inverno gli sciatori possono usufruire di quattordici
chilometri di piste per discesa, collegate da sette impianti di risalita. Per
gli appassionati di fondo sono stati individuati tre anelli agonistici per un
totale di 33 chilometri. La località La Bandita è il centro turistico e
commerciale dell’intero altopiano di Livata. Da qui, in cinque chilometri, si
può raggiungere un’altra zona posta più in alto (1600 metri) denominata Campo
dell’Orso, anch’essa trasformata in questi ultimi decenni in ambito luogo di
vacanze. Proseguendo si arriva alla località detta Monna dell’Orso (1745
metri), paradiso invernale degli sciatori. La strada si allunga ancora sino
alle “Vedute”. Da qui, con un percorso pedonale si arriva alla cima del Monte
Autore (1853 metri), dalla quale si gode un panorama ineguagliabile fino alle
più lontane vallate. Subiaco e il suo territorio fanno parte del Parco naturale
dei monti Simbruini, costituito da un insieme di località di grande interesse
paesaggistico, che includono località come Jenne, Vallepietra, Camerata Nuova,
Cervara ecc., meta di escursionisti per gli appassionati di ambienti integri e
naturali.