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20/11/2016 Grotta Delli Rusciu - Monte Livata
Partecipanti:
Gabriele Catoni (Shaka Zulu)
Maurizio Tandari (Shaka Zulu)
Giuseppe Bosso (Gruppo Speleologico Ruvese)
Partiamo da Roma io (Giuseppe) e Gabriele alle ore 9, l'obiettivo non è ancora certo, decideremo poi, intanto contattiamo Maurizio che ci dice che anche lui è in partenza da Roma. Ci incontreremo al parcheggio sul monte Livata. 
Solito tragitto, autostrada, chiacchiere, "Ecco l'acquedotto!", casello di uscita, Subiaco, "Ma quello dietro di noi non è Maurizio? Sì è lui!".
Ci fermiamo poco prima dell'inizio dei tornanti, e dopo i saluti di rito ne approfitto per montare la videocamera all'esterno della macchina e fare qualche ripresa dei tornanti.
Arriviamo in cima e davanti ad un bel caffè decidiamo cosa fare, le alternative sono: continuare gli scavi al buco vicino l'osservatorio oppure tentare di ritrovare la Grotta Delli Rusciu per verificarne lo stato nella speranza che si sia liberata qualche via laterale. Optiamo per cominciare con la seconda.
Io e Gabriele ci avviamo, mentre Maurizio ci raggiungerà poco dopo. Cominciamo quindi a perlustrare la zona alla ricerca della grotta: si apre nel terreno dietro un albero e l'ingresso è coperto da rami per sicurezza. L'ultima volta non è stata trovata. 
Dopo un po' Gabriele la trova, l'ingresso è ben nascosto dai rami e quasi completamente ricoperto di foglie. In quella zona quasi tutti gli alberi hanno rami ammucchiati dall'acqua alla base. Ecco il motivo per cui la volta precedente non è stato individuato!
Proseguiamo la passeggiata e prima di tornare alla macchina ripassiamo dall'ingresso per fotografare mentalmente la posizione: ci sono tre alberi vicini, quello centrale ha una evidente striscia bianca alla base e dietro di esso c'è l'ingresso; poco distante una piccola parete di roccia affiorante. Va bene possiamo andare.
Intanto ci raggiunge Maurizio e cominciamo la vestizione. Alle 12.45 siamo pronti per la grotta!
Arrivati in mezzo al bosco individuiamo delle rocce, le seguiamo e controlliamo tutti gli alberi, ma dell'ingresso nessuna traccia. Tutti e tre analizziamo ogni centimetro di quel pendio, la grotta trovata con così tanta facilità poco prima ora era scomparsa!
C'è qualcosa di strano, quella porzione di bosco era familiare ma non era quella cercata, così mi sposto sul versante adiacente. Eccola, quella è la paretina giusta! Ora devo solo trovare l'albero giusto! Salgo qualche metro più su e dopo un rapido sguardo vedo, inconfondibile, l'albero con la striscia bianca. Mi avvicino per essere sicuro che sia proprio lui, e appena ne ho la certezza chiamo gli altri.
Alle 13.30, siamo finalmente davanti alla grotta.
Mentre Maurizio lascia dei pezzi di nastro bianco e rosso sui rami dell'albero adiacente per rendere più facile il ritrovamento della grotta per le prossime volte, io e Gabriele sgomberiamo l'ingresso dai rami e dalle foglie e attrezziamo l'armo iniziale. Gabriele e Maurizio che conoscono già la grotta mi concedono il privilegio di scendere per primo.
L'ingresso è un pozzetto di circa tre metri, stretto ma agevole, dalle pareti molto friabili e delicate (note tra gli speleo come "roccia di merda"). Termina su uno scivolo di terreno, bagnato dalle recenti piogge, il quale dopo pochi metri conduce, passando per un breve laminatoio molto concrezionato, alla saletta principale. La parte più lontana, verso il fondo, è quella maggiormente concrezionata: libero dal terreno, il pavimento è un agglomerato di pezzi di roccia concrezionati tra loro mentre il soffitto, in questo punto, presenta delle vele, qualche cannula, piccole stalattiti e alcune colate. Sul lato sinistro una piccola strettoia che sembra chiudere dopo solo un metro, mentre sulla destra una finestrella ad altezza uomo apre su un altro piccolo ambiente dal quale si sente un incessante e frequente stillicidio. Dovrebbe già essere stata esplorata, ma andiamo ugualmente a darci un'occhiata. Recuperiamo un'altra corda in quanto quella utilizzata non è sufficientemente lunga per proseguire e sfruttando una clessidra realizziamo un armo naturale. Nel frattempo Maurizio scatta foto per documentare gli scorci più belli della grotta ed i momenti salienti di questa uscita.
Passando dalla finestrella si entra in una fessura stretta e lunga un paio di metri al termine della quale c'è un camino che stringe, dall'alto percola l'acqua che sentivamo. Subito sotto la finestrella, invece, un saltino di un paio di metri termina su uno scivolo di crollo. Mentre la parete sinistra è ben levigata e solida, quella destra è molto frammentata. Tentare di lavorarci sarà scomodo e un po' pericoloso.
A questo punto possiamo considerare concluso il sopralluogo e procediamo verso l'uscita, prima Maurizio, poi Gabriele ed infine io.
Raccolta tutta l'attrezzatura e sistemate le corde torniamo alle auto. Sono le 15.30, è il momento di rifocillarci un po' prima ti tornare a casa.

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