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Relazione uscita Shaka Zulu Monti Simbruini, loc. Fondi di Jenne 17/04/2016.
Il trio Gabriele, Maurizio, Marione si dà appuntamento al solito bar di Monte Livata. 
Non c’è nulla da fare il ritardo  di Gabriele e Marione ormai è un dato di fatto. 
Lo scopo della giornata dopo il solito caffè venduto a peso d’oro è scavare, scavare, scavare e scendere Pozzo Saverio  (30 m. circa ) per vedere se l’acqua nel tempo ha creato altre vie, non pervenute dall’ultima discesa datata circa 15 anni fa.
Parcheggiamo le auto vicino Creta Rossa e poi imbocchiamo il sentiero 682, ma noi non siamo da sentiero, vogliamo vedere se ci sono altri buchi nella zona. Eeee lo troviamo.  Dalla voce di Remo  ( bucoooo ) ci avviciniamo e vediamo un foro piccolo ma promettente. Non possiamo fare altrimenti. Scaviamo e vediamo se si apre. A turno ci prodighiamo. A Marione i sassi più grandi a noi la restante parte. In 30 min. scendiamo di circa due metri. Sotto c’è il vuoto. Si sente. Non abbiamo attrezzatura adeguata. Decidiamo di soprassedere. Copriamo la piccola voragine con dei rami e con la mano sul petto promettiamo solennemente di tornare per completare l’opera.  Ci dirigiamo verso Pozzo Saverio. Marione lo vede sulla nostra sinistra, arriviamo all’imbocco. Che bel pozzone, altro che 10 metri. Una voragine con un diametro di apertura di circa sette metri si apre sul versante sud – ovest di un rilevo alla quota di 1430 m. slm. Scende in verticale di circa 15 metri e poi su una ripida frana per altrettanti 15 metri. Abbiamo una corda di 40 metri per fortuna. Usiamo come armo naturale una ceppaia di faggio di circa  70 anni. Solida sicura armiamo. Maurizio scende per primo. Arriva lentamente al fondo presunto, lo vediamo piccolo piccolo. Poi scende Gabriele ed infine anche Marione, dopo il responso positivo del cardiologo, si fa coraggio e scende. 
Che spettacolo, sembra di stare in un piccolo ombelico del mondo. Dalla base del pozzo il fascino del buco di luce sopra di noi.
Alla fine una zona di frana molto instabile ci suggerisce di ritornare in superficie, ma………… c’è un buco e gira. Non abbiamo appigli per armare, ma soprattutto non abbiamo altre corde.  Marione allora si offre come armo umano, fa un con gli otto metri della corda da 40 avanzati e lo assicura al suo rinvio. Gabriele scende per altri 6 metri circa dentro una strettoia che continua in direzione nord – ovest. Si sente poca aria ma FRANA.  Lasciamo stare. Risaliamo e andiamo a cercare altri buchi e vediamo se a distanza di anni  qualche cosa è cambiato. Durante il percorso di ritorno li troviamo quasi tutti (pozzo j11-pasqualitti e pozzo est) La prossima volta si scava Piccola Creta e il nuovo buco del trio J12. 
Bellissima, bellissima giornata. Proficua ed estremamente rilassante e mooolto speleologica

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