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27/28 06 2015

 

Incontro e partenza da Roma con Gabriele ed il suo amico Fabio, un appassionato di trekking ma ignaro del fantastico mondo della speleologia. Alle 10,30 a Subiaco ci aspetta Mario Tomei, del GSCAI ed ora anche nuovo socio dello Shaka Zulu Club. Breve visita alla sede e partenza verso Arcinazzo, alla ricerca di “buchi” per il progetto “100 grotte”.

Seguendo le indicazioni indicate sulla mappa parcheggiamo davanti un abbeveratoio, da cui ancora gorgoglia acqua fresca e limpida, dove parte lungo un sentiero segnato dal CAI.

Dopo poco più di un’oretta di cammino ci ritroviamo davanti un grande agglomerato roccioso, dove due bandiere CAI indicano delle direzioni. Tra la spaccatura della roccia vicino alle radici di un albero c’è una fessura non molto grande, un’altra di massimo 30 cm è posta pochi metri più avanti sulla destra (difficile pensare di poter entrare!). Sembra fuoriuscire dell’aria, proviamo a scavare un po’ con le mani, è terreno morbido. Facciamo qualche foto e decidiamo di proseguire alla ricerca del “pozzo Mappone”.

La vegetazione non è austera, si cammina bene e fortunatamente non è nemmeno troppo caldo.

Ci sono resti di vecchi muri sparsi e si riescono a vedere ancora parti di vecchi gradoni, forse realizzati per coltivare. Ad un certo punto ci ritroviamo davanti ad un vecchio rudere, a grande sorpresa alle basi di un muro, sotto dei rami secchi posizionati probabilmente a protezione, troviamo l’atteso pozzo.

Proviamo a lanciare qualche pietra, il pozzo sembra essere abbastanza profondo, facciamo qualche foto e ci ripromettiamo di tornare per un’esplorazione accurata. Sulla cartina sono rappresentati un pozzo di almeno 20 metri molto lineare e due grandi stanze, ma non si capisce se è un pozzo naturale o scavato dall’uomo.

Si potrebbe anche pensare ad organizzare un piccolo campo, camminando a passo normale in circa un’oretta e mezza ci si arriva, il posto permette di fare belle passeggiate e ci sono varie aree dove poter campeggiare, dai prati assolati all’ombra degli alberi. Approfittiamo per fermarci a mangiare, qualche battuta, due risate e poi ci incamminiamo per tornare a Subiaco, dove Gabriele ha appuntamento con Erminio e Maurizio.

Non sempre però le cose vanno come dovrebbero, per parlare percorriamo un percorso alternativo un po’ più lungo... sia chiaro: non ci siamo persi, ma per fortuna il forte senso dell’orientamento di Mario! fosse stato per me forse staremmo ancora vagando per i monti ;-) Arrivati a Subiaco Erminio e Nerone già si sono avviati alla grotta dell’Inferniglio. Il tempo di un caffè e li raggiungiamo.

Mettiamo le mute... un caldo!!!!

Io e Mario entriamo con Fabio, entusiasta da un lato ed un po’ spaventato dall’altra, mentre Gabriele resta ad aspettare Maurizio ed Antonella.

Salito il primo tratto con l’aiuto delle corde, la roccia è bagnata e scivolosa, io mi butto nel primo laghetto, mentre Mario spiega a Fabio come muoversi lungo le pedane ed aiutandosi con le corde in traverso, messe in precedenza da Nerone e Valerio.

È la prima volta che entro, non c’è molta acqua ma la grotta è fantastica, ricca di concrezioni e nemmeno troppo fredda.

Arriviamo fino al secondo laghetto, mi lasciano un po’ nuotare, ovvero giocare in acqua, e poi usciamo.

Io, Gabriele, Maurizio, Fabio, Maurizio ed Antonella ci ritroviamo fuori alle panchine, ci cambiamo e restiamo un po’ a parlare, in sottofondo anche un concerto dal vivo di fisarmonica e canti popolari. Un gruppo di ragazzi canta sorseggiando vino in attesa che il pesce alla brace si cuoce. Quell’odorino ha risvegliato in noi l’appetito, tutti d’accordo con la scelta andiamo a cena al ristorante da Valerio. Inutile commentare l’assaggio di primi fatti in casa dalla mamma... semplicemente deliziosi!

A fine serata, con Gabriele e Fabio, invece di tornare a Roma restiamo a dormire da Mario. Il semplice trekking del Sabato mattina si è trasformato in un fine settimana di sorprese, accompagnate oltre che da buona compagnia da ottime mangiate!

Domenica mattina... sveglia e appuntamento alle 10,30 a Monte Livata con Maurizio ed Antonella. Ci accolgono con un ottimo caffè, poi camminata nella faggeta per curiosare in un buco che lo scorso anno Maurizio ha individuato durante una passeggiata. Non so se più da speleologo o da bambino curioso, nel tempo lo ha osservato e un po’ stuzzicato, oggi per la prima volta ci si è calato dentro. Ha subito un primo incontro con una dolicopode. Come immaginava è profondo, sono circa 10 metri, dopo i primi 3-4 metri c’è un terrazzino e poi continua fino ad arrivare ad un tappo di terra. Non sente un flusso di aria ma si ritrova in una stanza con delle concrezioni che reputa interessanti.

Gabriele e Mario valutano rischioso farmi entrare, l’ingresso ha vari spuntoni e non è certo che Maurizio abbia rimosso tutte le pietre pericolanti mentre scendeva, così aspettiamo che esce. È necessario che Mario gli dia una mano, e dopo qualche sforzetto anche Lui torna tra noi. Ci guarda e battezza il buco: il Pozzo della Doli.

Disegnato sulla roccia il simbolo dello Shaka Zulu e scritto 2014, torniamo a casa di Maurizio ed Antonella, dove abbiamo festeggiato con un buon vino rosso e carne alla brace. Ogni scusa è buona per brindare in compagnia!

Per concludere in bellezza alle tre, Mario ha dato appuntamento a delle persone a Livata, ultima passeggiata della giornata, direzione le “vedute” dei Monti Simbruini. Che dire.... Non potevo immaginare scenario migliore, molto interessante anche la descrizione fatta da Mario, dai monti alla flora.

Alla fine delle due giornate possiamo considerare di aver trovato anche un nuovo compagno di speleo-avventure. Fabio, all’inizio un po’ incredulo e forse anche spaventato (basta mettere a confronto le sue foto in entrata ed uscita dall’Inferniglio!), ora molto incuriosito da quello che può nascondere il sottosuolo.

Dimenticavo... “le cose improvvisate sono sempre le migliori!!!! Non ci si aspetta nulla e quindi tutto quello che avviene si apprezza il doppio” ;-)

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