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SHAKA ALL'INFERNO

Apocrifo dantesco relativo alla I cantica della Divina Commedia rinvenuto in palinsesto nel codice Agostiniano MV 350.

I' seguitava allora quella strada,
tra i vapori infocati de lo 'nferno,
che mena presso la morta contrada
ove si sconta lo castigo eterno.
In quella riconobbi la sembianza
d'un che avevo veduto già all'esterno:
ei sembrava serbare ancor speranza
di ritrovare alfine quella via,
perigliosa pel passo e la distanza,
che riporta tra la gente pia.
"Chi tu se' ch'aneli a tanta meta?"
diss'io a lui ed egli: "I' son Elia".
"Elia Mariano, nome da profeta,
ti conobbi" dissi "né ero sicuro
d'aver di fronte tale grande atleta
ed anco uomo d'animo sì puro
qui mescolato alla dannata frotta:
chi ti condusse a questo calle oscuro?"
Rispose: "Andavo un giorno in una grotta
e calato nel dèdalo profondo
smarrii diritta via e giusta rotta.
Vòlto caparbiamente ver lo fondo,
giunsi alla soglia d'un ferreo portone
che schiude alle plaghe d'esto mondo.
Restano meco ancor altre persone
ch'esplorano gli spechi per amore:
tra essi il grande amico mio Nerone
(ben tu sai che non è lo 'mperadore)
e Alfredo che accende le facelle,
fiamma d'acetilene che non mòre,
fino al quel dì in cui rivedrem le stelle".

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