AbNessuno


RILIEVO

 

 Nascosto in un bosco di grandi faggi, lontano da luoghi abitualmente frequentati dall'uomo, un cercatore di funghi nota, in un imprecisato giorno del 1994, un nuovo sprofondamento. Tra decine di doline e dolinette che si trovano nei dintorni per un'area di svariati chilometri quadrati, chi mai andrebbe a cercare proprio lì, sul fianco di un anonimo e insignificante montarozzetto? E chi mai si sognerebbe una grotta profonda oltre duecento metri, consistente in un meandro largo tra i 20 centimetri e i 2 metri, alto tra i 15 e i 70, impostato su numerose fratture e forse anche su più faglie? Nessuno!
Ma non è questo il motivo per cui si è dato tale nome alla grotta: più semplicemente, nelle vicinanze (ma non troppo), esiste una cavità chiamata "Itaca", come la patria di "Ulisse-Nessuno", noto personaggio dell’Odissea. E’ poco probabile che le due grotte si congiungano, ma, se mai dovesse accadere, sarebbe sicuramente dopo numerose peripezie. Prima di iniziare la descrizione dell’abisso è bene premettere che, data la sua particolare morfologia, non esistono pozzi nell’accezione normale del termine. Useremo quindi la parola "pozzo" per indicare i luoghi dove si scende, con l’ausilio della corda, per guadagnare profondità Per contraddire subito quanto appena detto sopra, dobbiamo precisare che esistono diverse eccezioni che comunque saranno segnalate nel procedere della descrizione. La prima di queste è il pozzo di ingresso, profondo 10 metri (P10), con una sezione vagamente ellittica lunga non più di due metri, impostato su una frattura verticale orientata a NW.
Si atterra su una cresta di fango. Nella china meno scoscesa si apre un buco profondo 4 metri che conduce in un meandrino che chiude dopo pochi metri. Dopo un saliscendi lo stesso meandrino sbuca nella parte bassa della sala, raggiungibile scendendo il pendio di fango più scosceso.
Per proseguire bisogna ora superare una zona interessata da notevoli fenomeni di crollo, con massi dell’ordine di qualche metro cubo, che hanno alterato la forma originaria della cavità. Si segue dunque la parete destra e, superata una strettoia tra i massi, si sbuca in un meandro alto almeno 15 metri e largo 40/60 centimetri. Sono possibili altre strade per superare la zona di frana, tuttavia la suddetta è la più breve e sicura. Si scendono, con corda, 7 metri per avvicinarsi alla base del meandro, non percorribile perchè molto stretta ed intasata da clasti. Si cammina dunque in contrasto per circa 12 metri fino a raggiungere la zona denominata "Il Bicchiere". Qui originariamente il meandro si sdoppiava per pochi metri e, in corrispondenza al ricongiungimento, retroverteva di quasi 180 gradi. L’assottigliamento della parete divisoria ha provocato il crollo della stessa nella parte superiore: quello che oggi rimane ricorda vagamente una vasca concrezionale da cui il nome "Il Bicchiere".Se si rimane in quota il meandro prosegue, anche se stretto, fino al punto in cui si vedono sotto i piedi le luci delle persone in cima al P28. Per raggiungere questo pozzo però si deve tornare al "Bicchiere" e scendere 8 metri con la corda. Nella discesa si incontrano i primi due "livelli" caratteristici del meandro: questi consistono in un pavimento in genere liscio, inclinato nel verso contrario a quello in cui attualmente l’acqua scorre nella grotta, e percorso al centro da una fessura larga pochi centimetri che tende ad ampliarsi.
Nella parte bassa (ossia nell’a monte della grotta) il pavimento termina con una pozza d’acqua, nella parte alta scompare più o meno improvvisamente. Seguiamo dunque il secondo livello che dopo alcuni passaggi stretti e scomodi (nei punti in cui il pavimento a tratti scompare, la fessura sotto di noi non è larga ma nemmeno troppo stretta, oltretutto il meandro pochi metri sotto scampana, quindi occhio!) conduce alla partenza del P28.
