JuCunnuttigliu


 

 

RILIEVO

 

L'ingresso si trova subito più a valle di un simbolo di sorgente non perenne, che appare sia sulla vecchia che sulla nuova edizione della tavoletta IGM 1:25'000; sulla destra di una stradina privata che conduce ad una casa sottostante si trova una vasca piena d'acqua, di 3x7m circa, alimentata dal condotto, tramite un piccolo salto. La cavità è stata catastata col numero CA128LaRM; la posizione è:

Speleometria: sviluppo = 44m; dislivello = +1m; superficie = 25mq; volume = 35mc 

Rinvenimento: Shaka Zulu Club - 1990. Esplorazione e rilievo: 28.12.1997 - E. Mariano, L. Pomponi, A. Felici.

Il condotto è costituito da un cunicolo molto stretto (<45cm) e basso (ca. 1,2m) che si dirige, quasi rettilineo, verso WNW. Nei primi 15m ca. è rivestito di muratura in modo simile a Ju Cunnuttu (impasto di ciotoli e frammenti di roccia locale legati con abbondante calce) ma la volta è costituita da pietre di maggiori dimensioni; più avanti è scavato nella breccia, senza rivestimento, e la parte inferiore è incisa nell'arenaria miocenica, che affiora anche all'ingresso.

Dopo 8m il cunicolo piega leggermente a sinistra; il pavimento si rialza bruscamente a scivolo a 14,2m dall'ingresso, riducendo l'altezza libera a soli 75cm; più avanti dalla parete destra sporgono grossi clasti inclusi nella breccia, che riducono localmente la larghezza a 25cm. Alla progressiva 25,2m il cunicolo si allarga ed innalza per franosità della roccia; a 30m si incontra sulla sinistra una diramazione, che in parte ritorna, verso l'uscita termina abortita dopo qualche metro e in parte converge nel cunicolo poco più avanti. Alla progressiva 34m il pavimento comincia ad essere intasato da detriti: l'acqua vi scorre sotto; 2m oltre si sbocca in una saletta di frana, del diametro di ca. 3m, alta 1,50m sopra il cumulo detritico. Alla progressiva 38m si ritrova il cunicolo originario intatto che però, per effetto dell'accumulo di detriti nella saletta, resta allagato fino a meno di 30cm dalla volta, proseguendo impercorribile.
A 31m dall'ingresso è stata notata la presenza di una nicchia lucernaria sulla parete sinistra.
Ipotesi sulla natura e origine del manufatto: analogamente alla CA123LaRM, il condotto non sembra molto antico; tecnica di scavo ed opere murarie sono analoghe; anche in questo caso esso può essere classificato come captazione di una vena sotterranea scorrente al contatto con la sottostante roccia impermeabile ma, in entrambe i casi, non è stato possibile raggiungere l'area di captazione vera e propria. 
Conclusioni

I manufatti, oggetto del presente studio, dimostrano come anche all'interno della dorsale appenninica, là dove la carenza di acque superficiali ha indotto alla ricerca di vene sotterranee, si sia diffusa la tecnica di captazione derivata da quella antica dei qanat, che appare applicata se la situazione geologico-petrografica favorisce la presenza di falde sospese e consente un non troppo oneroso scavo dei cunicoli. Resta purtroppo irrisolto il problema della datazione della realizzazione originaria di questi condotti, che potrebbe essere anche alquanto anteriore all'epoca di costruzione delle murature di contenimento oggi osservabili. Gli scriventi si ripromettono di continuare le investigazioni, nella speranza di individuare altri manufatti che consentano di meglio definire il quadro storico di tali opere idrauliche. 
Bibliografia

Giulio CAPPA e Alberta FELICI, (1998), Acquedotti romani, cisterne, cavità artificiali e naturali nella rupe di S. Cosimato a Vicovaro, Atti e Memorie della Soc. Tiburt. di Storia e d'Arte, LXXXI, Tivoli, pp. 76
Alfonso Vittorio DAMIANI & al., (1997/1998), Carta Geologica d'Italia Foglio 379 Subiaco
(1:50'000) con Note illustrative, Istit. Poligrafico dello Stato, Roma



 

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