Continuando a traversare (il meandro si allarga e si può procedere in piedi, la fessura beante è riempita da concrezionamento), dopo una ventina di metri in leggera salita si raggiunge la partenza del P34, dove il pavimento scompare bruscamente. Questi due "pozzi" sono lo stesso meandro sceso in posti differenti. Bisogna notare tuttavia che la partenza del P34 ricorda vagamente un fusoide (il motivo potrebbe essere un arrivo d’acqua dall’alto della fessura generatrice). E’ stata inoltre effettuata una traversata sulla partenza del pozzo in questione e si è visto che al di là le pareti stringono. La base in comune ai P34/P28 è costituita da un "livello" largo quasi 2 metri e lungo più di 20. Si prosegue percorrendo questo pavimento interrotto da un paio di saltini finché in corrispondenza di un allargamento (4 metri) la volta si abbassa bruscamente, il meandro torna a stringersi ed il pavimento scompare.
Si scende un saltino e si giunge ad un bivio a Y: un analogo meandro fangosissimo arriva da destra. La roccia qui cambia assumendo un aspetto notevolmente cataclasato. Quando la fessura tra i piedi torna ad allargarsi, si scendono 5 metri con la corda (per chi ama i passaggi in roccia c’è invece una splendida lama con tanti gradini fatti quasi apposta) e si atterra sull’ennesimo "pavimento-livello". Seguendolo in discesa si arriva, guarda caso, ad un altro bivio a Y: i due rami larghi oltre un metro, che scendono con una pendenza di 30 gradi, terminano con una pozza d’acqua. L’acqua si infila, incurante degli speleologi, nella stretta fessura beante e noi … siamo costretti a tornare al punto di partenza. Pochi metri più a Ovest però il pavimento scompare e si apre la partenza del P58. Questo complesso pozzo, incontro di numerose fessure, sembra essersi sviluppato principalmente lungo una frattura orientata a SW. Nell’estremità NE, 15 metri sotto la partenza, si incontra un "livello" che termina con un bivio (a Y!): in corrispondenza di questo l’acqua raccolta dai due meandri si getta in un vero pozzo parallelo, separato dal P58 da una sella di roccia, aprentesi una decina di metri sotto il "livello" in questione.
La base del P58 è costituita da uno spesso riempimento di clasti di tutte le dimensioni, cementati tra loro da fango e concrezione. La grotta prosegue con un meandro largo circa 50 centimetri e impostato su una frattura orientata a Nord: lo percorriamo in contrasto a metà altezza fino ad uno slargo dove si scendono 15 metri con la corda (Pozzo del tronchetto). Se invece di scendere effettuiamo una traversata al limite della spaccata, troviamo un bel "pavimento-livello" liscio che si interrompe dopo pochi metri per un cambiamento della roccia che diventa notevolmente cataclasata. Risalita la fessura per un paio di metri si entra nel "Ramo dei Pipistrelli", un meandro stretto, tortuoso e costellato di cacchette del simpatico cavernicolo. Dopo una ventina di metri si scende un salto di circa dieci metri per trovarsi in una grande sala di crollo. Il meandro prosegue retrovertendo, stretto e fangoso fino ad un successivo salto di una decina di metri: dalla base di questo parte un pozzo profondo il doppio che termina con una fessura stretta.
Tornati al "Pozzo del Tronchetto", alla sua base troviamo il solito "livello" che risale deciso facendo perdere gran parte dei 15 metri scesi. Un by-pass ed un saltino conducono sull’ennesimo "livello" che corre parallelo al precedente. Infilandosi nella fessura subito sotto il saltino si scende un ampio P30.
Da qui la strada è rapida e facile: anche alla base del P30 troviamo un livello, ma la fessura che si apre nel pavimento è ora larga minimo 50 centimetri. Seguendola scendiamo due P5 ed un P22. Salvo un paio di restringimenti ora il meandro consiste in una forra pianeggiante larga mediamente 5 metri e alta forse più di 60. Si risale una frana mentre le pareti del meandro si avvicinano e la volta si abbassa bruscamente. Sceso un P12, dalla partenza molto stretta, si atterra in una sala da cui diparte un meandro largo ma molto fangoso. Quando il fango finisce le pareti si avvicinano creando una strettoia lunga una decina di metri. Al di là si trova una saletta e poi nuovamente una strettoia sempre in fessura. La profondità raggiunta è di circa 230 metri.

La "Maga Circe" ci ha catturati! Per quanti anni? Se dipenderà solo da noi, "Nessuno" vincerà; se no, addio "Odissea" nel cuore dei Monti Simbruini. La Maga Circe, per ora e Nessuno sa per quanto ancora, tiene prigioniero il nostro Abisso.
 

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